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Emoji ed emoticon, cosa dicono di noi?

Il 90% degli utenti della Rete è solito usarli in testi scritti ed email. Alcuni studi hanno indagato come viene percepito dagli altri l'uso che facciamo di questi simboli e i possibili legami con la personalità

Le faccine sorridenti sono quelle più usate in assoluto, seguite dalle faccine tristi, dai baci e dai gesti con le mani. Emoji ed emoticon fanno ormai così tanto parte della nostra quotidianità (più del 90% delle persone le usa abitualmente), che quando riceviamo un messaggio che non le contiene, tendiamo a pensare che l’interlocutore sia arrabbiato o che ci sia comunque qualcosa che non va.

Molti usano i termini emoji ed emoticon come intercambiabili, ma c’è una differenza: le emoticon sono combinazioni di segni di punteggiatura (come questa 🙂 , che viene usata per indicare un viso sorridente), mentre gli emoji, introdotti successivamente, sono simboli pittografici, disegni che rappresentano volti, persone, oggetti e situazioni. Gli emoji sono l’ultima generazione di emoticon e hanno preso decisamente il sopravvento, consentendo di esprimere una gamma molto più ricca di significati.

Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

La prima emoticon, che metteva in sequenza due punti, un trattino e una parentesi, fu introdotta con lo scopo di far capire all’interlocutore il tono scherzoso del messaggio, mimando un volto che ride. La principale funzione con cui oggi usiamo questi simboli è infatti connotare emotivamente la conversazione e soprattutto imitare le nostre espressioni facciali ed esprimere i nostri stati d’animo.

Nelle conversazioni dal vivo l’espressione del viso non è un superfluo accompagnamento al contenuto verbale, ma è un elemento decisivo della comunicazione che può cambiare completamente il senso da attribuire alle parole. A maggior ragione, questo accade nelle conversazioni scritte tramite messaggi e chat, in cui perdiamo molti dati non verbali e rischiamo di fraintendere il senso delle parole. Il modo di scrivere che usiamo quando mandiamo un messaggio whatsapp o interagiamo sui social è inoltre diverso dal modo di scrivere che ci aspettiamo di trovare, ad esempio, quando leggiamo un libro o un articolo di giornale. Si tratta piuttosto di una forma di oralità scritta, uno scritto molto più simile al discorso parlato, in cui aspetti come l’espressione facciale o i gesti ricoprono un ruolo molto più importante. L’uso di emoticon ed emoji supplisce quindi a questa mancanza aiutandoci nella corretta interpretazione del messaggio.

Anche il nostro cervello ha imparato a “leggere” emoticon ed emoji. Si è osservato che le stesse aree della corteccia vengono attivate sia quando osserviamo un sorriso reale, sia quando vediamo il simbolo :-). Il nostro cervello ha insomma appreso che quella combinazione di segni rappresenta un volto sorridente, creando un’associazione tra quel simbolo e lo stato d’animo corrispondente, una reazione non innata ma appresa, creata dalla cultura, dal momento in cui abbiamo deciso per convenzione che quella configurazione significa “volto sorridente”. Interessante il fatto che , se il simbolo dello smile è voltato dall’altro lato, in questo modo (-: , l’area del cervello che riconosce i volti non si attiva più e percepiamo solo una serie di segni di punteggiatura.

Che effetto produciamo sugli altri scegliendo di usare certi emoji e non altri? Ed esiste una relazione tra personalità e uso di certi simboli? Tralasciamo i test del tipo “Dimmi che emoji usi e ti dirò chi sei” che si trovano sul web e che sono nulla più che giochini divertenti, e vediamo cosa ci dicono in proposito i pochi studi più rigorosi condotti sull’argomento. Alcuni sono ancora in corso, ma abbiamo già dei dati interessanti emersi da precedenti ricerche. Sappiamo intanto che la scelta degli emoji varia da un individuo all’altro e tende a rispecchiare i gesti che la persona compie abitualmente. Inoltre le persone che tendono maggiormente ad esprimere le emozioni, fanno anche un maggior uso di emoji, facendo emergere un legame tra personalità ed utilizzo di questi simboli. Sappiamo anche che le donne tendono ad usare più frequentemente emoji rispetto agli uomini e che li interpretano in modo più corretto, mentre gli uomini li usano meno, quasi solo per sottolineare il tono scherzoso del messaggio e principalmente quando conversano con donne.

Il fatto di accompagnare il testo con faccine ed altri emoji è di solito percepito positivamente, perchè interpretato come attenzione a far comprendere correttamente il contenuto ed evitare malintesi, perchè rende la conversazione più familiare, meno fredda e la arricchisce di un tono personale e intimo. Anzi, una ricerca ha rilevato che le persone che usano maggiormente gli emoji nelle chat finalizzate a conoscere un potenziale partner, ottengono più facilmente un appuntamento per un incontro e hanno una vita sessuale più attiva. Probabilmente questo accade perchè gli emoji comunicano informazioni affettive e creano un clima di intimità che facilita il passaggio all’incontro dal vivo.

Chi fa uso di faccine sorridenti e felici è percepito dagli altri come una persona più felice, aperta, creativa, gentile e responsabile e suscita un’impressione positiva. D’altra parte, un uso eccessivo di simboli di accompagnamento infastidisce ed è considerato segno di instabilità emotiva. Nel contesto lavorativo, soprattutto, un uso eccessivo può essere considerato poco professionale, troppo informale e confidenziale, soprattutto con persone che conosciamo poco.

Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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