I Kataklò incantano lo Sferisterio, omaggio alla palla al bracciale

Applausi a scena aperta a Macerata per la compagnia italiana, diretta da Giulia Staccioli. Grande entusiamo per lo spettacolo "Play", composto da una serie di “cartoline” di sport che accompagnano lo spettatore in luoghi ed epoche lontani

Kataklò

MACERATA – Un’entusiasmante alchimia tra l’energia dirompente del gesto atletico e l’armoniosa intensità della danza. Ieri sera (23 luglio) la celebre compagnia italiana di danza acrobatica Kataklò ha incantato il pubblico dello Sferisterio con lo spettacolo Play e un’esclusiva coreografia dedicata alla palla al bracciale.

Una scossa dell’anima” è stato definito Play che ha la capacità di inghiottire lo spettatore in un incantesimo ipnotico e immaginifico. Lo spettacolo è strutturato in quadri. Vere e proprie cartoline di sport che accompagnano lo spettatore in luoghi ed epoche lontani: dal senso di spensierata libertà di una gara in bicicletta nelle campagne del dopoguerra, a una delle prime stelle internazionali del tennis femminile, fino ad indagare il significato della circolarità della vita, della ricerca perpetua di ogni essere umano attraverso il ritmo incalzante di una corsa. Intuizioni geniali alludono al mondo acquatico di creature fantastiche che guizzano come sirene immerse in atmosfere lunari, ma tra i quadri, la compagnia ha omaggiato anche Macerata, raccontando con una coreografia il gioco della “palla al bracciale”, per cui lo Sferisterio originariamente fu costruito.

A tratti le coreografie si sono spostate inaspettatamente verso l’ironico, senza mai perdere però la loro poetica evocativa. I sei performer in scena hanno costruito storie attraverso oggetti di uso comune che sono diventati strumenti per sperimentazioni beffarde o drammatiche: biciclette, una porta da calcio, una racchetta da tennis, palloni e scarponi da sci, affreschi di sport che pulsano nel nero del palcoscenico ed esplodono in mille forme e colori. L’ordine delle cose si perde e si ricrea attraverso la sensibilità e l’ironia della coreografa che, senza perdere la consapevolezza della fatica e dei sacrifici che si celano dietro ad ogni successo sportivo, non smette di giocare offrendo diversi livelli di lettura allo spettacolo.

Corpi di danzatori giocano e creano, sfidano e sperimentano. Non a caso il nome Kataklò viene dal greco antico, significa “io ballo piegandomi e contorcendomi”, e lo stile della compagnia si è basata sin dagli esordi sull’alta preparazione atletica e sulla notevole tecnica di danza di tutti gli interpreti, chiamati a mettere in campo versatilità e determinazione per sostenere l’impegnativo training fisico.

La potenza e l’energia della danza acrobatica, unite alla colonna sonora e agli splendidi costumi che hanno valorizzato le coreografie, hanno entusiasmato l’arena e, più volte, durante lo spettacolo sono stati applauditi i sei ballerini che provengono tutti dal percorso formativo di Accademia Kataklò Giulia Staccioli, la prima accademia di formazione e avviamento professionale dedicata a performer di Athletic Dance Theatre, nata a Milano nel 2010 per volontà dell’ex ginnasta olimpica, fondatrice del gruppo.