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Cronaca

Santiago continua la riabilitazione per tornare a camminare. «Le difficoltà sono ancora tante anche per noi»

A parlare è Marcello Loccioni, padre del 29enne animatore turistico di origine jesina. Il giovane che era rimasto paralizzato a seguito di un incidente in Thailandia dove si trovava per lavoro, è ancora ricoverato all’ospedale regionale di Torrette

Santiago Loccioni durante un'esibizione con i delfini in un villaggio turistico

JESI- Ce la mette davvero tutta, con forza, coraggio e tanta speranza, il giovane Santiago Loccioni, 29 anni, l’animatore turistico di origine jesina rimasto gravemente ferito in seguito a una caduta da un ponte durante un’escursione in Thailandia il 20 giugno scorso. Si trova ancora ricoverato all’ospedale regionale di Torrette, dove dal 26 settembre è stato preso in cura dalla Asur regionale. Sta facendo riabilitazione per scongiurare il rischio terribile della paralisi.

«Santiago ce la mette tutta, è di umore alto anche perché vede miglioramenti sebbene la strada sia ancora lunga e ci sia ancora tanto da fare – racconta il padre Marcello Loccioni – ancora non riesce a muovere braccia e mani, così come ha difficoltà a deambulare nonostante le tante sedute di riabilitazione. Si stanca presto, non ha forze. Ma non perde la grinta…poi questi giorni a darmi una grossa mano nell’assistenza è venuta dalla Svizzera la mamma e lui quando vede la madre rinasce. Glielo leggi negli occhi che è felice». E anche grazie all’armonia familiare nonostante la mamma viva in Svizzera con il marito e la sua famiglia, mentre Marcello abiti a Jesi, ci sono stimoli importanti affettivi per Santiago a lottare e ritornare presto quel ragazzo vivace che era prima dell’incidente, quando faceva l’animatore, il ballerino e il mangiafuoco nei villaggi turistici.

Il giovane Santiago Loccioni in volo verso l’Italia

«Siamo stati fortunati perché grazie alla Caritas che mi ha messo a disposizione una stanza ad Ancona, posso recarmi ogni giorno da mio figlio per l’assistenza. Vedo i piccoli miglioramenti quotidiani e prego sempre che ce la faccia, anche se le difficoltà sono ancora tante anche per noi». Difficoltà che c’erano quando Santiago era ancora bloccato in Thailandia e che non si sono risolte, nonostante i mesi. E nonostante le promesse di aiuto che il padre ha ricevuto da parte di singoli e amministratori. «Abbiamo affrontato spese ingenti – continua il padre – grazie all’aiuto e alla generosità delle persone che hanno aderito a una campagna di raccolta fondi lanciata da nostro figlio Diego online, abbiamo potuto sostenere i costi della sanità thailandese. Ma non sto lavorando e di spese continuano a essercene tante. Il Comune di Jesi mi aveva promesso un aiuto, un sostegno per coprire le spese legali per riportare Santiago in Italia e un lavoro per me, ma ad oggi ancora niente. Comprendo le difficoltà dovute al Covid e del periodo, ma non riusciamo ad andare avanti, anche perché Santiago avrebbe bisogno di una carrozzina molto sofisticata che dovrebbe costare sugli 8.000 euro ma visto che risulta residente a Como e l’Asur di competenza è quella, credo che i costi dovremmo sostenerli noi…».