Voglio una vita spericolata: il “cercatore di sensazioni”

La ricerca di emozioni forti è un tratto di personalità che induce a cercare intensità attraverso attività eccitanti e rischiose. Non è una patologia, ma può comportare serie conseguenze

La psicoterapeuta Lucia Montesi

La noia e la prevedibilità sono il suo incubo e non tollera le attività ripetitive e monotone. Cerca le emozioni forti, la tensione, il brivido che lo fa sentire vivo attraverso esperienze e attività altamente stimolanti, nuove, imprevedibili e spesso anche rischiose. É il sensation seeker, letteralmente “cercatore di sensazioni”. Può cercare l’eccitazione negli sport estremi, nella guida ad alta velocità o nei viaggi avventurosi, o ancora in investimenti finanziari azzardati, o in relazioni affettive e sessuali sempre nuove, fino ai comportamenti illegali e violenti, come gli atti di vandalismo. Può cercare emozioni intense anche in attività non rischiose come ascoltare certa musica, guardare film d’azione o horror, partecipare a feste movimentate, frequentare persone anticonformiste, avere un abbigliamento inusuale.

Queste persone non cercano il rischio in sé, però sono proprio le circostanze rischiose a far provare le sensazioni più forti.  La situazione rischiosa cattura l’attenzione, fa sentire pieni di energia grazie all’attivazione dell’adrenalina che scatta  di fronte ad un pericolo. I cercatori di emozioni non trovano però appagamento duraturo e il bisogno di sensazioni intense si ripropone di continuo portando a saltare da un’attività all’altra per sentire di nuovo il batticuore. Hanno una soglia della noia molto bassa, sono impazienti e devono subito gettarsi in qualche nuova attività eccitante, altrimenti diventano inquieti e irritabili.

Zucherman è lo studioso che si è occupato maggiormente di sensation seeking e sostiene che sia una caratteristica dovuta a una bassa attivazione del sistema nervoso, che induce queste persone a cercare nell’ambiente esterno delle stimolazioni, al contrario delle persone che hanno un’alta attivazione interna e non hanno bisogno di cercare sensazioni da fonti esterne. I cercatori di sensazioni hanno una forte tendenza ad esplorare l’ambiente, cosa che di per sé ha una funzione utile alla sopravvivenza e all’ evoluzione della specie, consentendo anche l’accesso al nuovo e al cambiamento; per Zucherman, infatti, questo tratto è un bisogno primario dell’uomo che permette il progresso e la creatività.

Nei cercatori di sensazioni si rileva un alto livello di testosterone,  che è in genere associato a comportamenti disinibiti, aggressività, ricerca di sensazioni anche attraverso droghe; c’è una carenza dell’enzima monoamminoossidasi e di conseguenza un deficit della regolazione della dopamina, collegata alla ricerca immediata del piacere. Oltre ai fattori genetici e biologici, anche l’ambiente ha un ruolo importante: la ricerca di sensazioni forti è diventato un imperativo sociale, i mass media propongono l’immagine vincente di un individuo  (iper)attivo, dinamico, pronto a esperienze eccitanti, o meglio, sempre più eccitanti, dato che tutto prima o poi dà assuefazione e occorre osare sempre di più. Nei modelli di vita proposti – ad esempio – dalla pubblicità,  ciò che è stabile e duraturo è vissuto come piatto e sgradevole, mentre  ciò che sorprende e dà una scarica di adrenalina sembra essere l’unico modo per sentirsi vivi.

La ricerca di sensazioni è un tratto della personalità che si mantiene stabilmente e che di per sé non è patologico. Riguarda tutti gli ambiti di vita della persona, dalle relazioni affettive, al lavoro, agli interessi e passioni. Come altri comportamenti, è normale o patologico a seconda della sua intensità e del modo in cui viene messo in atto. Se la ricerca del brivido si concretizza, ad esempio, nel fare lo stunt-man o nel buttarsi col paracadute o nel dedicarsi ai viaggi, il bisogno della persona trova un appagamento adattivo, in un modo accettabile in cui conserva la capacità di gestione e controllo della propria vita. Se invece l’emozione forte arriva dal guidare spericolatamente in città o da una sessualità promiscua o dal bere in modo sfrenato, ne derivano possibili danni per la propria e altrui incolumità e per la propria salute.

Il confine tra la ricerca di sensazioni come normale tratto di personalità e, invece, come sintomo di un disturbo di personalità, è abbastanza sfumato. In effetti si tratta di caratteristiche affini ad alcuni disturbi di personalità, in particolare il disturbo borderline  e antisociale, e molti soggetti con diagnosi di questi disturbi di personalità presentano uno spiccato bisogno di ricercare sensazioni, fino a comportamenti estremi, o per la difficoltà a rimandare la gratificazione e il piacere, o per colmare il perenne senso di insoddisfazione e vuoto.

Nel caso in cui la ricerca di sensazioni forti diventi disadattiva compromettendo il funzionamento nei vari contesti di vita, occorre un lavoro che aiuti la persona a imparare a tollerare la frustrazione di rapportarsi con la realtà quotidiana,  a gestire l’impulsività, a riconoscere la pericolosità delle situazioni, a tener conto dei diritti degli altri.

 

 

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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