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Benessere

Capodanno, perché a molti non piace

La discrepanza tra l'imperativo sociale di divertirsi nella festa più sfavillante dell'anno e il reale stato d'animo suscita malessere in tante persone

fuochi d'artificio, giochi pirotecnici e botti di capodanno

È la domanda più inflazionata da metà dicembre in poi: che fai a capodanno? Impossibile sfuggire, è pronunciata quasi in automatico, a meno che uno non se ne stia zitto per non far sapere cosa ha organizzato e per non correre il rischio che l’interlocutore indesiderato si aggreghi. Ma, a dispetto di tutti gli sfavillanti attributi di cui la convenzione sociale circonda il capodanno, gran parte delle persone vive questo appuntamento con un certo fastidio, se non una vera avversione.

Se per adolescenti e giovani possiede un suo fascino, per molti adulti diventa una faccenda da risolvere nel modo più indolore possibile, soprattutto dal punto di vista economico. Inoltre gli adulti hanno più ricordi, più perdite che fanno percepire con più acutezza la mancanza nei giorni di festa e una maggiore percezione del tempo che passa e non torna.

Lo scarso entusiasmo nei confronti di questa festa si intuisce dal dilagare sui social, in corrispondenza della data fatidica, dell’ormai stra-noto discorso di Gramsci, che manifestava il suo odio per il capodanno come scadenza fissa da azienda commerciale e rivendicava il proposito di fare di ogni giorno un capodanno, nel senso di occasione di bilanci e di rinnovamento personale.

La psicoterapeuta Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

Cosa rende il capodanno sgradevole per molte persone? Innanzitutto, l’imperativo di divertirsi: bisogna per forza uscire, andare da qualche parte, fare tardi, stare con gli amici ed essere felici. E di solito, tutto ciò che è imposto forzatamente produce l’effetto contrario, soprattutto se si tratta di stati d’animo. Anche chi non si sente particolarmente elettrizzato, si sforza di mostrarsi tale soprattutto nelle foto dei brindisi che a mezzanotte intasano i social, in una  sorta di  recita collettiva che amplifica l’impressione che tutti si stiano divertendo tantissimo e sottolinea ulteriormente la sensazione e il timore di essere gli unici  a non passare un capodanno strepitoso. Molte persone che in realtà vorrebbero starsene a casa in tranquillità, finiscono per adeguarsi a quanto fanno gli altri per il timore di apparire strane, perché per un giorno bisogna fare qualcosa di speciale e perché il pensiero comune considera triste un capodanno passato da soli o con poche persone.

Conformismo e consumismo sono due aspetti che disturbano chi non ama questa ricorrenza, più di quanto accada con il natale, in cui sono controbilanciati dal significato religioso della festa, dall’attenzione maggiormente concentrata sulla famiglia e sulla reciprocità dello scambio dei doni. Del capodanno dominano il caos nei supermercati, la ricerca del posto più “in” dove festeggiare, e , non di rado, l’ostentazione della cifra spesa per l’occasione.

È sempre più diffusa anche l’avversione per i tradizionali botti, grazie a una maggiore sensibilità per le conseguenze che il rumore provoca negli animali, che ha portato anche diversi comuni a emanare divieti in proposito. Chi si preoccupa per i danni anche molto gravi causati a cani, gatti e uccelli, vive con amarezza e  disappunto ciò che per altri costituisce  un corredo irrinunciabile ai festeggiamenti.

Da un punto di vista psicologico, il capodanno può avere una funzione positiva perché abbiamo bisogno di un appiglio esterno, una data che segni la fine di qualcosa e l’inizio di altro e che, per il suo carattere simbolico, ci induca a fermarci a fare un bilancio, a riflettere se siamo soddisfatti, se qualcosa ci manca e se vogliamo cambiare. Anche se il tempo fluisce in modo continuo e i nostri calendari sono solo una punteggiatura arbitraria che gli sovrapponiamo, resettare la numerazione dei giorni e cominciare da capo ci aiuta a non proseguire ciecamente nelle nostre abitudini, trascinati dalle cose da fare senza la consapevolezza di dove stiamo andando e con il rischio di sprecare l’esistenza. Sempre che gli obiettivi che poi ci poniamo con l’inizio dell’anno, siano veramente autentici e  non piuttosto, anche essi, stereotipati e impersonali ( i soliti dimagrire, andare in palestra, smettere di fumare) e perciò destinati a fallire, perché non veramente sentiti.

D’altra parte, il carico di aspettative che pende su questa data è terreno fertile per delusioni e riflessioni amare. Proprio l’enfasi sul fare bilanci può portare a considerarsi falliti. Il capodanno significa per molti solitudine, ansia e depressione. Nelle persone che hanno già una sofferenza psichica spesso si riacutizzano i sintomi, ma anche chi non ha un particolare disagio psicologico può avvertire tristezza. Dover ostentare emozioni positive non fa che esacerbare il disagio, e la discrepanza tra la felicità che ci si aspetta di provare e lo stato d’animo reale può precipitare nella crisi le persone più sensibili.  Chi è ansioso può pensare di essere diverso e anormale, senza immaginare che anche dietro volti apparentemente allegri possono nascondersi ansie e fragilità. Uno studio sulla popolazione inglese rivela che quasi il 20% considera il capodanno addirittura il giorno più triste dell’anno, un altro studio segnala che il 70% degli italiani vive le feste natalizie senza entusiasmo e con ansia (21%) e depressione (12%).

Che fare, allora? Accettare ciò che sentiamo senza tentare di reprimerlo. Il malessere è un segnale importante che ci dice di cosa abbiamo bisogno. Non dovrebbero essere le convenzioni sociali a stabilire come vivere queste giornate, anzi, più cercheremo di adeguarci a un’imposizione esterna, più il malessere busserà ancora più forte per farsi ascoltare.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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Tel. 339.5428950