I pericoli del pensiero positivo

La corrente del pensiero positivo propone l'evitamento di emozioni e pensieri negativi come strada per la felicità e il successo. Combattere e reprimere la negatività può però essere controproducente e dannoso

La psicoterapeuta Lucia Montesi

“Volere è potere”, “Pensa positivo e tutto andrà bene”, “Se lo vuoi, ci riuscirai”, “Se ci credi, tutto è possibile”, “Diventi ciò che pensi”, “Impossibile è solo un limite della tua mente”, “Se pensi negativo, ti accadranno cose negative”: sono esempi di frasi motivazionali tipiche del filone del pensiero positivo, che dagli anni ’90 si è diffuso soprattutto negli Stati Uniti e ha sedotto milioni di persone in tutto il mondo. Oggi basta digitare “pensiero positivo” su Google per essere travolti da materiale sull’argomento, e soprattutto da proposte di corsi, seminari, gruppi che promettono la felicità e  il successo potenziando l’autostima e l’ottimismo e fortificando la personalità.

Il concetto cardine della corrente del pensiero positivo è che occorre sbarazzarsi di pensieri ed emozioni negative, che ostacolano il raggiungimento dei propri obiettivi. È una interpretazione distorta della psicologia positiva, che si è diffusa originariamente con l’intento di sottolineare e rafforzare le potenzialità e le risorse della persona. Il filone del pensiero positivo, invece, propone una visione ultrasemplificata per cui la felicità corrisponde alla presenza di emozioni positive e gioiose e all’assenza di emozioni negative come rabbia e tristezza; non si basa sulle conoscenze della psicologia e non tiene conto che la mente umana è molto più complessa ed articolata.

Il potere del pensiero positivo sarebbe quello di evitare i pensieri negativi, controllandoli e facendoli virare verso il positivo, permettendo di ottenere felicità, salute e performance efficienti.

La realtà è che la mente umana tende di per sé a produrre pensieri ed emozioni negative, come esito dell’antica necessità di sopravvivere in un mondo pieno di insidie: si è abituata a immaginare il peggio per prevenire le minacce. Anche se oggi molti di quei pericoli non esistono più, la mente continua a funzionare allo stesso modo e ci fa pensare in negativo e sentire emozioni sgradevoli per guidarci, metterci in allerta, comunicarci che qualcosa è pericoloso. Questo ha una funzione adattiva. Di fronte ad una malattia grave, ad esempio, le emozioni negative che si attivano sono considerate parte di un sano adattamento che permette di fronteggiare la malattia.

Combattere contro questi prodotti della mente è perciò uno sforzo che, oltre che spesso vano, può diventare controproducente. “Quanto più rimugini un pensiero negativo, tanto più esso viene rinforzato”, recita uno dei mantra del pensiero positivo. Ma gli studi fatti sull’argomento dimostrano semmai il contrario: più cerchiamo di allontanare pensieri ed emozioni sgradevoli, più questi premono per avere uno spazio.

“Se pensi alle cose brutte, attrai cose brutte”: tutto ciò che è negativo va allontanato, o meglio represso, ma ciò non fa che sospingerlo nell’inconscio, facendo sì che si manifesti in altri modi. Sempre che si riesca ad allontanarlo: più spesso il tentativo di debellarlo porta solo frustrazione. Reprimere le idee negative cercando di cambiarle in positive è un inganno verso sé stessi, mette una barriera che allontana dal proprio autentico sentire. Allontana anche dagli altri, perché il pensiero positivo forzoso rende intolleranti verso il dolore altrui: «Basta lamentarti, pensa positivo!»

L’idea che per essere felici basti volerlo risulta ansiogena e colpevolizzante per tutte quelle persone che non riescono a vedere il lato positivo delle situazioni di sofferenza in cui si trovano. Pensano di essere sbagliate per le emozioni negative che provano e credono di essere deboli e incapaci di reagire.

Distrarsi forzatamente da pensieri negativi significa non riconoscere e accettare la sofferenza. Coltivare pensieri ed emozioni positive è certamente un bene, ma non con l’intento di utilizzarli come antidoto a quelle negativi e in sostituzione di essi. Accettare e lasciar scorrere anche pensieri ed emozioni sgradevoli senza tentare di scacciarli permette di esistere pienamente. Vivere in modo positivo significa poter accettare ciò che accade in un dato momento, permettersi di vivere l’istante presente, sia che si tratti di un momento di gioia o invece di tristezza e di dolore. La vera serenità non si ottiene con facili ricette che illudono di poter controllare i pensieri dolorosi, ma passa attraverso la capacità di conoscere e accettare anche il dolore e viverlo con consapevolezza. La vera psicologia positiva non offre scorciatoie per la felicità, ma aiuta a trovare la speranza nelle situazioni difficili, a dare un senso all’esistenza e a funzionare nel modo migliore possibile anche vivendo la sofferenza.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Tel. 339.5428950