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Dire di no. Perché insegniamo le regole ai bambini? Qualche consiglio per famiglie in cammino

Crescere è un'esperienza importante e bellissima, ma anche un cammino impegnativo sia per i più piccoli sia per i loro genitori. L'approfondimento con la pedagogista Silvia Ferretti

Immagine di repertorio

PESARO- Crescere è un’esperienza importante e bellissima, ma anche un cammino impegnativo sia per i bambini sia per i loro genitori. Per un piccolo trovare nell’adulto una guida che lo aiuti a superare, con serenità, ansie e paure, è di grande sostegno: gli indica la strada, ne corregge i tentennamenti. Per questo i bambini cercano sempre di verificare l’esistenza dei limiti che solo un adulto può dare loro.
A seconda dell’età del bambino, mamma e papà devono costruire con lui un rapporto basato su coccole e affetto, ma anche su limiti, regole e coerenza. La disciplina aiuta il bambino a scoprire l’importanza di riflettere sulle cose e gli offre la possibilità di trovare strategie per risolvere situazioni difficili, sviluppando così le proprie risorse.

La pedagogista Silvia Ferretti

Ma che cosa accade quando il bambino non riceve un limite?
Un bambino che domina un adulto si trova in una posizione molto inquietante e se all’età di due o tre anni si sentirà più potente di chi si prende cura di lui, non si sentirà protetto in caso di necessità.
Dal punto di vista del bambino, i limiti possono rappresentare delle restrizioni e infastidirlo, ma sono anche dei cancelli, che lo delimitano e lo fanno sentire al sicuro. Esistono molte buone ragioni per fissare dei limiti, oltre a quelle ovvie della salvaguardia dell’incolumità fisica, che comportano per esempio il divieto di giocare con oggetti pericolosi come le prese dell’elettricità, il fuoco, i coltelli.
Sono le numerose occasioni quotidiane in cui, con mano gentile ma ferma, si devono porre dei limiti non direttamente legati alla sicurezza, ma che aiutano il bambino nell’acquisizione delle competenze emotive.

Le regole sono necessarie per crescere forti!
Per una crescita funzionale.
Se qualcun’altro fa tutto per conto del bambino, soddisfacendo ogni suo capriccio, lo farà diventare più debole e sempre più incapace di sopportare la frustrazione.
Il genitore che, con le migliori intenzioni, cerca di risparmiare al figlio qualsiasi sofferenza, potrebbe privarlo dell’opportunità di sviluppare degli strumenti indispensabili per far fronte alle difficoltà.
Quando si impara un’azione, invece di trovarla già pronta, si impara necessariamente a variarne i fattori, a farne diverse combinazioni, secondo il variare delle circostanze. Una possibilità di progresso si apre con il fatto che imparando un atto, si sviluppano dei metodi che serviranno in altre situazioni.
Ancora più importante è il fatto che l’essere umano acquisisce l’abitudine di imparare.
Impara a imparare. Dunque, un bambino che cresce entro limiti determinati, coerenti e giusti si sentirà avvolto da un paio di braccia protettive attorno alle sue spalle, che lo rassicurano sul fatto che c’è chi lo ama tanto da diventare capace di dirgli “no”.

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Come insegnare al bambino la disciplina?
Quando mamma e papà guardano negli occhi il proprio figlio e gli parlano con fermezza, lui si sente sicuro e amato. Sa che starà bene perché, non importa quanto strepiti e urli, i genitori non gli permetteranno di correre pericoli, di disturbare o far male ad altri.
A poco a poco diventerà più maturo e più in grado di governare i suoi fragili e sempre mutevoli desideri, in modo da crescere sicuro di poter gestire la sua vita aderendo alle scelte educative dei genitori.
Il bambino ha bisogno di sentire che è speciale per la sua famiglia e di sapere che ci sono dei limiti al suo comportamento. Quindi i genitori sceglieranno il meglio per il proprio bambino, istituendo regole sul mangiare, il dormire, il toccare cose pericolose e il giocare con gli altri. È fondamentale mantenere delle consuetudini, in modo che il bambino sappia cosa aspettarsi, e applicare le stesse regole ovunque ci si trovi: dai nonni, al parco o a casa di amici.

A quale elemento, invece, è consigliabile non porre mai il limite?
Alle emozioni! Regole ed emozioni, in un contesto educativo, non sono in antitesi, ma sono complementari.
È importante ottenere il rispetto delle regole attraverso l’ascolto dei bisogni emotivi del bambino. La comunicazione emozionale serve per imparare a gestire i sentimenti di collera, rabbia, tristezza e paura e a valorizzarli affinché siano vissuti come risorsa e come punto di riorganizzazione. L’attenzione alla dimensione emotiva è una delle sfide più profonde che i genitori devono affrontare, perché esiste un’influenza reciproca tra emozioni e relazioni interpersonali. In un contesto potenzialmente conflittuale la competenza emotiva costituisce un importante fattore di protezione. Il rapporto di fiducia con i figli, basato sulla sincerità e l’empatia, permetterà al nucleo familiare di vivere sentimenti di alleanza che aiuteranno a superare anche i momenti di ansia, ridimensionando così paure e angosce.
Riconoscere, nominare, vivere e verbalizzare le emozioni che albergano nella persona, sia uomo sia cucciolo d’uomo, può servire a capire meglio se stessi e la necessità di abbracciare le regole sociali e familiari.

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Riflettiamo insieme…
Non esistono né regole, né metodi infallibili.
Esiste l’amore. Il buon senso.
Il giusto mezzo. Perché soltanto evitando gli eccessi, di lassismo e di iperprotezione, si può favorire e sostenere il naturale sviluppo del bambino. Durante la crescita, infatti, bisognerà ascoltarlo, proteggerlo, aiutarlo e controllarlo, ma sempre nel rispetto della sua libertà.
Gli si dovrà stare sempre vicino, ma quando lui avvertirà l’esigenza di un pizzico in più di libertà, bisognerà dargli fiducia e lasciare che faccia le sue esperienze, perché solo così potrà imparare a controllare se stesso e divenire autonomo.

Dunque…
Accogliere per dare una direzione.
Al bambino.
Alla famiglia in cammino.

Silvia Ferretti, pedagogista
Tel. 347 1782948
silviaferrettibrz@outlook.it
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