Il verdetto, Emma Thompson giudice statuario

Il film, tratto da un libro di Ian McEwan, affascina ma non convince

Il verdetto
Il verdetto (Foto: Nick Wall)

Un film dal fascino algido e quasi arcano, pur cementato da sentenze e casi giuridici, che tentenna però in compiutezza. Dal 18 ottobre al cinema, Il verdetto è l’ennesima trasposizione cinematografica di un libro di Ian McEwan (dopo, solo per citarne alcuni, L’amore fatale ed Espiazione e il film in arrivo in Italia Chesil Beach – Il segreto di una notte).

Il perno che permette a Il verdetto di non smarrirsi completamente dietro ai suoi vuoti di sceneggiatura (realizzata dallo stesso scrittore) è Emma Thompson, statuaria. Ma è proprio il suo personaggio, un giudice della Sezione Famiglia dell’Alta Corte britannica, apparentemente granitico e sicuro di sé, impeccabile e rigidamente dedito al lavoro anche a scapito del suo matrimonio, ebbene è proprio questo personaggio di ammaliante iconicità a lasciare dubbi narrativi, aprendosi qua e là a comportamenti di difficile lettura. Accanto a lei c’è Stanley Tucci, marito rassicurante ma anche in tentata rivolta. A scuoterla dalla sua fermezza severa, risvegliando in lei la capacità di emozionarsi, sarà invece un ragazzino “sciocco” e brillante (interpretato da Fionn Whitehead, già visto in Dunkirk), sul filo di una poesia di Yeats. “My lady”, il giudice della Thompson, sviluppa sempre di più un affetto, o forse un’ossessione, per il giovane a cui salverà la vita, per cui diventa una sorta di intelligenza luminosa, una fonte di calma e tranquillità, tutto quello che per il ragazzo non esiste nel resto della sua breve esistenza.

La regia è del britannico Richard Eyre, ex direttore artistico del Royal National Theatre, che così parla dei personaggi creati da McEwan: “Ian è un razionalista che analizza, in modo quasi forense a volte, i personaggi che occupano la sua mente”, sostiene Eyre. “Ma quel che più conta è che dota quei personaggi di un’umanità appassionata, dunque non hai mai l’impressione di guardare una scacchiera di imperativi morali: sono sempre individui che vivono la loro vita dalla quale scaturiscono delle azioni, a volte benevole, a volte disastrose”.