La stella Gaga illumina Venezia 75

A Star is born di Bradley Cooper celebra il talento di Lady Gaga mentre i fratelli Coen presentano un western ad episodi con un cast di altissimo livello. Il cinema francese propone un film di Assays che contrappone un passato "cartaceo" ad un presente fatto di algoritmi e rapporti virtuali

Terzo giorno del Festival del Cinema di Venezia: Bradley Cooper e Lady Gaga in conferenza stampa

LIDO DI VENEZIA- Oggi a Venezia 75 è decisamente il giorno di Bradley Cooper, regista del film dalle sonorità country A Star is Born (opera fuori concorso). La stella in questione è Stefani Angelina Germanotta alias Lady Gaga che ripropone un ruolo che fu di Barbra Streisand nel 1976. L’opera è il terzo remake di una storia che, a quanto pare è sempre attuale: il primo film risale addirittura al 1937 ed è stato girato da William Wellmann, il secondo del 1954 firmato da Cukor vede protagonista July Garland, il terzo del 1976, diretto da Frank Piersonsi con la Streisand e Kris Kristofferson. Cooper si ispira essenzialmente a quest’ultima versione con Lady Gaga che ricalca il personaggio iconico della Streisand. La storia è sempre attuale: racconta il sogno di una ragazza che non è ancora consapevole del proprio potenziale fino a che incontra l’amore della sua vita, bello, fascinoso e famoso ma pieno di contrasti che la aiuta a diventare una stella, salvo poi sentirsi oscurato da quella stessa luce che lui stesso ha portato fuori dalla “zona d’ombra”. Dall’incontro di due anime affini, dal comune destino di sofferenza e fragilità nasce un connubio artistico e sentimentale sotto le luci della ribalta e nell’oscurità dei propri abissi personali.

In conferenza Bradley Cooper e Lady Gaga appaiano molto affiatati; entrambi parlano del feeling speciale, della “chimica” che si è instaurata subito tra loro due, sin dal loro primo incontro. La prima cosa che Cooper ha chiesto a Gaga durante il provino è stata quella di mostrarsi “senza maschere”, al naturale per essere semplicemente se stessa e coglierne la vera essenza. Lady Gaga con i suoi lineamenti irregolari, il suo carisma, la sua personalità da “outsider” è sicuramente la degna erede della Streisand.

Il film si avvale, oltre che di un’ottima interpretazione degli attori, di una colonna sonora degna di nota. Di sicuro il brano Shallow non lascerà indifferente l’Academy. Cooper ha scommesso su Lady Gaga: «A volte basta una sola persona che creda in te…»- dice il regista/attore riferendosi alla protagonista del film ma anche alla stessa cantante che ha faticato molto per farsi accettare dallo star system, a causa della sua bellezza fuori canone. «Quando lei iniziava a cantare, la temperatura sul set cambiava» – continua Cooper, totalmente conquistato dalla voce paradisiaca di Lady Gaga. Le performances dell’artista nel film sono assolutamente impeccabili ma anche Bradley Cooper si rivela un vero “animale da palcoscenico” con una voce che stupirà il pubblico. La popstar simpaticamente definisce Cooper “un ninja” per la sua abilità di saper gestire il set e le riprese in maniera scrupolosa e attenta. Quindi, come lo stesso titolo del film suggerisce, “è nata una stella” nel firmamento dei registi contemporanei? Credo di poterlo dire senza ombra di dubbio dato che Bradley Cooper, con questa sua opera prima, ha incantato tutti, dosando bene melò e canzoni di grande impatto.

Dalle avventure country alle storie di confine: in concorso tornano al Lido i fratelli Coen con un western ad episodi dal titolo The Ballad of Buster Eggs; l’opera prodotta da Netflix è stato girato in Messico e Nebraska. Un lungometraggio antologico con personaggi specifici (il cowboy, il cercatore d’oro, una fanciulla in viaggio…) ispirato a Boccaccio’70 della durata di 132 minuti in cui si alternano storie diverse. Il cast vale da solo la visione del film: da James Franco a Tim Blake Nelson, Liam Neeson e Tom Waits. Il western è un genere già ampiamente esplorato dai registi, basti ricordare Il grinta e Non è un paese per vecchi. I registi stessi dichiarano apertamente il loro amore per il West e per i film ad episodi, in particolare quelli italiani degli anni Sessanta. “È da 25 anni che scrivevamo questi racconti, ora abbiamo deciso finalmente di metterli insieme. Sicuramente ci siamo ispirati agli spaghetti western, Sergio Leone in primis, da ragazzi è stato uno dei registi che abbiamo ammirato, così come alcuni lavori televisivi degli Anni 60 e 70” – affermano Joel ed Ethan Coen.

Il cinema francese propone Double vies di Olivier Assays con Guillame Canet e Juliette Binoche. Due traiettorie, due vite diverse, la storia di due coppie che si intrecciano. Ma “le doppie vite” del titolo fanno riferimento anche a due mondi contrapposti, uno “vecchio” fatto di carta stampata e libri, l’altro contemporaneo, più virtuale, digitale, più social e paradossalmente più solitario.

Il regista d’Oltralpe prende atto del cambiamento in atto nel mondo della comunicazione e dei rapporti interpersonale: “La digitalizzazione del nostro mondo e la sua riduzione ad algoritmi è il vettore moderno di un cambiamento che ci confonde e ci travolge inesorabilmente; il suo, dunque, non è uno sguardo nostalgico, piuttosto la constatazione che siamo in un flusso continuo e possiamo solo limitarci ad osservare il tempo che cambia, e forse, prefigurarci il miglior futuro possibile.