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Cosa dire e come parlare ai bambini del Coronavirus

Anche i più piccoli devono essere informati su ciò che sta accadendo, senza nascondere la verità ma trasmettendo fiducia e conforto. Ecco i consigli della psicoterapeuta Lucia Montesi

«Per loro è tutta vacanza», «Non possono che essere contenti, niente scuola!», «Sono piccoli per capire»: come in ogni altra circostanza difficile, a noi adulti piace cullarci nella pia illusione che i bambini non si accorgano di nulla e proseguano sereni la loro vita quotidiana.

La psicoterapeuta Lucia Montesi

Posto che questo non accade neanche nelle vicende più personali, specifiche di ogni famiglia (un genitore o un nonno che si ammala di tumore, ad esempio), diventa impensabile nella attuale situazione di allarme per il coronavirus, in cui la maggior parte degli adulti parla costantemente della malattia, si scambia pareri, notizie ansiogene, o si comporta in modo convulso in preda al panico.

I bambini, come sempre, ci osservano e si preoccupano. Non sempre lo danno a vedere: alcuni fanno domande dirette, ma spesso scopriamo solo dai loro disegni o dai loro giochi quanto in realtà sono preoccupati per il virus. Anche quando siamo attenti ad evitare l’argomento, loro leggono il nostro comportamento non verbale, lo sguardo preoccupato, la tensione in casa, e notano ogni cambiamento delle abitudini quotidiane. Gli adolescenti, a loro volta, sono esposti al bombardamento di notizie allarmanti che invade internet e i social, spesso senza il controllo e il filtro di un adulto. Per la maggior parte dei bambini e dei ragazzi il virus è ancora una minaccia lontana, ma molti hanno genitori o nonni contagiati o in isolamento precauzionale e alcuni, per fortuna pochi, sono stati essi stessi contagiati.

Diventa perciò indispensabile parlare con loro del virus, spiegando ciò che accade senza nascondere, ma allo stesso tempo dando conforto e fiducia, come dovremmo fare ogni volta che ci troviamo a comunicare ai bambini delle notizie cattive e preoccupanti. Soprattutto, però, dobbiamo gestire le nostre emozioni senza esserne travolti: va bene una sana paura, ma non un panico incontrollato che spaventa i bambini, perché perdono il punto di riferimento e il contenimento dell’adulto.

Cosa dire e quali parole usare per spiegare la situazione? Ecco alcuni punti importanti da affrontare:

  • Cos’è il coronavirus? Possiamo dire che il coronavirus è un esserino così piccolo che si vede solo al microscopio, è nuovo, viene da lontano e per la prima volta è arrivato da noi. Il virus può entrare nel corpo delle persone e provocare a volte una malattia, che assomiglia all’influenza che già conosciamo; in poche persone la malattia è grave, e purtroppo alcune, che erano anziane e già malate, sono morte. I bambini si ammalano di meno e guariscono facilmente, quindi per loro non è così pericoloso, ma in tutto il mondo ci stiamo preoccupando di sconfiggere questo virus, soprattutto perché dobbiamo proteggere quelle persone che rischiano di più,  e dobbiamo fare in modo che non si ammalino troppe persone e ci siano cure per tutti; perciò tutti dobbiamo collaborare.
  • Cosa possiamo fare? Il virus per ora si trova solo in alcune zone. Dato che non abbiamo ancora trovato una medicina che lo sconfigga velocemente,  alle persone che ci abitano  viene chiesto di non uscire dal paese in modo da non portare il virus anche in altri posti; possiamo chiudere i posti affollati, come le scuole, i cinema, le palestre, in modo che il virus non trovi più persone da contagiare e venga sempre più messo in trappola. Così possiamo catturarlo e scoprire una medicina per farci guarire in fretta.
  • Responsabilizziamo anche i più piccoli sulle norme igieniche da seguire: lavare le mani per il tempo necessario a cantare una canzoncina, coprire naso e bocca quando si starnutisce o tossisce, tossire nel gomito, buttare via i fazzoletti ecc. Spieghiamo che in questo modo impediamo al virus di spostarsi e infettare le persone. Oltre ad essere abitudini sempre raccomandabili, in questo momento  permettono di sentire almeno in parte un controllo.
  • Diciamo loro che la paura è normale, che è normale essere spaventati, arrabbiati e qualche volta piangere, che anche noi a volte abbiamo paura, che possiamo  darci conforto reciproco e pensare insieme a qualche cosa da fare per   sentirci meglio.
  • Se a essere infettati sono i familiari, non cadiamo nella tentazione di tenerlo nascosto, perché quasi certamente i bambini lo intuiranno lo stesso e, non potendone parlare, immagineranno qualcosa di ancor più spaventoso della realtà. Lo stesso, a maggior ragione, se sono loro ad aver contratto il virus. Anche i bambini piccoli hanno diritto di sapere cosa accade, con parole semplici, ma soprattutto con la rassicurazione che il loro corpo è molto forte contro il virus.
  • Con i bambini che devono stare in casa, sforziamoci di mantenere il più possibile le abitudini di sempre, che sono rassicuranti e trasmettono normalità: giocare, guardare la tv, fare i compiti.
  • Aiutiamo i ragazzi più grandi a dare il giusto peso a ciò che circola sui social network; anche se si mostrano apparentemente indifferenti o ostentano sicurezza, senza pressarli troppo usiamo le occasioni quotidiane per trasmettere messaggi equilibrati.
  • Ricordiamo che ci sono tante persone che stanno lavorando nel mondo per sconfiggere il virus e che ce la faremo. Nel frattempo, seguiamo le regole che ci sono state date, esprimiamo le nostre paure ma cerchiamo anche di fare le cose che ci fanno stare bene.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Consulenza anche via Skype
Tel. 339.5428950