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Benessere

Paralisi del sonno: quando incubo e realtà si confondono. Ecco come si previene

La paralisi del sonno non è fenomeno raro. Si stima che il 40% della popolazione lo sperimenti almeno una volta nella vita. Tra le fasce di età più colpite, quella adolescenziale

Pixabay di manbob86

Svegliarsi e ritrovarsi incapaci di muoversi, e con la sensazione di una presenza minacciosa nella stanza. Un’esperienza così bizzarra e inquietante da far pensare ad alcuni di essere vittima di un fenomeno paranormale dovuto a qualche forza occulta, e che invece ha una spiegazione del tutto razionale. Si tratta della “paralisi del sonno”, un disturbo del sonno (precisamente una parasonnia) in cui, al momento del risveglio o dell’addormentamento, la persona è cosciente ma non riesce a compiere movimenti volontari o a parlare. Il fenomeno è benigno e dura pochi secondi o qualche minuto al massimo, ma è comprensibilmente motivo di spavento e angoscia e,  in alcuni casi, di attacchi di panico.

La paralisi del sonno non è fenomeno raro, perché si stima che il 40% della popolazione lo sperimenti almeno una volta nella vita, mentre il 5% presenta episodi ripetuti e regolari. La fascia di età più colpita è quella adolescenziale o della prima età adulta.

Il ciclo del sonno

La causa della paralisi del sonno è un’alterazione dei normali cicli che avvengono durante il sonno. Nel sonno infatti si succedono delle fasi: dopo l’addormentamento tipicamente si susseguono 4 stadi di sonno non-REM, della durata totale di circa 90 minuti, a cui segue la fase REM (Rapid Eye Movement, rapido movimento oculare), quella in cui si nota il movimento rapido degli occhi e in cui  avvengono i sogni più vividi, della durata di circa 25 minuti. Al termine della fase REM, il ciclo ricomincia e si ripete più volte durante il sonno, con un progressivo aumento della durata della fase REM.

Durante il sonno REM i muscoli sono normalmente atonici e paralizzati per evitare di mimare i sogni, cosa che comporterebbe il pericolo di farsi male e ferirsi; è come se i muscoli volontari fossero temporaneamente “disconnessi”. Questo è il motivo per cui si verifica il fenomeno della paralisi del sonno: c’è uno sfasamento tra il risveglio e la ripresa del tono muscolare, che avviene leggermente in ritardo, mentre nella norma dovrebbe avvenire contemporaneamente. Nel caso in cui la paralisi del sonno avvenga nell’addormentamento, c’è invece un inizio anticipato della fase REM. Così ci si ritrova quindi coscienti, ma incapaci di muoversi. Si pensa che il meccanismo alla base della dissincronia tra ripresa della veglia e ripresa del tono muscolare sia un errore nei tempi con cui avviene il rilascio dei neurostrasmettitori responsabili della “disconnnessione” della muscolatura scheletrica nella fase REM.

La psicoterapeuta Lucia Montesi

Non potersi muovere è una sensazione che provoca intensa paura fino al panico, ma possono accompagnarsi altri sintomi altrettanto spaventosi come le allucinazioni. Durante la paralisi del sonno si possono percepire suoni e voci,  avere sensazioni tattili o vedere immagini che non esistono nella realtà. Può accadere di sentirsi sfiorare, accarezzare, spingere, sollevare, trascinare, come se davvero qualcuno toccasse il proprio corpo; di sentirsi fuori dal corpo, di essere sospesi nel vuoto, di vedere una figura minacciosa o comunque percepire di non essere soli nella stanza. Questo avviene perché i sogni si mescolano con la realtà, o meglio, si esperiscono i sogni mentre si è ancora in una condizione di veglia e quindi di coscienza. Il contenuto del sogno viene perciò esperito da svegli e considerato reale. Spesso è presente anche la sensazione di essere schiacciati e di pressione al petto, dovuta alla modalità di respirazione che si attiva durante il sonno REM. Il buio nella stanza si aggiunge ad amplificare ulteriormente la percezione di presenze spaventose accanto a sé.

Fattori che favoriscono la paralisi del sonno

In alcuni casi, la paralisi del sonno fa parte di un disturbo più ampio, la narcolessia, che comporta anche eccessiva sonnolenza diurna e cataplessia, ovvero perdita di tono muscolare durante la veglia in occasione di emozioni forti. Al di fuori della narcolessia, possono essere diversi i fattori che favoriscono episodi di paralisi del sonno: una componente genetica; una condizione di intenso stress psicologico o di disturbo da stress post-traumatico; disturbi d’ansia e panico; tendenza alla dissociazione; privazione di sonno, sonno irregolare, lavoro su turni; dormire in posizione supina; assunzione di sostanze eccitanti. Recentemente si è notato anche un aumento della frequenza di tali episodi nei soggetti affetti da Covid e in particolare dalla variante Omicron.

Il trattamento delle paralisi del sonno


L’intervento per prevenire e gestire le paralisi del sonno è di tipo psico-educazionale:

– Il primo fondamentale passo è conoscere i meccanismi fisiologici alla base del disturbo acquisendo le informazioni corrette. Essere consapevoli dei meccanismi del sonno è già tranquillizzante e permette anche di fugare dubbi e timori sui fenomeni allucinatori, perché alcune persone temono siano spia di un grave disturbo mentale o invece li interpretano come inquietanti eventi paranormali, sovrannaturali, magici. Al contrario, occorre comprendere che hanno una spiegazione del tutto razionale e questo permette di mantenere la calma.

– Occorre comprendere che preoccupazione e paura peggiorano e prolungano l’episodio alimentando allucinazioni a contenuto spaventoso, in un circolo vizioso. Ne consegue che non cedendo al panico è possibile indirizzare l’esperienza e diminuire la probabilità che si manifestino allucinazioni a contenuto terrifico.

Curare l’igiene del sonno può prevenire il fenomeno: regolarizzare il sonno dedicando un numero sufficiente di ore (in genere 7-8); stabilire una routine regolare prima di andare a dormire e andare a letto sempre alla stessa ora; assicurarsi le condizioni ambientali migliori per il sonno in termini di temperatura, illuminazione o rumori; evitare l’esercizio fisico prima di dormire; evitare l’assunzione di sostanze eccitanti prima di dormire.

Il monitoraggio degli episodi è utile per individuare fattori e condizioni che contribuiscono a causare o mantenere disagio, paura e panico durante l’episodio (ad esempio, una interpretazione catastrofica delle sensazioni fisiche).

– Aumentare la capacità di gestire la paura usando il dialogo interno calmante, ricordando a sè stessi che l’episodio durerà poco, che non avverrà nulla di drammatico, che le sensazioni fisiche hanno una spiegazione nella fisiologia del sonno, che le percezioni spaventose sono solo un prodotto della propria mente.

– Portare l’attenzione su ricordi piacevoli e provare a indirizzare il “sogno lucido” nella direzione desiderata.

Non agitarsi forzando il movimento o cercando di scappare ma rilassare la muscolatura. Se qualche piccolo movimento resta possibile (ad esempio la punta di un dito, o gli occhi), si può provare a ripeterlo più volte perché questo può aiutare a rompere la paralisi e uscire dallo stato di immobilità.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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