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Benessere

Quelli che non si lamentano mai

Sono ammirata dagli altri per la loro forza e capacità di sopportazione. Concedersi la possibilità di una sana dose di lamenti, però, può essere una risorsa per il proprio benessere emotivo e per una migliore comunicazione con gli altri

Hanno sempre il sorriso sulle labbra, ascoltano pazientemente i guai degli altri mettendo da parte i propri, sopportano sofferenze e anche il dolore fisico senza mai lamentarsi, arrabbiarsi, sbottare. Ne vedo molti anche tra i pazienti oncologici con cui lavoro, che pure avrebbero diversi, legittimi motivi per lamentarsi. Gli altri dicono di loro con ammirazione: «È eccezionale, che forza! Mai un lamento anche nei momenti più difficili!». Un atteggiamento interpretato quindi come segno di grande forza interiore e solidità, quasi eroico e da portare ad esempio.

Certamente chi non si lamenta mai è apprezzato e apprezzabile perché rende le cose più facili agli altri: risparmia loro molte preoccupazioni illudendoli di stare bene, risparmia la fatica di ascoltare parole che possono essere angoscianti, lo sforzo di dare un conforto alla tristezza o una risposta alla rabbia. D’altra parte, in certe dosi, il lamento può essere una risorsa utile sia per il proprio equilibrio emotivo che per un’efficace comunicazione con gli altri. «Ma io non voglio piangermi addosso!», è l’obiezione più frequente. Occorre però distinguere tra la lamentela continua e sterile, che diventa quasi una lagna costante e generalizzata, anche per questioni di poco conto, e in cui non ci si attiva per trovare una soluzione preferendo continuare solo a lamentarsi, e il lamento inteso come occasionale, naturale sfogo della tensione emotiva e delle emozioni sgradevoli di fronte a uno stress significativo, o il lamento come espressione di una propria contrarietà con lo scopo che l’interlocutore rispetti un proprio diritto. Nel secondo e nel terzo caso, il lamento è uno strumento prezioso e adattivo.

Molti di quelli che non si lamentano mai, neanche in condizioni davvero gravose, hanno timore di essere di peso se lo facessero, oppure di dare un’immagine fragile agli altri o a se stessi, di deludere le aspettative di altri che li credono forti, o di essere tacciati di vittimismo, oppure credono che, se cedessero anche al minimo lamento, crollerebbe la corazza che con tanta fatica hanno eretto per trattenere tutto quello che fino a quel momento hanno accumulato. Ma sopportare senza concedersi mai neanche uno sfogo liberatorio aggiunge fatica ulteriore ed è disumano.

Quando dico alle persone in grave difficoltà che hanno almeno il diritto di sfogarsi, di buttare fuori la rabbia, fosse anche imprecando, o di poter dire «Non ne posso più, sono stanco», si sentono improvvisamente sollevate e scoprono che concedersi occasionalmente un sano lamento fa sentire meglio, fa uscire le emozioni dolorose alleggerendo il corpo e la mente, alza addirittura la soglia del dolore fisico, come dimostrano studi sperimentali: a parità di dolore inflitto, il gruppo a cui veniva concesso di lamentarsi senza remore, riferiva un punteggio di intensità del dolore percepito sistematicamente minore rispetto al gruppo a cui veniva ordinato di tacere.

Concedersi il lamento entro certi limiti, può produrre un sollievo immediato migliorando il benessere emotivo. Oltre a questo, se dall’altra parte c’è un orecchio disponibile, lo sfogo del lamento può diventare condivisione e si aggiunge il beneficio di sentirsi compresi e magari di ricevere anche aiuto. Permette agli altri di conoscere i nostri bisogni ed eventualmente accoglierli. Se non ci lamentiamo mai, non possiamo coltivare la segreta speranza – come spesso accade – che gli altri si accorgano magicamente delle difficoltà che invece nascondiamo dentro.

Un’ultima considerazione. C’è un uso perverso del non lamentarsi: è non lamentarsi per poi rinfacciare agli altri di non lamentarsi! Capita infatti di sfogarsi per un qualche problema e di ricevere dall’altra parte una risposta secca che non lascia neanche il tempo per finire di parlare: «E allora cosa dovrei dire io? E invece, vedi, io non mi lamento». Un capolavoro di aggressività passiva per lamentarsi senza dare l’impressione di farlo, e anzi facendo pure sentire in colpa gli altri. Amo a proposito questo aforisma di G.K. Cherston: “Le persone che si lamentano sono dei bravi, umani seccatori: non ho nulla contro di loro. Ma le persone che si lamentano di non lamentarsi, sono diaboliche.”.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Tel. 339.5428950