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“Famiglia”, un concetto in continua trasformazione. Ecco perchè

i dati Istat ci segnalano che attualmente una famiglia su 3 è composta da una sola. Nella Giornata internazionale delle famiglie l'analisi di Lucia Montesi, psicologa e psicoterapeuta

Foto Pixabay (di Congerdesign)

“Non esiste un modo di essere e vivere che sia il migliore di tutti: la famiglia oggi non è né più né meno perfetta di quella di una volta: è diversa, perché le circostanze sono diverse”.

Potrebbe essere un’affermazione riferita alla molteplicità delle forme della famiglia a cui oggi assistiamo, molteplicità che solleva dibattiti sia negli esperti che nelle persone comuni, che suscita in molti dubbi, timori, perplessità, pregiudizi o franca ostilità: “Dove andremo a finire, la famiglia non è più quella di una volta!”, sospirano in parecchi. In realtà, la frase riportata sopra è del sociologo Emile Durkheim ed è datata 1888. I mutamenti della famiglia sono sempre esistiti, nuovi modelli di famiglia hanno soppiantato i precedenti ed ogni volta, nelle fasi di transizione da una forma all’altra, l’incertezza e il nuovo hanno suscitato e suscitano resistenze e paure.

Tutti noi abbiamo dimestichezza col termine “famiglia”, tutti ne abbiamo esperienza, ci appare come un concetto ovvio e come qualcosa di assolutamente naturale. In realtà, se c’è qualcosa che è poco naturale e che viene di volta in volta costruito e modificato dalle norme sociali e dal contesto, è proprio la famiglia. Non esiste nemmeno una definizione univoca di “famiglia”, le scienze sociali da sempre devono confrontarsi con la difficoltà di definirne le caratteristiche e i contorni. Una delle definizioni presenti nei dizionari attualmente dice: “Famiglia: nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione e, di norma, sono legati tra loro col vincolo del matrimonio o da rapporti di parentela o di affinità.”

Di fatto, però, i dati Istat ci segnalano ad esempio che attualmente una famiglia su 3 è composta da una sola persona, ed ecco che la definizione del dizionario appare già inadeguata a coprire tutte le forme di famiglia. Perché, sì, viene considerata famiglia anche una sola persona che vive sola in un’abitazione (perché single, perché separata, perché vedova ecc.)

Negli ultimi 50 anni, in particolare, i processi socioculturali, demografici, legislativi, tecnologici hanno modificato drasticamente il modo di esperire il modello di famiglia, i rapporti affettivi e i legami di cura, ma a ben vedere, anche in epoca meno recente erano tutt’altro che rare forme di famiglia che oggi ci appaiono anomale e che vengono guardate con pregiudizio. Le famiglie monoparentali, con un solo genitore a crescere i figli, erano ad esempio frequenti anche in passato: oggi sono più spesso esito di separazioni e divorzi, in passato più spesso esito della morte di uno dei genitori.

La psicoterapeuta Lucia Montesi

Parlare genericamente di “famiglia” è difficile perché attualmente coesistono famiglie “tradizionali” eterosessuali (padre, madre e figli), famiglie monogenitoriali con un solo genitore e i figli, famiglie omogenitoriali in cui la coppia è omosessuale, famiglie composte da coppie senza figli, famiglie ricomposte dopo separazioni e divorzi e frutto di nuove unioni, famiglie di una sola persona, famiglie miste multietniche.

La famiglia è un’istituzione che ritroviamo in qualunque società umana e in tutte le epoche, almeno nella sua forma nucleare (madre, padre e prole), ma allo stesso tempo, malgrado questa sua universalità, non viene ritenuta dalla maggior parte degli studiosi un fenomeno naturale, perché estremamente influenzata da fattori sociali e culturali che di volta in volta possono modificarla in modo drastico.

I fattori del contesto che nel tempo hanno modificato profondamente e plasmato la forma della famiglia sono numerosissimi, per citarne solo alcuni: industrializzazione, istruzione e lavoro femminile, evoluzione economica e produttiva, diffusione dei metodi contraccettivi, scollamento tra sessualità e procreazione, crescente visibilità di omosessualità, bisessualità, transessualità, introduzione del divorzio, procreazione medicalmente assistita, fenomeni migratori, religioni. Un continuo adattamento a nuove configurazioni che a loro volta trasformano  il rapporto tra uomo e donna, l’esperienza genitoriale, gli obiettivi personali.

Nel tempo sono cambiati il numero dei componenti della famiglia, il tipo di rapporto tra i membri, la struttura di potere che da piramidale e patriarcale è divenuta più paritaria. Nella prima metà del  1900 l’educazione era caratterizzata da regole rigide e incontestabili; il capofamiglia prendeva tutte le decisioni importanti e il rapporto con i figli era distaccato e poco affettivo, c’era poca attenzione agli aspetti psicologici della cura dei figli. Il tipo di rapporto alla base della coppia era un contratto economico, mentre oggi è regolato dagli affetti: cambiamento che da un lato permette di appagare i bisogni individuali, dall’altro rende la famiglia meno stabile perché basata su una base mutevole come l’affetto. Se in passato nella famiglia normativa i genitori potevano essere troppo rigidi e distanti emotivamente dai figli, oggi nella famiglia affettiva c’è più calore ma si perde maggiormente la funzione genitoriale di guida e limite. Ogni cambiamento porta con sé aspetti potenzialmente migliorativi o peggiorativi.

Se oggi la famiglia è vissuta come uno spazio intimo e privato in cui trovare gratificazione e in cui ci sono grande attenzione alle esigenze anche psicologiche dei figli e un rapporto più paritario tra i membri, con una maggiore collaborazione nella coppia, questo è il frutto di numerosi cambiamenti avvenuti nel frattempo nel contesto: separazione tra luogo di lavoro e casa (non era così nelle famiglie contadine), occupazione femminile, difficoltà di gestione dei figli per la coppia che lavora e conseguente maggiore parità nella cura dei figli, passaggio dalla visione dei figli come forza-lavoro a una visione dei figli come soggetti bisognosi di accudimento.

Di fronte ai continui mutamenti della famiglia, il rischio è di leggerli solo in chiave dicotomica normativo vs deviante, con pregiudizi che di volta in volta definiscono le nuove forme emergenti come deficitarie rispetto alle precedenti. Concezioni troppo rigide e univoche di famiglia sono anche la risposta di fronte a una perdita di certezze che genera insicurezza e timore, ma la crisi di un modello familiare e la sua trasformazione in un altro non significano necessariamente crisi della volontà di stabilire rapporti di amore e responsabilità tra le persone.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Per appuntamento tel. 339.5428950
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