Se la furbizia diventa un valore

La nostra società la considera una dote da ammirare, mentre la vittima del furbo è derisa come ingenua e credulona. Facciamo chiarezza con la psicoterapeuta Lucia Montesi

Qualche giorno fa mi serviva un aforisma sulla furbizia. Cercavo una frase incisiva che mettesse in luce tutta la bassezza di certi comportamenti dei “furbetti”. Come altre volte, ho quindi spulciato tra i vari siti di frasi e aforismi alla ricerca di qualcosa che mi colpisse. Ho così amaramente scoperto che quello che per me era ovvio – la negatività della furbizia intesa come abile raggiro – non lo era affatto. La maggior parte delle citazioni trovate, infatti, dipingeva la furbizia come una dote da ammirare, e anzi, peggio ancora, concludeva che se c’è qualcuno che fa il furbo, è perché ci sono i fessi che si fanno raggirare. Il messaggio, in pratica, è che il problema è dell’ingenuo/stupido/babbeo che non è altrettanto furbo e scaltro di chi lo raggira. Una delle declinazioni del pensiero malato per cui la colpa è della vittima, e non di chi si comporta male o in modo ingiusto.

La psicoterapeuta Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

“Furbizia” significa ottenere un vantaggio per sé facendo in modo che l’altro non si accorga di aver subito un danno, perché la portata del danno non è eclatante, oppure perché la scoperta avviene solo tempo dopo. Il furbo cerca di utilizzare ogni occasione per ottenere un tornaconto personale, a scapito di qualcun altro, o dell’intera società. Gli esempi sono infiniti. Anche stamattina, al semaforo di un senso unico alternato, c’erano i soliti due furbi che sono passati col rosso accodandosi all’auto davanti, che importa se poi quello dall’altro lato non potrà passare al verde perché ci sei tu in mezzo alla strada. C’è quello che per saltare la fila in autostrada passa nella corsia di emergenza e poi ti si affianca pretendendo che tu lo faccia entrare nella fila. C’è il negoziante che raddoppia il prezzo di un articolo per poi offrirtelo in saldo e fartelo pagare in realtà più del prezzo originario. Fino al candidato al concorso che consegna il cellulare prima della prova, come da regolamento, e se ne tiene addosso un altro nascosto per ricevere le risposte. Sono talmente tante le “furbate” che neanche ce ne accorgiamo o le percepiamo più come tali: sono la normalità, magari ci infastidiscono ma le tolleriamo.

Le conseguenze sono diverse. Certo, dover attendere qualche secondo in più al semaforo perché quello dall’altra parte è passato col rosso, ha un peso diverso che ritrovarsi sotto i ferri di un chirurgo che ha vinto il concorso facendo il furbo. Ma è il principio che conta, è il pensiero sottostante che è grave: io aggiro le regole per mio tornaconto, senza curarmi delle conseguenze per gli altri.

Il furbo di solito gode del fatto di esserlo, se ne vanta, messo di fronte a un suo comportamento scorretto ti risponde “Be’, fallo anche tu!”, oppure si autoassolve perché “tutti fanno così”, o perché costretto dal contesto: “Eh, va be’, non faccio la fattura, ma se non fai così lo stato ti si mangia tutto!”. Siamo sempre a lamentarci della disonestà degli altri, ma poi quando siamo chiamati in causa noi, ognuno ha una valida giustificazione.

Molti confondono i termini furbizia e astuzia, li considerano sinonimi ma non lo sono. L’astuzia è una forma di intelligenza, la capacità di ingegnarsi per trovare una soluzione ai problemi, l’abilità di ragionare in modo da cavarsi d’impaccio nelle difficoltà, con vantaggio proprio ma senza nuocere  a nessuno.

La furbizia invece è cercare di ottenere un tornaconto personale facendo in modo che la vittima non se ne accorga. L’astuzia è una dote positiva. La furbizia ha connotazione negativa. Il passo dalla furbizia alla disonestà e all’inganno è davvero brevissimo.

La nostra società esalta il raggiungimento degli scopi personali e il successo del singolo e propone del furbo un’immagine vincente e affascinante. L’aspetto più desolante è che chi subisce il comportamento del furbo non trova solidarietà e comprensione, è anzi deriso come un ingenuo che si fida degli altri e non ci si cura dei suoi diritti. Questo fa sì che tante persone vittime di truffe e raggiri non denuncino, perché si vergognano di far sapere che sono state così sciocche da farsi abbindolare.

Molti si lamentano dei “furbetti” ma poi in casa, con i figli, propongono un modello di disonestà, anche senza accorgersene. Alcuni genitori sono essi stessi furbi che mostrano questo modello di vita ai figli, oppure sono quelli che dicono ai figli “Se lo fanno tutti, fallo anche tu!”. Ma basta meno. Ogni volta che un bambino racconta un episodio in cui ha subìto una qualche scorrettezza da parte di un furbo, e gli si risponde “Eh…però, anche tu…come si fa a essere così stupidi!”, “La prossima volta vedi di essere più sveglio!”, quel bambino si sente non solo spinto verso comportamenti scorretti, ma soprattutto solo, non capito, ferito, confuso, arrabbiato. Gli si potrebbe invece rispondere: “Quella persona ha sbagliato, ha avuto un comportamento scorretto. Mi dispiace, immagino come ti senti. Vediamo come poter fare perché non accada”.

Ognuno deve prendersi la responsabilità del mondo che contribuisce a creare. Un mondo di furbi è una prospettiva inquietante: una guerra in cui comunque anche il furbo troverà quello più furbo di lui, e in cui non puoi fidarti di nessuno. Un panorama in cui dominano opportunismo e degrado etico e che demotiva e spegne l’entusiasmo e l’impegno nelle persone che basano la propria realizzazione su intelligenza, conoscenza, capacità personali, rispetto degli altri e delle regole di una convivenza civile.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta

Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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