Disturbo da deficit di attenzione, quale aiuto dai genitori?

I genitori dei bambini con questo disturbo sono spesso esasperati dal comportamento dei figli. Le strategie educative più utili prevedono regole chiare e rinforzi positivi

Non sta fermo un attimo, si distrae molto facilmente, interrompe sempre gli altri, è impulsivo. E poi non obbedisce, si comporta male, è aggressivo in famiglia e coi compagni. Molti genitori di bambini con disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD)  sono esasperati, non sanno come aiutare il figlio nelle difficoltà scolastiche e come gestire i suoi comportamenti problematici. Spesso oscillano tra punizioni molto severe e momenti di lassismo e impotenza. Non a caso tra gli interventi è previsto il parent training, incontri rivolti ai genitori per informare sul disturbo e soprattutto fornire strategie educative.

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) è un disturbo dello sviluppo neuropsichico del bambino che si manifesta in modo molto eterogeneo con vari gradi e combinazioni di inattenzione, impulsività e iperattività. Non si tratta di semplice vivacità, né dell’esito di un’ educazione inadeguata, ma deriva dal concorso di fattori genetici, neurobiologici e ambientali e procura difficoltà in più ambiti (ad esempio, sia a scuola che a casa, o nelle relazioni con i coetanei), con una significativa compromissione del funzionamento del bambino.

La psicoterapeuta Lucia Montesi

Tralasciando in questo contesto gli interventi specialistici rivolti al bambino, cosa possono fare i genitori per sostenere il figlio con ADHD e per gestire le situazioni problematiche nella vita quotidiana?

Intanto, la conoscenza del disturbo permette di adottare il giusto atteggiamento verso il bambino. Sapere che le sue difficoltà non dipendono da pigrizia o da scarso impegno, o che l’incapacità di conformarsi alle regole deriva da un deficit neurobiologico nell’autocontrollo e nell’inibizione delle risposte impulsive, consente di abbandonare il tono accusatorio con cui spesso, purtroppo, ci si rivolge al bambino, per riconoscere la vera natura del problema, comprendere il bambino e accettarlo, facendolo sentire sostenuto.

Per quanto riguarda la gestione dei compiti a casa, i genitori possono aiutare il bambino in ciò che è per lui più faticoso: organizzare spazi e tempi. Non dovrebbero occuparsi dei contenuti, ma dell’organizzazione del lavoro: definire i tempi necessari per svolgere ogni attività, prevedere delle pause brevi e frequenti, stabilire abitudini giornaliere per organizzare il materiale scolastico e tenerlo in ordine, preparare e tenere sulla scrivania una lista dei passaggi da seguire.

Il principale motivo di esasperazione per i genitori è però il comportamento problematico del bambino con ADHD, che spesso ha anche atteggiamenti oppositivi e provocatori, disobbedisce, ha comportamenti pericolosi. Le punizioni sono in genere controproducenti, mentre è molto utile utilizzare il rinforzo positivo, attraverso la lode del comportamento adeguato o veri e propri premi. E’ utile preparare insieme al bambino un sistema di premi a punti con gettoni, che può guadagnare attraverso comportamenti adeguati e poi convertire nel premio stabilito. All’inizio è necessario usare premi concreti perché il bambino non ha una motivazione interna sufficientemente solida per affrontare lo sforzo ed ha bisogno di un incentivo esterno, che poi gradualmente potrà essere abbandonato. Inizialmente è meglio concentrarsi su un solo comportamento desiderato da ottenere.

Le regole in casa devono essere poche, chiare, coerenti, magari scritte in un elenco da appendere.

Un bambino con  ADHD ha difficoltà a ricordare istruzioni lunghe, quindi è necessario fargli richieste brevi e semplici, dopo aver richiamato la sua attenzione. Anche la gratificazione, che sia una parola di lode, un sorriso o un regalino, deve essere fornita subito e generosamente.

Infine, ci sono giochi utili per esercitare le capacità attentive e di autocontrollo. Si tratta di attività semplici e divertenti che si possono inventare insieme ai bambini e che, senza comportare sforzo o noia, permettono di allenare le abilità in cui sono carenti. Sono utili i giochi in cui si devono osservare le differenze tra figure, o concentrarsi su uno stimolo (può essere un’immagine, o un suono, o anche una sensazione tattile) che va poi ritrovato in mezzo ad altri simili; osservare un insieme di figure per un minuto e poi cercare di ricordarne più possibile,  giochi in cui si deve memorizzare una tabella con figure nelle varie caselle, per poi riprodurla uguale. Sono utili anche i giochi di movimento in cui si deve passare velocemente da un compito a un altro, come saltare e poi correre e poi di nuovo saltare, o doppi compiti in cui si devono fare due attività contemporaneamente, e tutte le attività del tipo “pronti, via!”. Adatti anche la caccia al tesoro con le consegne scritte da ricordare per  esercitare la memoria di sequenze, e tutti i giochi in cui bisogna attendere il proprio turno, per esercitare l’autocontrollo.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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