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Lo psicologo dello sport, chi è e cosa fa. Le differenze con il mental coach

Lo psicologo dello sport lavora soprattutto per aiutare l'atleta a migliorare la prestazione sportiva e a gestire lo stress. Ma fa anche molto altro...

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(Foto di Pexels da Pixabay)

Durante le recenti Olimpiadi, si è parlato molto della condizione mentale ed emotiva degli atleti e di come questa possa influire sulla prestazione. Non ho mai sentito pronunciare così tante volte le parole “psicologia”, “testa”, “mentale” nel contesto di una manifestazione sportiva. D’altra parte, sull’argomento regnano confusione e perplessità ed è capitato più volte, ultimamente, che qualcuno mi rivolgesse domande a proposito: ma serve davvero uno psicologo nello sport? E che fa? Ma serve a curare quelli stressati? E che differenza c’è con il mental coach?

La psicoterapeuta Lucia Montesi

Approfitto dunque dell’occasione per spiegare cosa fa uno psicologo dello sport. Da psicologa, approfondirò l’argomento da questa ottica, lasciando alla fine una precisazione riguardo ai mental coach, che non sono psicologi.

La psicologia dello sport studia i processi cognitivi, emotivi e comportamentali connessi con le prestazioni sportive e con l’esercizio fisico, sia nei  singoli atleti che nelle squadre, sia a livello professionistico, che amatoriale. Qualsiasi performance sportiva è infatti influenzata anche dai fattori mentali. Una condizione di ansia, ad esempio, produce numerose ripercussioni aumentando tensione muscolare, frequenza cardiaca, pressione, sudorazione, rilascio di adrenalina e ormoni dello stress.

Lo psicologo dello sport può lavorare con atleti e squadre di qualunque livello applicando tecniche per massimizzare  la probabilità di raggiungere obiettivi agonistici, ma può lavorare anche con enti e organizzazioni per promuovere lo sport in categorie di popolazione come bambini, adolescenti, anziani, persone con determinate patologie.

Rispetto allo psicologo clinico che si occupa di curare i disturbi psicopatologici, lo psicologo dello sport lavora per migliorare la prestazione sportiva, aiutando singolo atleta e squadra ad essere consapevoli di quali pensieri, emozioni e comportamenti  hanno effetti negativi in gara o in allenamento e a modificarli, e insegnando tecniche psicologiche per incrementare la performance. Il lavoro dello psicologo sportivo è ampio e complesso e in dettaglio comprende:

  • La valutazione psicologica dell’atleta, ovvero dei  comportamenti, pensieri ed emozioni in gara e in allenamento, per identificare i punti di forza e di debolezza, il livello di motivazione, il modo di reagire alle difficoltà e agli stress, il modo di relazionarsi con gli altri, le abilità mentali usate, eventuali disturbi che possano interferire con la prestazione sportiva (e su cui il professionista può intervenire, soprattutto se anche psicoterapeuta, oltre che psicologo).
  • Sostenere e rafforzare la motivazione; aiutare a impostare obiettivi SMART (specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti) e un self talk positivo (parlare a sé stessi in termini positivi, evitando le rimuginazioni su ciò che potrà andare male); aumentare il senso di autoefficacia (quanto crediamo in noi stessi e sentiamo di poter affrontare una sfida) analizzando i risultati ottenuti.
  • Gestire lo stress da competizione e le pressioni da parte della famiglia, dell’allenatore, della squadra, della società sportiva; gestire l’ansia da gara e la reazione all’errore.
  • Insegnare tecniche di rilassamento muscolare, come il training autogeno. Il rilassamento ha come obiettivo anche il miglioramento della concentrazione e può essere parte di altre tecniche, come l’allenamento ideomotorio.
  • Insegnare l’allenamento ideomotorio, una tecnica di visualizzazione finalizzata all’apprendimento e perfezionamento di un gesto sportivo. Consiste nel ripetere mentalmente il gesto tecnico mentre si è in uno stato di rilassamento, percependosi con tutte le sensazioni possibili, ma senza eseguire veramente il movimento. Immaginare il movimento determina una stimolazione dei muscoli interessati che consolida la traccia in memoria del movimento, facilitandone la successiva esecuzione.
  • Gestire il post infortunio con tutti i suoi aspetti emotivi.
  • Accompagnare e preparare alle fasi di transizione, ad esempio il fine carriera dell’atleta professionista, che rappresenta una forma di lutto, in quanto determina la fine di un intero stile di vita condotto per decenni.
  • Valutare le dinamiche all’interno della squadra e rafforzare coesione, cooperazione, senso di appartenenza, concentrazione su obiettivi comuni, buona leadership dell’allenatore; formare e informare  sugli aspetti psicologici dello sport e insegnare tecniche di comunicazione e gestione della squadra.

L’attività di psicologo sportivo richiede conoscenze specifiche e variegate, quindi non è sufficiente essere laureati in psicologia, ma è altamente consigliabile frequentare corsi appositi dopo la laurea.
Il mental coach non è uno psicologo e non è necessariamente in possesso di una laurea, ma di corsi di durata solitamente molto inferiore. Non essendo uno psicologo, non possiede le competenze necessarie per la valutazione diagnostica e di personalità e non può usare strumenti come i test, che sono di esclusiva competenza dello psicologo. Inoltre non possiede le competenze per riconoscere, individuare e tanto meno trattare eventuali disturbi psicologici presenti. Il mental coach si occupa della parte strettamente attinente alla prestazione, la sua competenza è più limitata ed è compresa in quella dello psicologo dello sport. Pertanto, lo psicologo dello sport è sempre anche un mental coach, ma non viceversa.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Per appuntamento tel. 339.5428950
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