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Cultura

“Storia di Ena”, l’attrice Lucia Paolozzi colpisce al cuore gli studenti jesini

Lo spettacolo dell’Atgtp incanta gli studenti jesini delle scuole medie e superiori. Migrazioni e integrazione al centro dello spettacolo

Lucia Paolozzi in scena

JESI – Migrazioni e integrazione al centro del nuovo spettacolo dell’Atgtp, “Storia di Ena”, di e con Lucia Palozzi per la regia di Gianfrancesco Mattioni. Al teatro Moriconi di Jesi hanno partecipato centinaia di studenti delle diverse scuole jesine, tra istituti superiori e scuole medie. In scena la storia di un giovanissimo migrante afghano, Enaiatollah; una storia a lieto fine, che coinvolge e impressiona lo spettatore, una riflessione sul rapporto con lo “straniero”, un altro punto di vista da cui guardare noi stessi, le nostre convinzioni, abitudini e stili di vita.

Incollati alle poltrone gli studenti hanno assistito all’incredibile vita di un ragazzino della loro età, protagonista di una migrazione lunghissima tra diversi paesi, che ha visto scene orribili, abbandonato dalla famiglia che non poteva permettersi un viaggio e che ha voluto offrire a lui un futuro migliore, lontano dalla guerra. Ena ha superato prove che i nostri ragazzi possono solo immaginare. La fortuna di essere nati altrove, questo è emerso nel dibattito successivo allo spettacolo. I ragazzi hanno raccontato il loro punto di vista su un argomento, quello delle migrazioni, che hanno definito “grande” e “importante”.

“Dobbiamo insegnare ai nostri figli che non devono ragionare come i nostri genitori” perché, hanno detto nel dibattito, sono i grandi che vanno educati. Una storia che ha sviscerato tanto, che ha colpito dritto al cuore. Lo spettacolo, andato in scena dal 10 al 12 gennaio con quattro repliche, è stratto dal romanzo “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda, ed è la storia vera del viaggio di un giovanissimo ragazzo afghano dalla sua terra di origine fino alle coste dell’Italia.

I ragazzi si trovano di fronte alla vicenda di un loro coetaneo in cui riescono con facilità ad immedesimarsi, accrescendo il potenziale di comprensione empatica dell’esperienza narrata, in sé molto dura, a tratti cruda, sicuramente di forte impatto emotivo. «Lo spettacolo si inserisce in un ampio progetto sull’apprendimento del fenomeno migratorio – il commento delle insegnanti della scuola Federico II -. I ragazzi sono stati molto coinvolti da questa storia, la sentono vicina. Nella nostra scuola ci sono molti stranieri che per noi sono una ricchezza. Lo scopo di questo progetto è formare adulti capaci di comprendere questo fenomeno così ampio e complesso». Lo spettacolo sarà in replica sabato 4 marzo (ore 21.15) ad Arcevia nell’ambito della prima stagione di prosa del teatro Misa che riapre dopo il recente restauro.