Gradara, 400 opere per raccontare il segno grafico di Dürer e degli incisori tedeschi

A Palazzo Rubini Vesin una grande esposizione - e parallelamente anche all'Oliveriana a Pesaro - per celebrare la fortuna dell'incisore tedesco. Il curatore Luca Baroni: «La più completa mai realizzata in Italia»

Albrecht Dürer
Melencolia I di Albrecht Dürer

GRADARA – Le iridescenze degli elmi, la morbidezza dei capelli, la ruvidità del legno. Ecco il mondo di Albrecht Dürer, uno dei più geniali e innovativi incisori europei che Gradara celebra con un’importante mostra.

Nella rinnovata cornice del settecentesco Palazzo Rubini Vesin, al centro del borgo medioevale di Gradara, i Comuni di Gradara e Pesaro, Gradara Innova e l’Ente Oliveriano di Pesaro promuovono l’esposizione internazionale Dürer e gli incisori tedeschi del ‘500, dedicata a Dürer e i suoi seguaci per raccontare, con oltre quattrocento opere e cinquanta artisti rappresentati, l’arte del Rinascimento tedesco nella più completa mostra sull’argomento mai presentata in Italia, con incisioni provenienti da prestigiose collezioni private del territorio e dalle raccolte dell’Ente Oliveriano.

La mostra, a cura di Luca Baroni, resterà a Palazzo Rubini Vesin dal 30 novembre 2019 al 16 febbraio 2020. Sarà accompagnata dall’esposizione Guardando Dürer: i libri, i collages e Luca di Leida a Pesaro, Biblioteca Oliveriana dal 2 dicembre 2019 al 16 febbraio 2020.

Il grande Cannone

Le opere in mostra rappresentano tutti i cicli del grande incisore. Pensiamo all’Apocalisse, in cui Dürer sovrappone i vari piani dimostrando perfetta padronanza di spazio e volumi, creando scene di inedita violenza espressiva. Poi i cicli della Grande Passione, della Vita della Vergine e della Piccola Passione su legno dove prospettiva, volumi e luce si fondono perfettamente. Infine i grandi capolavori a bulino, dove la matrice della stampa è in rame.

Dürer sperimenta sin da subito un intaglio capace di seguire linee concave e convesse, lunghi rettilinei, punti e segni interrotti. Una tecnica che gli ha permesso di restituire ogni tipo di materiale, valore luministico e volumetrico. Tra le opere più importanti la Nemesi, il San Girolamo, le Insegne della Morte, il Mostro Marino e la celebre Melencolia. Una vera icona in cui una figura alata contempla il creato nell’impossibilità di capirlo fino in fondo, nonostante tutti gli strumenti della tecnica.
Ma accanto ai lavori di Dürer ci saranno anche opere dei maestri contemporanei come Schongauer, Mantegna, Aldegrever, Beham, Pencz, Marcantonio Raimondi, Lucas Cranach, Luca di Leida (alla Oliveriana).

La curatela della doppia mostra è affidata a Luca Baroni, storico dell’arte e giovane studente della Scuola Normale Superiore di Pisa. Che dice: «La mostra di Palazzo Rubini Vesin si propone di presentare ad appassionati e curiosi un nuovo punto di vista sull’argomento: reinserire l’opera dei grandi maestri a confronto con quella dei loro allievi, emulatori e copisti, raccogliendo, sia per il numero delle opere (oltre 400) che per quello degli artisti rappresentati (oltre 50), la più completa esposizione di incisioni di maestri tedeschi mai tenuta in Italia».

Il taglio del nastro