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Cronaca

Omicidio Pamela Mastropietro: confermato in appello l’ergastolo a Oseghale

Prima di essere portato via dagli agenti della polizia penitenziaria il nigeriano ha urlato: «Non l'ho uccisa io». In mattinata aveva letto una lettera in cui chiedeva scusa ai familiari

ANCONA – Dopo poco più di quattro ore di camera di consiglio, qualche minuto dopo le 19.30 i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Ancona hanno letto il dispositivo confermando la sentenza di primo grado emessa il 29 maggio scorso dai giudici della Corte d’Assise di Macerata contro Innocent Oseghale per l’omicidio di Pamela Mastropietro: ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno per tutti i reati contestati (omicidio volontario, violenza sessuale, distruzione, vilipendio e occultamento di cadavere).

Dopo la lettura del dispositivo Oseghale, che questa mattina aveva letto una lettera in cui chiedeva scusa ai familiari per quello che aveva fatto (riferendosi al depezzamento del cadavere di Pamela Mastropietro, l’extracomunitario infatti ha sempre negato sia di aver ucciso sia di aver violentato la 18enne romana, ndr), ha protestato contro la decisione dei giudici dorici ed è uscito dall’aula accompagnato dagli agenti della polizia penitenziaria urlando «Io non ho ucciso la ragazza, capisci? Non l’ho uccisa. È morta per droga a casa mia. Capisci?».

Tra 90 giorni verranno depositate le motivazioni della sentenza. I giudici, con la sentenza, hanno quindi ritenuto non necessario disporre una nuova perizia. «C’è rammarico – ha commentato l’avvocato Simone Matraxia che con il collega Umberto Gramenzi difende Oseghale -, ritenevamo che la sentenza meritasse una riforma quantomeno parziale, quantomento sulla violenza sessuale. C’erano lacune oggettive nell’elaborato peritale che meritavano un approfondimento. Le nostre argomentazioni non sono state recepite, vogliamo capire i motivi, per questo dovremo leggere le motivazioni».

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Soddisfazione invece è stata espressa dai familiari della giovanissima vittima. «È una sentenza di conferma che ci aspettavamo ed in cui speravamo – ha commentato l’avvocato Marco Valerio Verni, legale dei familiari di Pamela e zio della ragazzina –. Oseghale ha dunque violentato Pamela, uccidendola con due coltellate, per poi – e questo lo ha sempre confessato lui stesso – depezzarne il corpo chirurgicamente, disarticolarlo, scarnificarlo, scuoiarlo, decapitarlo, esanguarlo, asportarlo di tutti i suoi organi interni, lavarlo con la candeggina, metterlo in due trolley ed abbandonarlo sul ciglio di una strada. La Civiltà non ha arretrato di fronte alla Barbarie. Ringraziamo la Procura Generale di Ancona per l’ottimo lavoro svolto, che è sfociato in due requisitorie di altissimo livello in cui, peraltro, è stata data finalmente voce, in un processo, a tanti dei nostri dubbi che abbiamo cercato di far valere altrove, rimasti però inascoltati. Noi non ci fermiamo».