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Cultura

Intervista all’attore Valerio Aprea: ad Arcevia con un reading sulla ‘Gola’

L'attore aprirà la stagione teatrale 2021/22 con il reading "Gola ed altri prezzi brevi": «Poter riappropriarsi dei teatri è qualcosa di bellissimo»

Valerio Aprea
Valerio Aprea

ARCEVIA – Valerio Aprea, attore di teatro, cinema e tv, noto al grande pubblico per aver fatto parte del cast della serie tv Boris, si prepara in queste ore a portare sul palco del Teatro Misa di Arcevia un monologo nato dal connubio artistico con lo scomparso Mattia Torre. Sarà proprio il suo “Gola ed altri prezzi brevi” ad aprire la stagione 2021/22, questa sera, 23 ottobre, alle ore 21. Biglietti già esauriti da qualche giorno. Si tratterà di un vero e proprio assolo spietato ed esilarante al tempo stesso, che fotograferà un paese in balìa di una fame atavica, e votato inesorabilmente al raggiro, alla menzogna, al disperato inseguimento di un lusso sfrenato e delirante. A seguire l’intervista rilasciata per CentroPagina dall’attore.

Qual è la genesi di “Gola e altri pezzi brevi”? Cosa devono attendersi gli spettatori?
«I testi sono di Mattia Torre. Si tratta di un reading di tre scritti, “Colpa di un altro”, “Yes i can” e “Gola”, oltre a uno stralcio di “In mezzo al mare” che provengono dalla raccolta “In mezzo al mare”, pubblicata nel 2012 da Dalai editore, poi ampliata nel 2019 per Mondadori in cui sono presenti i monologhi principali della sua produzione. “In mezzo al mare” lo scrisse nel 2003 e me lo affidò, poi ne vennero fuori altri. “Colpa di un altro” è un altro testo che Mattia scrisse appositamente per me, “Yes i can” venne scritto sempre per me mentre “Gola” è uno scritto che in questi anni è stato portato in giro da molti attori, me compreso. Il tutto si svolgerà dal leggio e verrà accompagnato dalle musiche di Giuliano Taviani e Carmelo Travia composte per “Figli”, l’ultimo film scritto di Mattia. Le melodie non nascono quindi per questi monologhi teatrali ma quando provai l’accostamento lo trovai molto azzeccato. Si tratterà quindi di uno spettacolo per parole e musica».

Dopo i durissimi mesi di lockdown finalmente i teatri riaprono i battenti: un ritorno attesissimo sia per gli spettatori che per gli attori. Che significa per un artista come lei poter tornare sul palco?
«Una gioia inesprimibile; credo sia la prima volta post pandemia che porto uno spettacolo al chiuso. Quest’estate ho fatto una mini tournée all’aperto ma poter riappropriarsi dei teatri è qualcosa di bellissimo. Certo, spero che il tutto vada mei migliori dei modi: sono molto accorto ed attento al rispetto del protocollo e confido che vaccini, maschere e green pass siano misure che possano evitare il veicolo del virus».

Teatro ma anche Tv e cinema: è un artista poliedrico che in questi anni ha veicolato la sua carriera in diverse dimensioni. In quale si trova più a suo agio?
«Sono discipline diverse…mi piacciono sicuramente tutte e tre; forse quella che mi è più congeniale è quella dal vivo, quindi sul palco di un teatro: credo che sia questa la realtà dove riesco ad esprimermi al meglio. Al contrario, davanti alla macchina da presa, credo di avere ancora molto da imparare, scoprire, conoscere e approfondire. Quindi, se da una parte so di non essere impeccabile dall’altra, il cinema è per me un grande stimolo per andare a toccare con mano anche i miei limiti».

Lei ha mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo e della recitazione nei primi anni ’90: c’è stata qualche figura di riferimento a cui in qualche modo ha tratto ispirazione?
«Non direttamente: non ho nessun riferimento diretto. Non sono di quelli che dicono ‘io devo tutto a quel grande mostro Sacro”…, non ho una venerazione assoluta verso nessuno però ho i miei gusti: gli artisti che mi sono piaciuti fino da ragazzino e che sicuramente mi hanno ispirato. Direi che ho assolutamente dei miti… ma da spettatore e non da attore».

Cosa suggerirebbe a una nuova leva che vuole intraprendere la carriera attoriale e magari ripercorre i suoi passi?
«Non glielo auguro…. non è tutta questa carriera. Gli auguro naturalmente di fare di meglio. Battute a parte: il mio consiglio è l’onestà con se stessi; domandarsi fino alla morte ‘io sta roba qua la posso fare?’»

E se nomino la serie cult Boris, cosa mi può dire? La prima notorietà al grande pubblico forse è arrivata con questa serie. È legato al personaggio dello ”Sceneggiatore 1” o sente in qualche modo un po’ schiavo?
«Questa domanda è un po’ blasfema. Boris è nel dna, è la mia casa, la mia famiglia… Boris è religione per tutti noi».

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