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Cultura

Collateral Beauty, un grande cast per un film non riuscito

Dal 4 gennaio 2017 nelle sale, “Collateral Beauty” è un’opera in cui tutti i tasselli sparigliati tornano pian piano a posto, ma troppo troppo costruita

“Amore, tempo, morte. Queste tre cose mettono in contatto ogni singolo essere umano sulla terra. Desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo, temiamo la morte”. Questa è la teoria del guru della pubblicità interpretato da Will Smith e il concetto chiave di “Collateral Beauty”, nuovo film firmato da David Frankel, regista de “Il diavolo veste Prada” e “Marley & M”e, premio Oscar per il corto “Dear Diary”. Dal 4 gennaio 2017 al cinema, “Collateral Beauty” è un’opera in cui tutti i tasselli sparigliati tornano pian piano a posto, ma troppo troppo costruita. Ha buone intenzioni risolte però in maniera goffa. Mira a sollevare gli animi sofferenti, ma crolla in ilarità involontaria. A niente serve il super cast che vanta, con uno stuolo di grandi nomi: Will Smith, Helen Mirren, Kate Winslet, Edward Norton, Keira Knightley, Naomie Harris, Michael Peña.

Dopo aver subito una grave perdita Howard (Smith), un manager della pubblicità di New York, smarrisce ogni interesse per la vita che conduceva. I suoi amici e colleghi (Norton, Winslet e Peña) sono preoccupati per la sua sorte e per quella dell’azienda di cui lui è proprietario di maggioranza. Tentano disperatamente di ristabilire un contatto, ma lui è assente e lontano, cerca risposte dall’universo scrivendo lettere all’Amore, al Tempo e alla Morte. È da queste lettere che nei tre amici nasce un’idea che scuoterà Howard dalla sofferenza: perché non dare risposte alla sua corrispondenza, attribuendo ad Amore, Tempo e Morte corpo e ruoli tangibili?

Teatro e vita si intrecciano in un’idea intrigante svolta però in maniera poco intrigante, senza una sceneggiatura che la sappia sorreggere a dovere. Ci si inoltra in territori complicati e profondi con troppa faciloneria.

“Collateral Beauty” parla di come riprendersi la propria vita e ritrovare l’amore, dopo aver subito un profondo lutto. Vorrebbe anche mettere in luce gli inaspettati momenti di speranza, di significati e di legami – il proverbiale lato positivo – che sono la luce del percorso che attraversa anche i momenti più oscuri, ma non ci riesce. Si contorce con frasi a metà che vorrebbero dire tanto ma in realtà non lasciano niente.

Will Smith ha costantemente le lacrime agli occhi e uno strato di tormento impresso in viso: rende credibile il dolore che vive il suo personaggio, anche se troppo ripetitivo e privo di sfumature e variazioni di tono. Si erge su tutti la performance di Helen Mirren, sempre degna di nota.

Simona Santoni