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«Tanto non ti crederà nessuno»: la violenza domestica della donna sull’uomo

Fenomeno sottostimato e minimizzato dai media, la violenza domestica della donna sull'uomo si realizza in modo più subdolo ma con effetti altrettanto gravi rispetto alla violenza maschile

In questi giorni è in corso il processo più seguito di sempre dai media, quello che vede contrapporsi due star di Hollywood, l’attore Johnny Depp e la ex moglie, l’attrice Amber Heard, e che ha portato sotto i riflettori il tema della violenza domestica per mano femminile. Un processo nato dalle accuse di violenza mosse dall’ex moglie all’attore, accuse sempre respinte da Depp che si è piuttosto dichiarato la vittima degli abusi. Una vicenda complessa e punteggiata da colpi di scena, in cui il pubblico si è schierato a fasi alterne con l’una o con l’altra parte. Il dibattito sui social è caldo; se inizialmente la condanna era unanime nei confronti dell’attore e si dava per certa e attendibile la posizione di vittima della partner, progressivamente con l’emergere di nuovi dettagli sul burrascoso rapporto di coppia, l’ago della bilancia si è ribaltato a favore di lui, con numerosi commenti che invitano a prendere consapevolezza che anche gli uomini possono subire violenza domestica.

Il tema della violenza domestica sugli uomini è un tabù. Se in questo caso, il fatto che la vittima sia un famosissimo e amatissimo attore spinge molti a correre in sua difesa, nella realtà di tutti i giorni gli uomini maltrattati dalle partner possono contare su ben più scarne possibilità di comprensione e appoggio. Sorrisetti, battutine, sguardi di commiserazione, risposte di incredulità e scherno sono la norma: «Ma dai, che sarà mai, non ti sai difendere se tua moglie ti dà uno schiaffo?», «Esageri!», «Non sei capace di non farti mettere sotto da una donna?». Gli uomini che denunciano violenze e maltrattamenti da parte di mogli e compagne o che si confidano con amici e parenti vengono quasi sempre ignorati e ridicolizzati. È già difficile per loro parlare, superando l’imbarazzo e mettendo a rischio l’immagine della propria mascolinità, e quando riescono a farlo non trovano ascolto, ma anzi reazioni che alimentano la loro vergogna e li spingono a rinchiudersi in sé stessi. Gli uomini maltrattati possono perciò essere indotti a sminuire per primi quanto subiscono, per non doverne prendere consapevolezza e affrontarlo.

L’OMS definisce la violenza domestica come “il comportamento abusante di uno o entrambi i compagni in una relazione intima”, senza alcun riferimento al genere, ma quando si parla di violenza domestica, automaticamente si pensa a quella in cui la donna è vittima e il partner è l’abusante. I media costantemente trasmettono e rinforzano il preconcetto che la violenza domestica sia unidirezionale, dall’uomo verso la donna. Se qualche voce si leva per portare attenzione su quest’altro fenomeno altrettanto grave, viene immediatamente soffocata, con la motivazione che gli abusi perpetrati dagli uomini sulle donne sono infinitamente più frequenti e hanno esiti incomparabilmente più devastanti. L’obiezione è che spostare l’attenzione sulla violenza per mano femminile, significhi sminuire la gravità degli abusi commessi sulle donne o persino negarla. In realtà, tutte le forme di violenza dovrebbero essere contrastate, e tutte le vittime dovrebbero essere tutelate, indipendentemente dal sesso di appartenenza.

Si stima che ogni anno 5 milioni di uomini siano vittime delle violenze femminili, ma raramente la violenza domestica sugli uomini diventa un fatto di cronaca, poiché è meno eclatante e solo in via eccezionale si conclude con la morte, come purtroppo accade con inquietante frequenza per le vittime donne. È vero che la violenza esercitata dagli uomini è spesso più diretta, fisica, dirompente, con effetti immediatamente visibili. La violenza femminile – pur non mancando le aggressioni fisiche come calci e pugni – è più spesso una violenza psicologica, indiretta e subdola. I suoi effetti sono meno visibili ma altrettanto devastanti e spesso non danneggiano solo il partner ma anche i figli. Si pensa che la violenza femminile sia meno grave, ma anche un uomo prova paura, umiliazione, dolore, senso di colpa.

La violenza psicologica femminile si manifesta con l’umiliazione del partner davanti ad altre persone, con la denigrazione perché non guadagna abbastanza, con insulti, provocazioni, limitazioni ai rapporti con i figli o con altri familiari. Molti uomini che subiscono violenza domestica non chiudono la relazione per paura di non poter più vedere i figli. Le false denunce di maltrattamenti e abusi in fase di separazione sono sempre fatte da donne. La denuncia è il modo più semplice e veloce per allontanare il partner da sé e dai figli e viene utilizzata in modo strumentale per ottenere vantaggi economici, per liberarsi del partner o per il semplice piacere di vendicarsi distruggendogli la vita. La percentuale di denunce che si rivela poi falsa arriva al 95%. Prima che ne venga accertata la falsità, tuttavia, distrugge l’esistenza del partner innocente e anche dei figli, coinvolti in procedimenti giudiziari inutili che diventano essi stessi un trauma per i bambini. Per proteggere le presunte vittime, si ritiene a priori verosimile l’accusa e l’uomo attraversa un vero calvario per provare la propria innocenza.

La violenza femminile è “normalizzata” dai media: se in tv vediamo un uomo picchiare una donna immediatamente si levano proteste indignate, perché si ritiene sia un gesto grave e diseducativo. Se è una donna a picchiare un uomo nessuno si scandalizza, anzi la cosa suscita una certa ironia. Passa così il messaggio che la violenza femminile sia meno grave di quella maschile. L’uomo dal canto suo spesso tace perché vive come estremamente umiliante riconoscersi nel ruolo di vittima. È necessario invece che se ne parli, che il problema venga approfondito, che vengano prese le contromisure perché ogni forma di violenza venga combattuta, senza distinzione.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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