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Benessere

Il ciclo vitale della famiglia e il rischio di psicopatologia

Ogni famiglia si evolve attraverso stadi che richiedono sempre nuovi equilibri. La difficoltà di adattarsi o il blocco nel passaggio a un nuovo stadio può tradursi in sintomi psicopatologici

Ogni famiglia compie nel tempo un cammino, un’evoluzione che la conduce attraverso varie fasi come la formazione della coppia, il matrimonio o la convivenza, la nascita dei figli e altri importanti momenti, fino alla vecchiaia e alla morte. Questo cammino è definito “ciclo vitale della famiglia” e in psicologia è un concetto fondamentale, perché legato anche all’origine e al mantenimento di sintomi o disturbi psichici. Infatti in ogni punto di transizione da una fase all’altra, più generazioni si trovano a dover cambiare insieme e quando c’è una deviazione o interruzione del percorso, possono comparire problemi o sintomi: la famiglia ha difficoltà a superare uno stadio. Ogni stadio richiede infatti un diverso funzionamento della famiglia, che deve adattarsi e riorganizzarsi e riuscire a gestire i nuovi compiti.

Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

La formazione di una nuova coppia è apparentemente un punto di inizio, ma è in realtà collegata alle famiglie di origine dei due partner che si scelgono. Infatti la scelta del partner non è completamente libera, ma è influenzata dal modello familiare appreso nella famiglia di origine, anche quando questo modello venga contestato. I condizionamenti familiari possono avere un peso diverso, e più la famiglia di origine è disfunzionale, più la persona potrà avere difficoltà nella formazione della sua coppia. Può accadere anche che non riesca a formare una coppia perché non si è sufficientemente separata dalla sua famiglia, che non possa allontanarsi perché la sua presenza è indispensabile a mantenere gli equilibri della famiglia di origine.

Quando la coppia consolida il legame con il matrimonio o la convivenza, si realizza l’incontro di due famiglie, ognuna con vicende, abitudini e caratteri diversi, e compaiono nuove figure parentali. La coppia si trova a doversi accordare su un gran numero di questioni e va rinegoziato il rapporto con le famiglie d’origine, creando delimitazioni flessibili intorno alla coppia: indipendenza, ma allo stesso tempo un certo grado di coinvolgimento con i parenti. Se la nuova coppia non riesce a stabilire uno spazio nuovo e proprio, può accadere che la nuova famiglia sia in realtà un prolungamento di quella di origine  e venga inglobata in essa, non potendo crescere e differenziarsi. Anche l’aiuto economico da parte dei genitori può diventare un ostacolo, se sottintende un patto che li autorizza a interferire nelle decisioni della coppia.

L’arrivo dei figli altera gli equilibri, suscita problematiche nuove e mette in discussione molti degli accordi precedenti. Rappresenta un evento irreversibile da cui non si torna indietro: anche se la coppia dovesse sciogliersi, si sarà per sempre genitori. I genitori devono creare uno spazio fisico ed emotivo per il bambino nel sistema familiare, riconoscerlo come persona autonoma e amarlo per ciò che è, piuttosto che per come potrà realizzare le loro aspettative. Avere un figlio può rappresentare il tentativo di rivitalizzare un rapporto spento, riempire il vuoto affettivo tra i partner, controllare il partner e legarlo a sé, chiudere un conto aperto coi nonni: in questi casi la relazione è disfunzionale e il figlio diviene il tramite delle comunicazioni tra gli adulti, con grave danno per la sua evoluzione e per la possibilità di divenire un individuo autonomo.
Con l’arrivo dei figli, le famiglie di origine rientrano in scena con le figure dei nonni ed è necessario rinegoziare di nuovo i rapporti, mantenendo intorno alla nuova famiglia un confine chiaro. La coppia ha anche il compito di coltivare uno spazio esclusivamente personale e di non essere completamente annullata nella dimensione genitoriale.

Quando i figli crescono, si realizzano le prime esperienze di separazione, ad esempio con l’ingresso a scuola. In questa fase, è più facile che compaiano contrasti sull’educazione dei figli e anche dinamiche disfunzionali in cui un genitore si allea con il figlio contro l’altro. L’adolescenza dei figli pone nuove sfide e la necessità di rinegoziare con loro un rapporto più paritario. Allo stesso tempo, coincide per i genitori con un primo bilancio della propria esistenza, con il fare i conti con aspettative deluse e progetti non realizzati.

Così come i figli devono emanciparsi dai genitori, anche i genitori devono emanciparsi dai figli e riorganizzarsi quando essi se ne vanno. È il momento del distacco ed è un nodo critico, il passaggio in cui più spesso si manifestano sintomi psichici nei figli. A volte infatti genitori e figli non riescono a sopportare l’angoscia della separazione e un sintomo può avere la funzione di mantenere il figlio nella famiglia. Tipicamente, il sintomo invalida il figlio così che la famiglia è “costretta” a prendersene cura. Questo stadio del ciclo vitale è particolarmente faticoso perché i genitori devono affrontare anche l’invecchiamento e la morte dei propri genitori. Il rapporto si capovolge, ora sono gli anziani genitori ad avere bisogno di essere accuditi, e solo quando l’individuo ha potuto emanciparsi dai genitori è in grado di permettergli di invecchiare, di accettarne la fragilità e prendersene cura. La morte dei genitori rappresenta un’irruzione della morte vicino a sé e conduce a un nuovo bilancio esistenziale.

Anche il pensionamento costituisce un punto critico, perché viene meno il ruolo professionale e sociale e con esso una serie di abitudini e di rapporti sociali. Come incide sulla coppia e sulla famiglia? Il pensionamento comporta un consistente aumento del tempo che i partner si trovano a passare insieme e altera un consolidato equilibrio di responsabilità. La presenza di nipoti da accudire può catalizzare le energie e costituire nuova fonte di motivazione. Può accadere che uno dei membri della famiglia sviluppi un sintomo psicopatologico in coincidenza con il pensionamento di un altro, in modo da restituire a quest’ultimo un ruolo importante e anzi indispensabile: aiutarlo a guarire.

La possibilità di una “buona vecchiaia” dipende da un bilancio soddisfacente della propria esistenza, da una vita interiore ricca, dalla capacità di alimentare ancora uno spazio privato per la coppia. Si pone la sfida di affrontare l’esperienza della vedovanza, che ricapitola in sé tutte le perdite subite prima, e l’avvicinarsi della propria morte, con il confronto con un personale senso di realizzazione e integrità, o al contrario di frustrazione e disperazione.

La flessibilità nel cambiare i ruoli e nell’adattarsi ai nuovi compiti permette di gestire e assimilare i numerosi cambiamenti che il ciclo vitale comporta. Quando questo non avviene, la psicoterapia aiuta a capire cosa abbia portato all’impasse o al sintomo e a sviluppare modalità più sane.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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