Cronaca

Truffe online, nel Maceratese quasi mille casi all’anno. Pronto un vademecum per tutelarsi

Incontro questa mattina in prefettura con i rappresentanti di questura, carabinieri, guardia di finanza, polizia postale, Procura e diocesi di Macerata per fare il punto su un fenomeno in crescita

MACERATA – Un vademecum contro le truffe online con consigli e numeri utili per evitare di cadere nella rete dei delinquenti. È quanto realizzato dalla Prefettura di Macerata in collaborazione con questura, carabinieri, guardia di finanza, polizia postale, Procura e diocesi di Macerata. Questa mattina i rappresentanti di tutte le realtà coinvolte e con loro il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, hanno presentato l’anteprima della brochure che a breve sarà diffusa su tutto il territorio e che è rivolta a giovani e meno giovani per fornire loro gli strumenti per capire quando potrebbero essere vittime delle truffe e come prevenirle.

Vademecum anti-truffa

Il perché della decisione di puntare sulla prevenzione (maturata nell’ambito degli incontri del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica) è emerso dalle parole del procuratore capo Giovanni Narbone che ha spiegato le difficoltà di perseguire questa tipologia di reati che rappresentano più del 10% dei procedimenti penali iscritti ogni anno.
A iniziare dalle misure cautelari che impedirebbero ai truffatori di continuare a compiere le frodi ma che sono difficilmente applicabili per una questione di pena: per questo tipo di reato sono previste pene basse rispetto ad altri reati, da sei mesi ai tre anni «che non consentono – ha spiegato il procuratore Narbone – un intervento in sede cautelare che è quella che consentirebbe di fronteggiare un fenomeno dove gli autori sono chiaramente seriali». «Peraltro – ha aggiunto Narbone – quando si riesce a configurare reati che consentono di applicare misure cautelari (in caso di contestazioni di aggravanti) la durata stessa dei termini per la misura è molto breve, tre mesi, dovremmo lavorare solo su quelle. Questo vuol dire che prima del processo queste persone riacquistano ogni possibilità di agire. Poi, soprattutto per quanto riguarda le truffe online, ci sono notevoli difficoltà investigative, oggi la polizia giudiziaria dei vari corpi ha acquisito e sta acquisendo un patrimonio di conoscenze sempre più ampio però, spesso, ci si trova davanti a meccanismi che transitano attraverso piattaforme che sono all’estero dove bisognerebbe attivare delle rogatorie in altri Paesi con le difficoltà che si possono immaginare». E rivolgendosi al vescovo Nazzareno Marconi il procuratore ha aggiunto che «il mondo religioso può fare molto anche per la vicinanza alle vittime predilette di questi individui. Molto potremo aspettarci da questa forma di contrasto preventivo e spero anche che come è successo per altri fenomeni in passato, come le clonazioni di telefonini negli anni ‘90, la tecnologia possa aiutarci». Per rendere l’idea della vastità del fenomeno Narbone ha riferito come ogni anno, tra noti e ignoti, vengono iscritti dalla Procura di Macerata poco meno di un migliaio di procedimenti penali per truffa. Nel 2022 sono stati iscritti contro noti 446 fascicoli con più di 600 indagati, nel 2021 erano 475 gli iscritti a noti e 372 a ignoti.

«La questura – ha spiegato il questore Vincenzo Trombadore – si è avvalsa della componente specialistica della Sezione cibernetica della Polizia postale. Parte delle linee guida che sono state condensate in questa brochure prendono spunto dal sito Internet della polizia di Stato». «Data la difficoltà oggettiva di indagare quando si verificano questi fatti abbiamo compreso che è opportuno spingere l’acceleratore sul piano della prevenzione», ha puntualizzato il colonnello Nicola Candido, comandante provinciale dei carabinieri. «Per certe truffe online – ha spiegato il colonnello Candido – se è vero che a volte c’è collaborazione involontaria del truffato, perché è chiaro che l’annuncio di qualcosa particolarmente conveniente nasconde per forza un’insidia, non si può pensare di pagare 100 qualcosa che costa 1000, è anche vero che in alcuni casi i truffatori sono organizzati molto bene». Ma il comandante provinciale ha pure sottolineato che non sono solo gli anziani a essere vittime delle truffe online essendo «meno capaci di manovrare lo strumento informatico e cadendo più facilmente negli errori che i giovani non commettono, ma noi riscontriamo tante truffe commesse anche nei confronti dei giovani». Ed è a loro che è indirizzata in particolare l’attenzione della Guardia di finanza, «le scuole – ha sottolineato il colonnello Ferdinando Falco, comandante provinciale della Gdf – spesso ci contattano per organizzare incontri con gli studenti e spesso siamo anche noi che cerchiamo di sensibilizzare i dirigenti scolastici, perché è importante fornire ai ragazzi gli strumenti per riconoscere le possibili truffe. Tra l’altro nel periodo della pandemia questo tipo di reato si è sensibilmente moltiplicato».

Giovani che molto spesso sono tutt’altro che “nativi digitali”, o meglio lo sono solo anagraficamente. «Organizziamo numerosi incontri con gli studenti – ha raccontato il vice dirigente Cosc (Centro operativo per la sicurezza cibernetica) Marche Ancona della polizia Postale Giovanni Bonomo –, incontriamo migliaia di ragazzi. All’inizio ero convinto di interfacciarmi con ragazzi che di informatica ne sapessero invece mi sono reso conto purtroppo da subito che sono piuttosto degli ottimi “pigia-tasti”, molti di loro hanno competenze informatiche molto basse, e con loro cerco di far capire che nella Rete nulla si cancella e di farli riflettere sull’importanza della reputazione digitale a cui devono tenere tantissimo. Dico sempre – ha proseguito Bonomo – che quando eravamo giovani anche noi abbiamo fatto le stesse cose che fanno loro sia nel bene che nel male, però eravamo più fortunati perché se facevo una cavolata rimaneva tra le persone che erano con me. Magari il giorno dopo qualcuno la raccontava alla compagnia, ma restava relegata a pochi intimi, adesso diventa di dominio pubblico. Non si rendono conto che una cosa che viene messa online rimane veramente per l’eternità e più un video è strano, più viene scaricato in maniera velocissima e da un numero infinito di persone e anche per noi riuscire a risolvere il problema è complicato, dovremmo riuscire a intervenire su migliaia di telefonini e computer, cosa che evidentemente non è possibile». Per quanto riguarda le truffe Bonomo ha poi suggerito di fare attenzione alle chiamate ricevute sul cellulare: «Ci sono servizi con cui si può o nascondere il numero chiamante o modificarlo in un altro – ha spiegato –. Così una persona può ricevere una chiamata da un numero che apparentemente è quello della Banca, delle Poste o di un familiare, come è accaduto nelle truffe del falso incidente in cui è coinvolto un familiare. Il modo per verificare se la telefonata è vera è chiudere la conversazione e chiamare o il familiare, o la Banca».  

«L’entità della truffa – ha aggiunto il prefetto Flavio Ferdani – è consistente mentre il rischio per il truffatore è molto basso, circuisce una persona che è debole riuscendo a portargli via somme consistenti». Tra le truffe più diffuse c’è sicuramente quella con le Postepay. «Sono tante e spesso il truffato è quello che vende un bene – ha spiegato il procuratore Narbone –. Spesso infatti l’interlocutore al telefono che si dichiara interessato all’acquisto del bene, lo induce a digitare dei codici allo sportello Atm e il venditore finisce per fare una serie di ricariche al truffatore». Per chi effettua le indagini poi le difficoltà per risalire all’autore della truffa non sono poche: spesso le utenze telefoniche sono intestate a stranieri, magari irregolari, magari usando nomi di fantasia. «È un tipo di reato insidioso, per il truffatore che può arrivare a fare numerose truffe a settimana il profitto è elevato, per la persona offesa il danno va contestualizzato. Spesso si rischiano anche pronunce per 131bis cioè per il fatto di lieve entità, e oltretutto parliamo di persone anche ben assistite. Quando gli autori di truffe vengono identificati, vengono giustamente ben consigliati di riparare il danno, allora risarciscono la persona offesa che ritira la querela e il discorso finisce lì».

© riproduzione riservata