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Psicologia dell’abbigliamento: come ci percepiscono gli altri in base a come ci vestiamo

Il nostro modo di vestire oltre ad avere un potente impatto nel determinare il comportamento degli altri, come ci giudicano e ci trattano, influenza anche il nostro umore e le nostre prestazioni. Ce ne parla la psicoterapeuta Lucia Montesi

Il camice bianco è l’esempio emblematico. Quando prendo l’ascensore nell’ospedale in cui lavoro e ho addosso il camice, è tutto un «Prego dottoressa, prima lei», «Entri pure, dottoressa, ci stringiamo», «Esca prima lei, che ha da fare»; quando prendo l’ascensore senza camice: tre gomitate nello sterno, quattro pestate, «Te nina aspetti, che siamo già tanti»!

La semplice presenza di un indumento ha perciò un potente impatto nel determinare il comportamento degli altri. Il camice è una divisa fortemente connotata e non stupisce che possa influenzare in modo tanto marcato le reazioni degli altri, ma in realtà lo stesso accade anche con capi di abbigliamento molto più neutri. In generale, il modo in cui ci vestiamo influenza sia il modo in cui ci percepiscono, ci giudicano e ci trattano gli altri, sia il modo in cui ci sentiamo e ci comportiamo. Il nostro abbigliamento può persino determinare se saremo assunti o meno a un colloquio di lavoro (il 37% degli addetti alle risorse umane rivela di scegliere il candidato sulla base del suo vestiario ). È sconfortante il fatto che un aspetto così superficiale possa influenzare decisioni tanto importanti, che l’apparenza conti fino a questo punto; tuttavia, diventa più comprensibile se consideriamo il significato simbolico che la nostra mente associa, in gran parte inconsapevolmente, ai diversi modi di abbigliarsi.

Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

Molte ricerche hanno indagato come vengono percepite le persone dagli altri a seconda di ciò che indossano. Così, sappiamo ad esempio che le persone che indossano una divisa o sono vestite in modo più professionale ottengono più fiducia, più collaborazione, più favori, più aiuto. Chi ricopre posizioni professionali di rilievo, è giudicato più intelligente, responsabile e autorevole se indossa un vestiario più sobrio e morigerato, soprattutto se è donna. Una donna vestita in modo più femminile è giudicata meno competente.
Le persone vestite in modo simile a noi ci suscitano più empatia e tendiamo a preferirle: un candidato che si vesta in modo simile al datore di lavoro, ha più probabilità di essere assunto.
Se una persona ha un aspetto distinto, viene considerata più facilmente una brava persona che non ci farà del male.  Lo stesso ragazzo, se mostrato con bei vestiti, è percepito come uno studente più bravo rispetto a quando è mostrato in abiti meno raffinati.

Si tratta di pregiudizi per cui dall’aspetto esteriore vengono inferite qualità interiori in modo estremamente superficiale. Tuttavia,  queste attribuzioni avvengono in modo in gran parte inconscio per il bisogno che la nostra mente ha di valutare e categorizzare la realtà. La nostra mente ha bisogno di individuare subito di chi possiamo fidarci, chi dobbiamo temere come un pericolo, e per decidere in fretta non può compiere analisi approfondite, ma si affida appunto a dei pregiudizi.

Gli abiti che indossiamo hanno anche il potere di modificare il nostro stato d’animo e persino le nostre prestazioni cognitive. Il famoso studio della dottoressa Karen Pine sul rapporto tra abbigliamento e performance, ha mostrato che il solo fatto di indossare una maglietta che raffigurava Superman, faceva sentire i soggetti dello studio più forti, più attraenti, e soprattutto migliorava davvero la loro prestazione a test cognitivi, rispetto ad altri che indossavano una semplice maglietta bianca. In uno studio di M. Slepian, studenti vestiti con abiti formali utilizzavano nei test un pensiero più astratto rispetto a quelli vestiti in modo sportivo. E ancora: ragazze vestite con il maglione hanno prestazioni migliori a test di matematica rispetto a quando svolgono lo stesso test in costume; soggetti a cui viene fatto indossare un camice bianco “da medico” hanno prestazioni cognitive migliori rispetto a quando indossano lo stesso identico camice presentato però come “da imbianchino”; impiegati si sentono più competenti e autorevoli quando indossano abiti formali.

Non è l’abito in sé che conta, ma il significato che gli diamo.
Perché abbiano un effetto sui nostri processi mentali, dobbiamo attribuire agli abiti un significato simbolico. Se vogliamo dare una certa immagine di noi, dobbiamo quindi fare attenzione a cosa simboleggiano certi abiti nell’immaginario comune. Tuttavia, non c’è una ricetta per cui a un certo vestiario, corrisponda sempre una certa percezione. L’effetto finale dipende anche da come personalmente ci sentiamo con quell’abbigliamento: se ci fa sentire a disagio, probabilmente appariremo goffi e impacciati, invalidando il risultato che volevamo ottenere. Dovremmo quindi trovare il giusto equilibrio, rispettando le nostre preferenze ma senza sottovalutare l’evidenza che la percezione sociale procede largamente, purtroppo, per pregiudizi.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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