Perché i bambini sono aggressivi?

Sono diverse le cause, che vanno dal tipo di attaccamento e di relazione con i genitori ai modelli di comportamento proposti dai media. Scopriamo con la psicoterapeuta Lucia Montesi le motivazioni di questo atteggiamento nell'età infantile

Immagine di repertorio

Sono soprattutto insegnanti ed educatori a porsi la domanda, oppure genitori che non sanno più come gestire il comportamento dei propri figli. Perché i bambini sono aggressivi? O meglio, perché i bambini sono più aggressivi? C’è infatti la diffusa percezione che, rispetto al passato, i comportamenti aggressivi dei bambini stiano aumentando progressivamente e sia sempre più difficile contenerli, sia a scuola, che in famiglia.

Quali sono le cause dell’aggressività infantile? La risposta è molto complessa, i fattori che possono intervenire e sovrapporsi sono molteplici, e per ogni bambino la spiegazione può essere diversa. Occorre innanzitutto distinguere un’aggressività sana da una disfunzionale.

L’aggressività non è di per sé negativa, anzi, una certa quota è naturale e funzionale alla crescita, soprattutto nei bambini più piccoli. Un bambino piccolo di 2/3/4 anni, non ha ancora sufficienti strumenti verbali per interagire con gli altri, esprimere i suoi desideri, esprimere frustrazione e collera, e può utilizzare comportamenti aggressivi come mordere, tirare i capelli, dare pugni, lanciare oggetti per esprimersi, per affermare sé stesso e vedere fino a dove può spingersi. Compito dell’adulto è aiutarlo progressivamente a comunicare o sfogare le emozioni usando mezzi che non procurino danno o sofferenza agli altri o a sé, sostituendo i suoi comportamenti con altri più adeguati.

La psicoterapeuta Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

L’aggressività infantile diventa spia di un problema o un disagio quando è la modalità prevalente di rapportarsi agli altri, diventa quindi pervasiva, costante, difficilmente modificabile dall’intervento dell’adulto, arreca danni importanti, è immotivata.

Vediamo ora quali fattori possono incidere sull’aggressività del bambino, favorendola.

L’ambiente familiare è il contesto che ha più influenza sul bambino e ne orienta i comportamenti, soprattutto nei primi anni di vita. In particolare, il tipo di attaccamento e la qualità della relazione che si instaurano tra genitore e bambino sono un forte predittore dell’aggressività. Un attaccamento problematico nei primi tre anni di vita può portare a difficoltà a instaurare relazioni affettive, a una forte rabbia, uno scarso controllo degli impulsi e assenza di rimorso. Perché si formi un attaccamento sicuro, il bambino ha bisogno di un genitore che percepisca i suoi bisogni, li sappia interpretare, si sintonizzi affettivamente con lui, risponda in modo pronto, costante e prevedibile.

Così il bambino impara la fiducia reciproca, esplora l’ambiente con sicurezza, impara a controllare impulsi ed emozioni, impara la compassione per gli altri, sa che c’è qualcuno a cui può rivolgersi se ha bisogno. Un attaccamento sicuro è il miglior fattore protettivo contro comportamenti violenti. Se invece il genitore non fa tutte queste operazioni, o lo fa in modo contraddittorio e incostante, può stabilirsi un attaccamento insicuro che rende il bambino più impulsivo, oppositivo, rabbioso, impaurito, sfiduciato, incapace di controllarsi, sempre sulla difensiva.

Lo stile educativo ha una forte influenza. Sia uno stile troppo punitivo che uno lassista possono favorire l’aggressività. Lo stile peggiore vede una disciplina lassista unita a un atteggiamento ostile dei genitori: ad esempio, cedere alle richieste del bambino anche quando non è opportuno, e poi occasionalmente reagire in modo esagerato con punizioni anche sproporzionate; oppure, accontentare il bambino in tutto, ma allo stesso tempo criticarlo costantemente; dare punizioni fisiche molto dure, e allo stesso tempo essere poco coinvolti nella vita del figlio.

Fattori biologici e genetici sono correlati a un maggior rischio di aggressività: esposizione prenatale a droghe ed alcol, stress della madre in gravidanza, prematurità, deficit nutrizionali; un temperamento disinibito del bambino, deficit cognitivi, problemi attentivi.

Anche un ambiente culturale in cui sono presenti modelli violenti alimenta l’aggressività dei bambini. I bambini che guardano cartoni animati violenti sono più predisposti a picchiare i compagni, a non rispettare le regole, sono meno sensibili alla sofferenza degli altri. La nostra cultura propone purtroppo un’immagine vincente della persona aggressiva, competitiva, che persegue i propri obiettivi e il benessere individuale senza troppi scrupoli. Gli episodi di aggressività tra adulti sono molto più diffusi che in passato, e i bambini osservano e apprendono che l’aggressività è un modo legittimo per risolvere i problemi o per ottenere ciò che vogliono.

Comportamenti aggressivi possono essere una modalità per suscitare l’interesse e l’attenzione dei genitori, o essere la risposta ad aventi stressanti e a cambiamenti significativi come la nascita di un fratellino, un trasloco, un lutto in famiglia, la malattia di un genitore; possono manifestarsi a scuola o in altri contesti gruppali per rivalità, per desiderio di possesso di un gioco, per difendersi da compagni a loro volta aggressivi, per difendere i propri diritti, per emulazione, per ricerca di attenzione, per senso di inferiorità.

Di fronte a un’ aggressività eccessiva di un bambino, occorre dunque chiedersi: che messaggio sta mandando? Si tratta di un modo per esprimere un disagio o una sofferenza? Comunica un bisogno del bambino? Ci segnala invece che qualcosa  nel contesto va modificato?

Nel prossimo articolo approfondiremo come gestire i comportamenti aggressivi e come aiutare il bambino ad esprimere in modo funzionale la sua rabbia.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Consulenza anche via Skype
Tel. 339.5428950