Se la mancanza di lavoro nuoce alle relazioni

L’improvvisa mancanza di basi è come un tuffo nel vuoto che può creare ansie e depressione. Per la psicologa Appollonio: «Riappropriarsi di ciò che sentiamo è fondamentale per ritrovare una sfumatura diversa nel panorama della vita»

Cosa c’è di buono nella crisi economica? Ma soprattutto, c’è davvero qualcosa di buono da leggerci o è solo un’esperienza negativa per l’uomo? I fatti di cronaca negli ultimi anni parlano chiaro: la crisi uccide, nel senso più letterario del termine. Ad uccidere è la mancanza di un lavoro, un sogno che stenta a realizzarsi nonostante gli anni che passano, l’urgenza di sopravvivere quando invece si avrebbe

 

Dottoressa Maria Assunta Apollonio

Non è facile come sembra, anzi, a volte è veramente difficile… altrimenti certi gesti estremi non ci sarebbero. Abbiamo chiesto alla psicologa e psicoterapeuta dottoressa Maria Assunta Apollonio come la crisi del lavoro stia influendo sulla percezione di sé stessi e sui rapporti interpersonali e di coppia. Insieme all’analisi abbiamo avuto anche delle strategie per prevenire ed affrontare momenti di default. Proprio il termine stesso di crisi potrebbe aiutare: in greco antico significa scelta, ma anche valutare, separare, distinguere. «Impariamo a togliere le erbacce. Le cose che non ci servono più e a dare spazio a nuovi semi da far germogliare: si arriva così ad una crescita personale» dice la dott.ssa Apollonio.

Il 3 febbraio è stato lo stesso neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a sottolineare, nel discorso in occasione del suo giuramento, come che la recessione in atto abbia «inferto ferite al tessuto sociale del nostro Paese e abbia messo a dura prova la tenuta del suo sistema produttivo» con un conseguente aumento delle ingiustizie, la generazione di nuove povertà, di emarginazione e solitudine. Oggi più che mai si intuisce quanto il lavoro occupi un posto centrale nel processo di umanizzazione.

Perché il lavoro a livello psicologico è così importante?

«Il lavoro consente alla persona di esprimere le proprie inclinazioni, permette di vedere realizzate concretamente le proprie idee e passioni, di ritrovare un ruolo nella società. Sul piano psicologico essere autonomi ed indipendenti rinforza l’autostima, ma situazioni di stress, quali la precarietà dei contratti di lavoro, i licenziamenti improvvisi, la disoccupazione, i continui ed estenuanti colloqui di selezione che terminano spesso con esiti negativi, la mancanza di prospettive future, il peso di dover gestire una famiglia senza solide certezze economiche o il dover procrastinare il progetto di diventare genitori, rischiano di mettere in discussione le proprie certezze esistenziali, creano problemi di autostima e gettano l’individuo in una costante instabilità emotiva, poiché quest’ultimo si trova a doversi adattare ad una società in continuo cambiamento».

Quali sono le emozioni e gli stati d’animo che maggiormente invadono la persona in questo stato di incertezza?

«Ansia e depressione perché ci si ritrova ad affrontare la perdita di stabilità e di punti di riferimento, rimanendo disillusi sulle proprie aspettative. La crisi finanziaria riduce la percezione del potere degli individui circa la possibilità di potersi creare un futuro: la persona si sente in balia degli eventi e senza nessuna possibilità di poter intervenire. Questa situazione incerta è quindi terreno ideale per lo sviluppo di varie forme di disagio emotivo che possono predisporre o aggravare disturbi ansioso-depressivi, psicosomatici, relazionali e della sfera sessuale, varie forme di dipendenza patologica, come ad esempio di alcool, fumo, sostanze stupefacenti, gioco d’azzardo patologico, internet».

Quali sono i sintomi e gli indicatori del disagio lavorativo da prendere in considerazione?

«Particolari stati d’animo: ansia, irritabilità, esaurimento fisico, panico, senso di colpa, negativismo, perdita di autostima. Somatizzazioni: emicrania, sudorazione, insonnia, disturbi gastrointestinali, disturbi sessuali. Reazioni comportamentali: assenze o ritardi frequenti, distacco emotivo, ridotta creatività».

Quali fasce d’età sono più colpite in questo periodo storico?

«Giovani e adulti in modo indistinto ma gli under 30 risentono particolarmente della situazione. I laureati non vedono futuro, e gli adulti con famiglia e un lavoro concluso si sentono facilmente umiliati e con il calo dell’autostima».

Uomini e donne: reagiscono diversamente di fronte la precarietà?

«Le donne sono considerate più fragili rispetto agli uomini; si stima infatti una crescita tra il 30% e il 40% dei casi di disturbi d’ansia generalizzato nelle giovani donne, contro un incremento del 20% – 25% negli uomini, anche se quest’ultimi compiono maggiormente atti estremi, come il suicidio. In tutto ciò la crisi economica mette a dura prova una relazione di coppia. Con ripercussioni su autostima e stima reciproca nonché sulla sfera sessuale».

Quali consigli per uscire dall’ansia della crisi?

«Prima regola è iniziare a prendere consapevolezza che si è protagonisti della propria vita. Iniziare a conoscersi per meglio dirigersi, comprendere la propria mente e mondo emotivo, per ritrovare il baricentro, e per diventare consapevoli di ciò che accade dentro, intorno e fuori da sé per agire, modificare e modificarsi. Per entrare in contatto con il proprio mondo interiore bisogna iniziare ad ascoltarsi, per cogliere cosa vi accade e comprendere da dove provengono ansia, paura e angoscia. Il riappropriarsi di ciò che sentiamo e che ci compete è fondamentale per ritrovare una sfumatura diversa nel panorama della vita che si va costruendo di giorno in giorno. Provate a dirigere il vostro pensiero sulle vostre capacità e competenze, hobby ed interessi! In coppia va ripresa la comunicazione e la condivisione dedicandosi degli spazi che riescano anche a riaccendere la passione. In alcuni casi risulta utile anche un supporto psicologico. Con gli amici creare dei momenti di svago e dialogo. La rete di relazioni di cui ogni soggetto è parte lo aiuta a non sentirsi solo di fronte alle difficoltà, lo supporta emotivamente e aumenta la sua autostima».

Agnese Testadiferro