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Disturbi dell’alimentazione tra gli adolescenti: quale aiuto dai genitori?

L'atteggiamento dei genitori può avere una grande influenza su questi ragazzi. Ma occorre fare attenzione ad alcuni aspetti. Ecco delle indicazioni per favorirne il superamento con la psicoterapeuta Lucia Montesi

I disturbi dell’alimentazione sono il problema di salute più frequente e più grave tra ragazze e ragazzi adolescenti nel mondo occidentale e necessitano di un trattamento specialistico, per evitare seri danni sia alla salute fisica che al funzionamento psicosociale. 

Attualmente i disturbi dell’alimentazione sono classificati in Anoressia nervosa, Bulimia nervosa, Disturbo da binge-eating e Disturbo evitante dell’assunzione di cibo e possono essere curati con diverse forme di psicoterapia. Gli approcci possono essere diversi a seconda dell’orientamento e coinvolgere in diversa misura e in differenti modalità la famiglia dell’adolescente che manifesta il disturbo, ma alcune indicazioni rivolte ai genitori possono essere valide in generale, a prescindere dallo specifico approccio scelto.

Il ruolo dei genitori

L’atteggiamento dei genitori ha un’influenza determinante, sia perché in alcuni casi può essere parte del problema, sia perché le ragazze e i ragazzi hanno bisogno  di sostegno, incoraggiamento, equilibrio e fermezza per affrontare un disturbo che causa intensa sofferenza. Diventa perciò indispensabile orientare i genitori verso quei comportamenti che possono favorire la risoluzione del disturbo e sostenerli perché non cadano preda dell’impotenza, della rabbia, della frustrazione.

I genitori di adolescenti con disturbi dell’alimentazione possono adottare diversi atteggiamenti che risultano controproducenti. Alcuni possono diventare eccessivamente protettivi e ostacolare, per paura, l’autonomia dei figli; possono arrabbiarsi, usare la forza per costringerli a modificare il comportamento alimentare, o fare prediche o suppliche (“Fallo per me, mangia!”), oppure ricatti; possono mostrarsi eccessivamente turbati, o invece negare il problema e fare come nulla fosse. La difficoltà sta proprio nel trovare un equilibrio, un giusto mezzo per incoraggiare senza forzare troppo, per essere emotivamente disponibili senza essere travolti e mostrarsi impotenti e disperati.

Il primo dubbio che tormenta i genitori è “Perché?”. Perché proprio la loro figlia, il loro figlio? È colpa loro? Hanno sbagliato qualcosa? Le cause alla base dei disturbi alimentari sono molteplici e non sono le stesse in tutti i casi. A volte comprendono dinamiche familiari disfunzionali, ma non sempre è così. Inoltre le dinamiche alterate possono comparire successivamente al disturbo e proprio come risposta al suo manifestarsi e al suo profondo impatto su tutti i familiari. I disturbi alimentari hanno poi la peculiarità di autoalimentarsi attraverso specifici meccanismi che, una volta innescati, tendono a perpetuarli anche al di là e a prescindere dalle cause originarie. Perciò non ha senso torturarsi nei sensi di colpa, piuttosto è bene chiedersi cosa si può fare ora per uscire dal problema, senza vergognarsi né di sé stessi, né del proprio figlio.

I disturbi dell’alimentazione devono essere affrontati prima possibile con l’aiuto di specialisti, senza temporeggiare o pensare che si tratti di un capriccio passeggero. I genitori possono pensare che sia una questione di volontà e pertanto chiedere ai figli di fare uno sforzo, ma il problema dei disturbi alimentari è che innescano dei circoli viziosi da cui poi non si riesce più ad uscire, anche volendolo.

Il cibo e i pasti

Il rischio che la tavola diventi una trincea è elevatissimo, mentre è fondamentale evitare che il cibo diventi il centro di tutta la vita familiare e motivo perenne di discussione e tensione. Il pericolo è che si parli (e si litighi) solo di cibo, perdendo di vista tutte le altre, comuni problematiche che rispecchiano le difficoltà dell’età adolescenziale e su cui è importante mantenere la comunicazione. Evitare che i pasti si svolgano in un’atmosfera pesante, quindi,  ingaggiando lotte per far mangiar un po’ di più, e controllando la quantità del cibo, a meno che non sia espressamente stabilito nella terapia.

I genitori dovrebbero evitare commenti critici sul comportamento inadeguato della ragazza o del ragazzo durante il pasto, ma limitarsi a incoraggiarli a portare avanti quanto hanno stabilito in terapia, anche se è difficile. Dopo i pasti, nel caso di condotte di eliminazione come vomito, uso di lassativi o esercizio fisico eccessivo, i genitori possono avere un ruolo (concordato in terapia con i ragazzi) nell’aiutare i figli a distrarsi con altre attività, per evitare di farvi ricorso.

I genitori dovrebbero fare in modo di ridurre gli stimoli che favoriscono la preoccupazione per il peso, per la forma del corpo e per il controllo dell’alimentazione, ovvero il nucleo centrale dei disturbi dell’alimentazione. Ad esempio, è preferibile che altri familiari non seguano diete ipocaloriche per motivi esclusivamente estetici ed occorre evitare di enfatizzare magrezza e controllo del peso nelle conversazioni familiari o negli stimoli presenti in casa, come riviste e libri. Anche tenere in casa grandi quantità di cibo-spazzatura costituisce uno stimolo ulteriore a eventuali abbuffate.

I genitori possono incoraggiare i figli ad affrontare il trattamento del disturbo, sostenendoli nel riconoscere l’esistenza del problema, con comprensione ma anche con fermezza. Il messaggio che deve passare è “capisco che per te è molto difficile, ma non permetterò che tu ti faccia del male”, senza arretrare sulla necessità del trattamento anche se la ragazza o il ragazzo minimizzano. Il percorso è lungo e i ragazzi hanno bisogno di sentire delle presenze ferme, calme e fiduciose.

I disturbi alimentari possono essere accompagnati da un’eccessiva tendenza al perfezionismo, da una bassa autostima, da difficoltà a relazionarsi con gli altri. Anche in questo i genitori possono essere d’aiuto evitando pressioni sulle prestazioni, trasmettendo il messaggio che non contano solo i risultati e i successi, aiutando i figli a valutare sé stessi in modo meno drastico e intransigente, evitando inutili paragoni con gli altri, fornendo per primi un modello di persone che si accettano e non sono eccessivamente critiche con se stesse.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
Per appuntamento tel. 339.5428950
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