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Benessere

Dopo le vacanze, la sindrome da rientro: ecco cos’è e come attenuarne gli effetti

Tornare alla routine quotidiana dopo un periodo di vacanza può comportare tipici sintomi somatici e psicologici: scopriamoli assieme alla psicoterapeuta Lucia Montesi

Abbiamo passato delle ferie piacevoli, ci siamo rilassati, divertiti, riposati e ricaricati. Ci aspetteremmo, di conseguenza, di riprendere il lavoro e la routine quotidiana con più energia, slancio e motivazione, e invece accade proprio l’opposto e ci ritroviamo più stanchi di prima e di malumore. Non è una percezione soggettiva:  la “sindrome da rientro” è un vero e proprio disturbo di adattamento riconosciuto dalla comunità scientifica, della durata di alcuni giorni e caratterizzato da significativi sintomi somatici e psicologici come malessere, ansia, tristezza, irritabilità, stanchezza, apatia, difficoltà di attenzione e concentrazione, senso di stordimento, disturbi del sonno, calo dell’appetito. Tende ad essere tanto più intenso, quanto più lunga è stata la vacanza.

Da cosa dipendono queste manifestazioni? In parte, sono attribuibili all’improvviso cambiamento delle abitudini quotidiane e all’impatto che ne deriva sui nostri bioritmi. Il nostro organismo ha infatti bisogno di una gradualità nel passare dai ritmi più rilassati e anche più umani che di solito abbiamo in vacanza ai ritmi spesso frenetici delle nostre giornate lavorative; se questo non è possibile, “protesta” con evidenti segnali di malessere. Occorre anche tenere conto della possibile sovrapposizione della sindrome da rientro con un’altra sindrome, la cosiddetta SAD, un disturbo dell’umore stagionale che insorge con l’inizio dell’autunno. La SAD si manifesta con iperfagia e conseguente aumento ponderale, stanchezza mentale e fisica, mancanza di energie, difficoltà di concentrazione, generale senso di confusione, irritabilità. Una delle possibili cause è la minore quantità di luce del periodo autunnale, che a sua volta comporta una diminuzione della serotonina, sostanza cerebrale che influenza l’umore. Infine, la sindrome da rientro è legata anche al significato più prettamente psicologico della vacanza.

Dopo due anni di pandemia che hanno comportato pesanti limitazioni nella possibilità di spostarsi e viaggiare, quest’anno molte persone hanno percepito la vacanza come una necessità irrinunciabile e non ulteriormente rinviabile, anche a costo di sostenere spese maggiori rispetto a quelle abituali, pur di recuperare il tempo e le occasioni perdute e di godersi finalmente la vacanza a lungo rimandata. Questa lunga attesa da un lato può rendere più apprezzabile e appagante la vacanza, già solo per il fatto stesso di poterla finalmente concretizzare, dall’altro può accentuare ancora di più quel carico di aspettative che solitamente riponiamo nelle vacanze e che rischia di farci sentire alla fine delusi o insoddisfatti. Nel primo caso, il brusco ritorno alla normalità quotidiana, sempre sgradevole al rientro dalle ferie,  diventa ancora più stridente; nel secondo caso, può essere ancora più intensa quella sensazione di delusione che accade di provare dopo le ferie. Il rientro coincide infatti con un bilancio a volte deludente: magari ci si ritrova stanchi come prima di partire, le aspettative grandiose non si sono realizzate, il clima in famiglia o con gli amici non è stato così idilliaco e ci troviamo a  prendere atto che esistono delle tensioni o delle difficoltà che non si dissolvono magicamente neanche in un contesto più libero e rilassato come quello delle ferie. Il rientro dalla vacanza significa anche assumersi di nuovo delle responsabilità e avere meno tempo da dedicare a sè stessi.

La psicoterapeuta Lucia Montesi

Come attenuare gli effetti della sindrome da rientro? Alcuni accorgimenti andrebbero adottati già prima del rientro, alcuni andrebbero estesi a tutto l’anno in un’ottica di promozione più globale del proprio benessere:

-É consigliabile rientrare dalla vacanza qualche giorno in anticipo rispetto alla data di ritorno al lavoro, per dare all’organismo la possibilità di abituarsi gradualmente all’ambiente, alle diverse abitudini alimentari e ai diversi orari.

-Negli ultimi giorni di vacanza, è opportuno alzarsi nell’orario in cui abitualmente ci si sveglia per andare al lavoro.

-Fare attività fisica regolare (soprattutto se all’aperto, esponendosi alla luce solare) e alimentarsi in modo corretto sono sane abitudini che hanno effetto benefico anche sulla sindrome da rientro.

-Per non interrompere bruscamente l’atmosfera rilassata della vacanza, è importante mantenere delle attività ricreative e piacevoli al termine della giornata lavorativa.

-Impariamo ad allentare laddove è possibile, a volte anche a delegare.

-Piuttosto che scacciare le emozioni sgradevoli, fermiamoci ad ascoltare e accogliere questo malessere per comprendere cosa ci dice: come stiamo? Dove risiede la nostra soddisfazione? Cosa desideravamo tanto da queste vacanze? Cosa ci impedisce di averlo nella vita quotidiana? Quali desideri procrastiniamo e proiettiamo sull’esiguo spazio della vacanza? Cosa sentiamo incompiuto o non realizzato? Come ci stiamo prendendo cura di noi?

-Impariamo a  non concentrare nello spazio di una vacanza ogni gratificazione e trasgressione e a concederci ritmi più umani sempre, prestando attenzione ai segnali di stanchezza del nostro corpo.

-Proviamo  ad estendere ad ogni giorno quell’atteggiamento mentale che riusciamo a imporci in vacanza: il goderci le cose, non rimuginare sui problemi, il sentirci legittimati a rilassarci e prenderci cura di noi. Bastano anche stacchi minimi, pochi minuti durante la giornata in cui possiamo goderci piccoli piaceri, brevi ma già benéfici.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta Consulenza, sostegno e psicoterapia online tramite videochiamata
Studi a Piane di Camerata Picena (AN) e
Montecosaro Scalo (MC)
Per appuntamento tel. 339.5428950