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Cronaca

Bagnini di salvataggio costretti a restituire parte dello stipendio: due denunce

I carabinieri e la capitaneria di porto, a conclusione di un’articolata e complessa attività d’indagine, hanno indagato un uomo e una donna per estorsione e turbativa d'asta per appalti a Pesaro e Mondolfo

Bagnino di salvataggio

PESARO – Erano costretti a restituire in contanti parte dello stipendio per alleggerire le buste paga. Bagnini di salvataggio sotto il ricatto di un uomo e una donna che sono stati denunciati per turbativa d’asta ed estorsione.

I Carabinieri della stazione di Pesaro, a conclusione di un’articolata e complessa attività d’indagine, condotta con la collaborazione del personale della Capitaneria di Porto di Pesaro, hanno denunciato in stato di libertà due imprenditori per turbativa d’asta, in relazione a due gare di appalto pubbliche nella provincia di Pesaro per la gestione del servizio di salvamento e assistenza ai bagnanti. I bandi erano nel comune di Pesaro e Mondolfo.

I fatti, che risalgono alla stagione estiva 2018, hanno visto protagonisti un uomo e una donna, 55enni, attivi in molte province italiane nello stesso settore. La coppia è stata ritenuta anche responsabile, nell’ipotesi degli investigatori condivisa dalla Procura, di estorsione ai danni di due lavoratori, avendoli costretti a farsi restituire in contanti parte della retribuzione. Il requisito per il ricatto erano i pagamenti posticipati con assegno cumulativo, per ottenere il quale era necessario prima “alleggerire” le buste paga ufficiali di una buona parte, che faceva ritorno nelle tasche dei datori di lavoro. Il fenomeno, meglio conosciuto col nome di “lavoro grigio”, era alla base del circolo vizioso indebito che consentiva alla società in questione di vincere le gare d’appalto con prezzi al ribasso, resi possibili sulle spalle dei lavoratori.

I due indagati, lui trapanese, lei alessandrina, hanno risparmiato indebitamente circa diecimila euro, il calcolo è orientativo e basato sulle buste paga, ma nella realtà è sicuramente di più, perché prima dell’obbligo di pagamento tracciabile, loro pagavano buona parte in contanti e annotavano pagamenti e anticipi anche fittizi o comunque non chiaramente dimostrabili.
Ma di fronte all’ingiustizia, un bagnino ha denunciato tutto ai carabinieri. Da qui si è aperta un’inchiesta che ha permesso ai militari di ricostruire il modus operandi della coppia, fino alla denuncia verso i due datori di lavoro.

Le indagini infatti hanno permesso di ricostruire le condotte illecite che ora sono al vaglio della magistratura, nonché di far emergere anche una serie di gravi irregolarità nelle buste paga di tutti gli altri dipendenti della società gestita dai due imprenditori. Quindi un sistema collaudato e reiterato anche verso altri lavoratori.
L’indagine mette in luce, ancora una volta, la fondamentale importanza della denuncia alle Forze dell’Ordine da parte dei lavoratori che subiscano condizioni di lavoro ingiuste, mancanza di adeguate tutele per la sicurezza o, come in questo caso, minacce da parte di quei datori di lavoro che, approfittando della loro posizione, sfruttino i propri dipendenti per perseguire un illecito guadagno e danneggiare anche i concorrenti rispettosi delle regole.