Il maestro di violino: un film su favela e musica

Ispirato alle vicende dell'Istituto Baccarelli, progetto di inclusione sociale di San Paolo, è una storia che dosa realismo e delicatezza. Non banale

Il maestro di violino
Immagine del film "Il maestro di violino" (Foto: Academy Two)

Non è il film che cambia la vita o la storia del cinema, ma Il maestro di violino si lascia guardare con delicatezza, strappando anche qualche lacrima. E arricchendo il tempo (103 minuti) passato a guardarlo. Ci porta nelle favelas brasiliane con dosato realismo, senza intingere il pennello nelle asprezze più crude di quella realtà disagiata, ma pur senza cadere in facile sentimentalismo.

Dal 30 agosto al cinema Academy Two, presentato al Festival di Locarno, si basa su una storia vera. Firmato dal regista sceneggiatore brasiliano Sérgio Machado, già autore di Lower City passato nel 2005 a Cannes sotto Un certain regard, si ispira alle vicende dell’Istituto Baccarelli, uno dei progetti di inclusione sociale di maggior successo in Brasile. Iniziò nel 1996, dopo che un incendio distrusse parte della comunità di Heliopolis, la seconda favela più grande dell’America latina. Toccato da questa tragedia, il maestro Silvio Baccarelli iniziò a insegnare musica classica ai teenager della comunità. Oggi l’Istituto Baccarelli ha più di 4000 studenti ogni anno. L’Orchestra ha come maestro l’acclamato Isaac Karabtchevsky.

Il violinista Laerte (interpretato dall’attore brasiliano Lázaro Ramos) si sta preparando da molti anni per entrare nella prestigiosa orchestra di OSESP, l’orchestra sinfonica più importante dell’America latina. La sua famiglia ha grandi aspettative. All’audizione la tensione e il nervosismo lo bloccano impedendogli di suonare. Rimasto senza soldi e senza alternative, Laerte si troverà costretto a insegnare musica in una scuola pubblica di Heliopolis, la più grande e violenta favela di San Paolo. Gli strumenti sono in cattivo stato e l’ambiente è ostile, ma spicca il talento speciale di due ragazzi: Samuel (Kaique de Jesus), che è determinato e disciplinato, e VR (Elzio Vieira), un piantagrane coinvolto in un giro illegale di contraffazione di carte di credito. Laerte si trova immerso nella brutale realtà della favela, ed è costretto a suonare per dei trafficanti di droga. Con i suoi metodi di insegnamento da vero appassionato di musica, riesce a conquistarsi la fiducia degli studenti, a costruire una relazione con i suoi studenti e con la comunità e riacquista il piacere di suonare. Quando tutto sembra andare per il verso giusto, Laerte scopre che l’orchestra sinfonica ha in programma nuove audizioni. Intanto un evento drammatico sconvolge la comunità di Heliopolis, gli studenti e Laerte.

La musica diventa il mezzo per creare connessioni inattese, per riportare speranza, per unire mondi distanti, per superare le barriere sociali. Laerte non è un salvatore, ma solo un musicista che persegue con coerenza il suo sogno, pur nelle sue contraddizioni. Non va a Heliopolis col pensiero di salvare gli studenti, ma per trovare se stesso. E questo fa de Il maestro di violino un film non scontato, seppure non brilli di originalità.

Oggi l’Istituto Baccarelli ha più di 4000 studenti ogni anno. L’Orchestra ha come maestro niente meno che l’acclamato Isaac Karabtchevsky. I bambini di Heliopolis hanno già suonato in Europa, hanno avuto l’opportunità di essere condotti da Zubin Mehta, di suonare con il violinista Joshua Bell, di esibirsi di fronte a Papa Benedetto XVI e di aver fatto commuovere Ennio Morricone. “È una storia impressionante e mi sento orgoglioso di parlarne, anche se in modo indiretto”, chiosa Machado.