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Il partner del narcisista, non solo “vittima”: l’analisi della psicologia

Il partner del narcisista trova nella relazione l'appagamento di bisogni antichi e spesso inconsapevoli. Ha un contributo attivo nel mantenimento del rapporto

coppia
(Foto di Pana Kutlumpasis da Pixabay)

In diverse occasioni ho trattato il tema del disturbo narcisistico di personalità e delle sue manifestazioni; per citare la più recente, nell’ultimo articolo avevamo approfondito le caratteristiche della donna narcisista, di cui si parla meno rispetto al famigerato narcisista uomo in cui molte partner si rammaricano di essere incappate. Oggi ci occupiamo invece dei partner dei narcisisti e di ciò che li spinge e ad allacciare e mantenere delle relazioni che possono essere fonte di grande sofferenza.

Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

Ricordo brevemente chi sono i narcisisti patologici. Le persone con questo disturbo di personalità hanno un senso grandioso di importanza, si aspettano di essere considerate superiori, credono di essere speciali e uniche e necessitano di continue attenzioni; mancano di empatia, non sono capaci di riconoscere emozioni e bisogni degli altri e  approfittano di loro per i propri scopi. Possono porsi come vittime che nessuno riesce a comprendere, mostrandosi disponibili per gli altri fino al sacrificio ma non per un genuino interesse. Tipicamente, le persone narcisiste patologiche ricoprono i partner di premure e plateali dimostrazioni di amore all’inizio del rapporto, per poi passare alla fase di demolizione, svalutazione, continua critica e recriminazione, manipolazione psicologica basata sulla minaccia del ritiro dell’affetto e sul senso di colpa indotto nell’altro.

La relazione con le persone narcisiste patologiche diventa spesso un inferno e può essere difficile comprendere come i partner possano avvicinarsi, legarsi a loro, restare nel legame e non riuscire e staccarsene anche quando soffrono terribilmente. Comunemente si usa il termine “vittima” per designare il partner del narcisista, ma è un termine fuorviante che non permette di mettere in luce il contributo attivo che il partner mette nella formazione e nel mantenimento della relazione col narcisista e non rende conto del “contratto” inconsapevole che regge questi legami disfunzionali. Più utile allora usare, come suggerisce H. Marietan, la parola “complementare” per indicare la posizione del partner del narcisista, che è portatore di bisogni che si incastrano come in un puzzle con quelli del narcisista.

La persona che tende a legarsi ai narcisisti patologici presenta solitamente alcune caratteristiche: grande capacità empatica, dipendenza emotiva, insicurezza, bisogno di approvazione. Lo slancio e le dichiarazioni plateali con cui il narcisista la fa sentire l’“eletta” per stare al suo fianco, finalmente unica, vista e riconosciuta, appagano questo profondo bisogno di essere valorizzata. Ne ha così bisogno, che non vede quanto certe manifestazioni possano quantomeno destare perplessità per il loro carattere esagerato ed eccessivamente prematuro (come il “voglio sposarti” o “voglio un figlio con te” dopo pochi giorni di frequentazione). Questo spiega come mai i partner siano sedotti dal “bombardamento amoroso” del narcisista.

Ma perché restano nella relazione anche quando inesorabimente il narcisista cambia faccia e diventa freddo, scostante, svalutante? Perché il partner tollera i repentini cambi di comportamento del narcisista, le sue sfuriate, i suoi ritiri? L’empatia lo spinge a cercare di mettersi nei panni dell’altro, a trovare un senso al suo modo di comportarsi anche mettendo in dubbio le proprie percezioni, a torturarsi nel tentativo di capire e a credere infine di essere davvero incapace di comprenderlo, come lo accusa il narcisista, come tutti gli altri non sono stati capaci di comprenderlo, finendo per convincersi che sia colpa sua. Ma di più, una grande capacità di empatia può essere purtroppo l’esito di ferite emotive, di vissuti di abbandono, di una infanzia in cui non si è ricevuto dai genitori ciò che era necessario ricevere, perché essi erano incapaci di dare cure, o essi stessi bisognosi di riceverne dai figli. Così chi da bambino ha dovuto imparare a mettersi nei panni degli altri o è stato destinatario di ricatti affettivi, o ha imparato a sacrificarsi per avere attenzioni e affetto, finisce per tollerarlo anche nelle relazioni adulte. Legarsi a un partner svalutante e maltrattante è anzi un modo per confermare l’immagine di sé maturata nella propria famiglia di origine, per ritrovare schemi che, per quanto dolorosi, sono familiari, ben collaudati e perciò rassicuranti.

La persona che tende ad annullarsi nel rapporto con il partner dando tutta sé stessa e mostrando anche la propria “bontà” nel comprenderlo e aiutarlo, fino a salvarlo dai suoi problemi – compresi quelli psicologici-  non abbandona la relazione nel momento in cui il partner narcisista la attacca, umilia e ferisce, anzi, può sentire ancora più forte la sfida a dimostrare che lei ci riuscirà, lei sarà l’unica a capirlo e aiutarlo anche e proprio nel momento in cui l’altro darà il peggio di sé: più mi tratti male e più ti farò vedere che io non ti abbandonerò. Un meccanismo pericoloso che spinge sempre più dentro una spirale perversa.

Il problema del partner del narcisista è che cerca nell’altro quel riconoscimento che non ha avuto e che non è in grado di darsi da sé, credendo di trovarlo nello sguardo (inizialmente) adorante di una persona particolare e fuori dal comune come il narcisista, e in un legame che all’inizio è abbagliante, così intenso da far apparire mediocre e noiosa  qualunque altra relazione. La via d’uscita è diventare consapevoli dei propri bisogni depositati nella relazione e imparare a darsi da soli approvazione e conferme, una costruzione certamente più faticosa e lenta rispetto ai picchi di euforia e di adrenalina garantiti dallo sguardo adorante (finché dura) del narcisista, ma l’unica solida e duratura.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Per appuntamento tel. 339.5428950