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Cronaca

Centrale della droga a Jesi, arrestato alla frontiera l’uomo che utilizzava il magazzino

Rinchiuso nel carcere di Bolzano il 30enne albanese è ritenuto l'esclusivo utilizzatore della serra di marijuana e del magazzino in zona Zipa

La caserma dei Carabinieri di corso Matteotti a Jesi

JESI – Se l’era svignata, vedendo che i Carabinieri della Compagnia di Jesi stavano stringendo il cerchio attorno alla sua identità con indagini serrate e presto gli avrebbero infilato le manette ai polsi. Così ha atteso quarantotto ore poi ha messo insieme un bagaglio veloce e si è allontanato nella notte, convinto di riuscire a farla franca. Si è diretto verso la frontiera, direzione Austria, dove aveva appoggi che gli avrebbero garantito una copertura. Invece la latitanza dell’albanese 30enne ritenuto l’unico utilizzatore della centrale dello spaccio rinvenuta nella zona industriale di Jesi qualche giorno fa dai Carabinieri, è durata appena poche ore.

I militari, che avevano già elementi indiziari a suo carico, lo stavano monitorando fin dalla sua fuga da Jesi. Non lo hanno mai perso di vista, poiché il giudice del Tribunale di Ancona aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a suo carico, ravvedendo sufficienti indizi di colpevolezza relativamente ai reati di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti e porto illegale di arma da fuoco.

Il giudice aveva anche emesso l’ordinanza considerando il grave pericolo di fuga che si sarebbe potuto configurare, ipotesi che si è immediatamente concretizzata. Alla frontiera con l’Austria, i Carabinieri di Vipiteno hanno imposto l’alt alla vettura condotta dall’uomo, il quale ha tentato di giustificarsi dicendo di voler lasciare l’Italia per esigenze familiari e di essere diretto in Germania dove lo attendevano dei parenti. Ovviamente i militari non gli hanno creduto e, visto che risultava ricercato sul territorio, lo hanno arrestato.

Ora si trova in stato di fermo di indiziato di delitto rinchiuso nel carcere di Bolzano, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Entro quarantotto ore sarà sottoposto a interrogatorio di garanzia davanti al Gip, il quale dovrà decidere se convalidare il fermo e confermare la detenzione in carcere o rimetterlo in libertà. L’uomo al momento si è avvalso della facoltà di non rispondere e si è chiuso in un serrato mutismo.

Secondo gli inquirenti che stanno svolgendo le indagini, l’albanese 30enne era l’utilizzatore esclusivo del magazzino dove è stata rinvenuta una vera e propria serra clandestina con una piantagione indoor di marijuana perfettamente organizzata e allestita in un locale in cui erano presenti lampade, essiccatoio, impianti di irrigazione e tutto il necessario per la crescita e l’essiccazione delle piantine.

I Carabinieri di Jesi nella centrale dello spaccio rinvenuta a Jesi

Nel corso della perquisizione del locale, sono state rinvenute e sequestrate 1.255 piante di marijuana di diversa altezza e tipologia (alcune alte anche due metri e mezzo di “cannabis sativa” e altre, più piccole, di appena un metro e mezzo di “cannabis indica”), 8 chili di marijuana già essiccata, imbustata e pronta per la vendita; circa 800 grammi di cocaina. Lo stupefacente era pronto per la distruzione. Sequestrati anche una ingente somma di denaro, oltre 100.000 euro in contanti in banconote di diverso taglio e una pistola calibro 6.35 clandestina con 7 colpi, su cui si stanno conducendo indagini e accertamenti balistici: sembra che l’arma non sia di provenienza furtiva, ma sia stata ereditata e poi ceduta da diversi soggetti, che non l’hanno mai denunciata, fino ad arrivare nelle mani dell’albanese.

Il locale, diviso tra serra e “ufficio” con un tavolo e un divano letto dove l’utilizzatore del magazzino si fermava a sorvegliare le piantine e a svolgere lì i suoi traffici illeciti, resta ancora sotto sequestro. L’albanese era in Italia da molti anni, abitava in un piccolo appartamento defilato alla periferia della città. Una vita discreta, niente eccessi ma neanche un lavoro: o almeno, lui avrebbe dichiarato di fare l’ambulante ma questa dichiarazione non trova alcun riscontro.