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I bambini e la paura del Carnevale

Alcuni bambini sono spaventati dalle maschere o vivono con disagio le feste di Carnevale. Cosa li disturba e come aiutarli? Risponde la psicoterapeuta

coriandoli
Foto di 5598375 da Pixabay

«Mio figlio ha paure delle maschere», «Perché non vuole andare alla festa di Carnevale come tutti gli altri bambini?», «Mia figlia è terrorizzata dai pagliacci, non dovrebbero trovarli divertenti?». Si pensa che il Carnevale sia una festa amata da tutti e soprattutto dai più piccoli, ma in realtà ci sono bambini che la vivono con disagio, non vogliono mascherarsi o sono restii a partecipare alle tipiche feste con musica, stelle filanti e coriandoli.

Quali possono essere i motivi? Se il bambino è molto piccolo, sotto i tre anni, può essere turbato dai travestimenti perché non ne comprende il significato, perché non sa ancora distinguere la realtà dalla fantasia. Non è ancora in grado di capire che mascherarsi significa assumere temporaneamente e per finta un’identità diversa dalla propria. I bimbi di pochi mesi che non hanno ancora completato la permanenza dell’oggetto, non sono in grado di comprendere che un oggetto nascosto esiste ancora e dal momento che non lo vedono più credono che sia sparito. Così, se il genitore si traveste, non sono in grado di riconoscerne la presenza sotto la maschera ma credono che sia improvvisamente scomparso, spaventandosi.

Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

I bambini possono maneggiare senza problemi le maschere, ma poi avere paura di vederle indossate, possono apparire timorosi o scoppiare a piangere, perché la maschera altera l’aspetto di chi la indossa, non consente di vedere l’espressione facciale, lo sguardo, le intenzioni benevole o malevole, di prevedere insomma il comportamento dell’altro. Non poter accedere a queste importanti informazioni disorienta e mette in ansia i bambini, ma può risultare sgradevole anche per gli adulti.

La maschera del pagliaccio, ad esempio, è una delle più inquietanti a tutte le età. Non a caso in molti film horror i protagonisti sono proprio i pagliacci. Come nelle altre maschere, il trucco esagerato altera l’espressione facciale, e in più il contrasto tra il sorriso forzato dipinto sulla bocca e la lacrima talvolta disegnata sulla guancia risulta disturbante perché non sappiamo se è felice o triste. La sua doppiezza lo rende misterioso, indecifrabile e inaffidabile. Poi i pagliacci fanno spesso gesti strani, rumori, movimenti improvvisi, scherzi o dispetti e sono particolarmente imprevedibili.

Un altro motivo per cui ad alcuni bambini non piace il Carnevale può essere la timidezza. I bambini timidi e introversi possono avere difficoltà a stare nelle situazioni sociali in cui sono al centro dell’attenzione, osservati per la loro maschera, oppure possono essere disturbati dal chiasso, dai comportamenti eccitati o dagli scherzi degli altri bambini.

Come comportarsi se il piccolo non si sente a suo agio o ha vere crisi di pianto e paura?
Non bisognerebbe mai forzare i bambini a fare qualcosa che li fa stare male, né ridicolizzarli o metterli a confronto con fratelli o compagni più spigliati. Molti genitori danno per scontato che i figli si divertano a mascherarsi e fare festa e non si accorgono di certi sguardi mesti o preoccupati dei loro bambini, che invece non sfuggono ad osservatori esterni. Succede non solo quando i bambini sono spaventati o timidi, ma anche quando i genitori li fanno travestire in base ai propri gusti, magari con maschere che fanno ironia su vicende o gossip che divertono gli adulti ma che risultano incomprensibili ai bambini. Sembra superfluo sottolineare che dovrebbe essere il bambino a scegliere il travestimento, ma molto frequentemente non è affatto così.

Se sono spaventati dalle maschere, possiamo aiutare i bambini a superare il disagio desensibilizzandoli progressivamente. Possiamo inizialmente proporre libri o immagini di maschere, partendo magari dai personaggi che gli piacciono di più, e fare giochi in cui sia previsto travestirsi e truccarsi per impersonare altri ruoli (a partire dai tre, quattro anni). Solo dopo, proviamo a proporgli una mascherina, inizialmente solo da maneggiare, poi da indossare coprendo solo gli occhi, per poi passare a provare una maschera più grande.
L’ideale è costruire insieme la maschera, sia perché così si assecondano i gusti del bambino e gli si permette di esprimere la sua creatività, sia perché, creando con le proprie mani la maschera, si rende conto che anche i personaggi spaventosi dei cartoni animati o dei film non esistono davvero ma sono un prodotto creato dall’uomo. Riesce così a discriminare meglio realtà e finzione.

Se il problema è la timidezza, possiamo far sentire il bambino maggiormente a suo agio accompagnandolo inizialmente a osservare gli altri, anche stando in disparte. Possiamo poi incoraggiarlo ad unirsi agli altri, magari in compagnia di un amichetto preferito.
L’ideale è che prima si abitui a giocare mascherato nell’ambiente tranquillo di casa insieme a uno o pochi amici, per poi passare a feste più affollate e rumorose. In ogni caso, evitiamo frasi come «Ecco, solo tu non ti diverti come tutti gli altri!» e facciamolo sentire accettato anche se partecipa con modi più riservati e cauti.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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Tel. 339.5428950