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Cultura

Velia Papa, Marche Teatro: 2020, bilancio ok e tenuta occupazionale

L'analisi di un anno di attività: si è lavorato molto nonostante l'emergenza Covid. I progetti del 2021 e l'impegno per Ancona Capitale italiana della Cultura 2022

Velia Papa

ANCONA – Il 2020 messo alle spalle, bilancio ok e tenuta occupazionale per Marche Teatro, Teatro di Rilevante Interesse Culturale che ha sede presso il Teatro delle Muse di Ancona. Un anno impegnativo, un annus horribilis di certo, in cui l’attività teatrale al pubblico è stata sospesa più volte (dal 26 febbraio al 15 giugno, e poi ancora da ottobre ad oggi), e le produzioni in tournée si sono dovute fermare a causa dell’emergenza Covid, ma una gestione creativa e determinata ha contribuito ad arginare i danni e a creare la base per una ripartenza che – ci auguriamo tutti – si spera arrivi il prima possibile.

Eccoli dunque i numeri: nel 2020 sono state 368 le giornate di apertura delle sale, 138 le recite di produzione e coproduzione che hanno totalizzato 21.247 presenze paganti, mentre le recite effettuate dalle compagnie ospitate nei propri teatri sono state 57 portando ad un totale di 195 recite realizzate. I lavoratori impiegati sono stati 174 (-7% rispetto al 2019), le giornate lavorative effettuate sono state 14.585 (-23%.) Sono stati cancellati 109 spettacoli programmati nelle tournée nazionali e straniere, e si è registrato un meno 63% degli incassi da recite di produzione.
Il Bilancio 2020 si è chiuso in pareggio, come sempre dal 2014 – anno della nascita dell’ente teatrale – ad oggi. Si è poi continuato a produrre e a impegnare artisti e maestranze tecniche, con iniziative e spettacoli anche molto innovativi, dai “Consulti poetici” al telefono, agli attori nelle teche di cristallo andati in scena nel piazzale delle Muse il 15 giugno in una nuova produzione firmata da Marco Baliani, alle produzioni appositamente realizzate per la diretta streaming o per la tv, tra cui a cavallo d’anno 2020-2021 “La scuola delle mogli” di Molière che sabato 27 febbraio andrà in onda in prima serata su Rai 5 con la regia di Arturo Cirillo. E’ nato, sotto le feste, anche un negozio dentro il Teatro delle Muse, il “Muse Shop”, con le creazioni di alto artigianato di sarte, scenografi, decoratori, macchinisti ed elettricisti che lavorano qui. Ci sono state formazione e progettazione, manutenzione e ancora tante prove di produzioni teatrali nuove e vecchie (in attesa della riapertura dei palcoscenici), insomma – dicono dietro le quinte – «qui non siamo stati mai fermi».

Il Teatro delle Muse di Ancona nel giugno 2020 in occasione della prima dello spettacolo “L’attore nella casa di cristallo”, foto di Alessandro Cecchi

A tenere le redini di questa difficile alchimia è Velia Papa, direttore di Marche Teatro, che abbiamo intervistato in questi primi giorni del 2021. Giorni forse ancora più complicati del passato, tra i vari rossi, gialli e arancioni che aprono a singhiozzo bar, ristoranti, esercizi commerciali e scuole ma non concedono ancora spiragli alla ripresa dello spettacolo dal vivo in presenza di pubblico.

Che anno è stato per Marche Teatro il 2020 che ci lasciamo alle spalle?
«Quando c’è stato il primo lockdown eravamo un po’ disorientati, ma abbiamo pensato immediatamente di reagire ad una situazione di estrema difficoltà, continuando a lavorare in tutti i modi, anche a Teatro stra-chiuso. Infatti sono nati dei progetti specifici, di cui vado molto orgogliosa, per originalità dei contenuti e successo di pubblico. In Consulti poetici telefonici abbiamo messo a disposizione del pubblico, telefonicamente, alcuni dei nostri attori: gli utenti su prenotazione – e sono stati moltissimi!- chiamavano, scegliendo l’artista, e con loro instauravano delle conversazioni su base poetica, partendo dalla lettura di brani a menù. Nel periodo peggiore del lock-down, quando non potevamo neanche raggiungere gli uffici, abbiamo dato vita ad un altro progetto, L’attore nella casa di cristallo che è stato provato interamente online e che poi ha debuttato sulla piazza del Teatro delle Muse il giorno stesso in cui il DPCM ci consentiva di aprire, quindi il 15 giugno. Su questa esperienza, molto singolare, guidata da Marco Baliani, abbiamo pubblicato un libro ora in distribuzione. Sempre con l’obiettivo di non fermarci, anche e soprattutto per garantire lavoro agli artisti e ai tecnici, abbiamo ripreso a fare produzioni, a porte chiuse, in attesa della ripartenza. In estate c’è stata una timida riapertura, in questo periodo abbiamo messo in scena con la Fondazione Teatro delle Muse il festival lirico Kammeroper all’aperto presso la Mole Vanvitelliana. Inoltre, con la compagnia Carrozzeria Orfeo Marche Teatro ha prodotto in luglio il nuovo spettacolo Miracoli Metropolitani scritto da Gabriele Di Luca, che ha potuto debuttare al Napoli Teatro Festival Italia lo scorso luglio, e in agosto-settembre abbiamo rimesso in cantiere una nuova produzione – Promenade de santé, Passeggiata di salute – con Lucia Mascino e Filippo Timi su regia di Giuseppe Piccioni, che ha debuttato in settembre- ottobre, e che sta diventando anche un documentario. Dopo di che è scattato il nuovo decreto, teatri chiusi e tournée interrotte, ma non ci siamo mai fermati, siamo ripartiti con lo streaming, una modalità per cui ci siamo attrezzati internamente con moderne tecnologie. Abbiamo anche continuato le situazioni di produzione, di residenza creativa e di spettacolo on line».

Insomma risultati numerosi.

«I numeri parlano. Nonostante tutto abbiamo mantenuto abbastanza stabile l’occupazione, con 174 persone impiegate con una flessione solo del 7% e un numero di giornate lavorate di 14.585 (-23%.), che è una bella tenuta secondo me, anche sotto il profilo degli spettacoli effettuati: 138 quelli da noi prodotti e in coproduzione, e 57 di ospitalità con oltre 21mila presenze. Questo anche grazie alle due tournée in corso a gennaio-febbraio (Orgoglio e pregiudizio con Arturo Cirillo, e i due atti unici di De Filippo (Sei personaggi in cerca d’autore ed Enrico IV) entrambi diretti da Carlo Cecchi, che hanno contribuito a fare numeri significativi. Nei periodi di riapertura al pubblico, abbiamo fatto spettacoli per un numero di recite superiori, e questo per consentire agli spettatori di poter assistere al giusto distanziamento. A metà dicembre, poi, abbiamo anche aperto un negozio interno al teatro, il Muse shop, un locale originalissimo che sta andando molto bene, e in cui sono in vendita i manufatti della nostra sartoria e della nostra scenotecnica, e altri oggetti di scena: un progetto che serve a mantenere il contatto tra le Muse e la città, e al tempo stesso contribuisce all’occupazione delle maestranze».

Anche nel 2021 si è aperto con la navigazione a vista, manca un orizzonte certo di riapertura per il Teatro. Puoi comunque anticipare qualche progetto?
«L’obiettivo è sempre quello, dare precedenza all’occupazione, stabilità al lavoro degli artisti. Dunque riapriremo i nostri spazi agli attori per le prove dei due atti unici di De Filippo, in attesa di poter riportare poi lo spettacolo sui palcoscenici nazionali quando sarà possibile farlo. Stessa cosa per la compagnia Arturo Cirillo che metterà in prova Orgoglio e pregiudizio in modo da essere pronti per la ripresa della tournée, e poi abbiamo in cantiere una nuova produzione. Quindi a porte chiuse Marche Teatro sta lavorando, con le prove al Teatro delle Muse. Anche le residenze artistiche non si fermano, ci sono due attività di produzione che vogliamo portare a termine con compagnie più giovani. Pur non avendo le entrate degli incassi, abbiamo il dovere di tutelare l’occupazione, a maggior ragione per il fatto che il Ministero ha confermato i contributi e sentiamo l’esigenza e l’obbligo morale di continuare l’attività».

In questi giorni è stato presentato il dossier di Ancona Capitale italiana della cultura per il 2022. Anche Marche Teatro è tra i soggetti coinvolti. Quale sarà il vostro contributo?
«Il progetto ha un tema, l’Altro, ed una modalità molto partecipativa. Poter avere il riconoscimento è di estrema importanza per la città e gli operatori del settore, per la rinascita urbana e la presa di coscienza da parte dei cittadini del valore della cultura. Da parte nostra, se Ancona sarà la Capitale 2022, porteremo una produzione e tutto il sostegno utile all’organizzazione».

Internet, le piattaforme digitali, la tv, sono risorse fondamentali per la sopravvivenza del Teatro?
«Tra il teatro e la televisione, il teatro e internet c’è una differenza abissale, di linguaggio, di modalità, di concezione del rapporto con il pubblico. Non si fa cinema con il linguaggio del teatro, e viceversa, idem per internet. Ma ci sono anche delle opportunità che questi media offrono al nostro settore, in primo luogo la documentazione perché gli spettacoli teatrali si perderebbero senza una registrazione. Altro aspetto importante è che danno una mano a mantenere occupazione, perché uno spettacolo prima di essere proiettato è dal vivo, e questo è lavoro per le maestranze tecniche e artistiche. Quindi un’alleanza da questo punto di vista è preziosa, soprattutto in Italia dove di solito c’è una netta separazione tra i lavoratori impegnati in teatro e quelli del cinema… negli altri paesi non è così, soprattutto in Inghilterra dove gli artisti di teatro lavorano continuamente anche in video… Ad ogni modo l’emergenza attuale ha mescolato le cose, è positivo che oggi ci sia una una maggiore compenetrazione tra i settori. Detto questo, ribadisco: il teatro si fa dal vivo e non c’è niente da fare».

Se potessi avere un megafono, quali misure urgenti chiederesti per il settore?
«Spero che vadano premiate le situazioni virtuose, e cioè chi ha lavorato, e non chi si è invece fermato. Purtroppo ho l’impressione che ci sia una specie di omologazione generale per il teatro, per cui è la stessa cosa se chiudi o se apri… Non può essere il direttore di un teatro a decidere se si deve produrre o meno, dovrebbero esserci indicazioni a livello centrale che incoraggino coloro che agiscono perché il settore vada avanti».