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Asessuali: vivere bene senza sentire il bisogno del sesso

Essere asessuali non è una malattia, né una scelta, ma un modo di essere che fa parte integrante dell'identità personale. Ecco da cosa è caratterizzata l'asessualità

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(Foto da Pixabay di JayMantri)

L’asessualità è caratterizzata da assenza di attrazione sessuale verso un partner di qualunque orientamento sessuale e da un disinteresse verso le attività erotiche di coppia: la persona asessuale non sente e non ha mai sentito nella vita nessun tipo di desiderio sessuale verso altri.
Tra le varie forme con cui può essere vissuta la sessualità, è certamente quella che suscita più perplessità e che a molti appare incomprensibile. Anche tralasciando l’ipersessualizzazione della nostra attuale società, dove sesso e seduzione sono onnipresenti, è comunque opinione comune che tutti desiderino fare sesso e che agiscano la sessualità in qualche maniera: viene dato per scontato. La sessualità è uno dei sistemi motivazionali primari e stupisce che nelle persone che si definiscono asessuali possa venire meno, perciò sono state considerate, e da molti lo sono tuttora, disturbate, malate o quantomeno bizzarre.

Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

Attualmente, l’asessualità viene considerata come uno dei possibili orientamenti sessuali di una persona, anche se non tutti concordano su questa interpretazione. L’orientamento sessuale è l’attrazione sessuale, amorosa ed emozionale verso un’altra persona, che sia del proprio stesso sesso (omosessualità), dell’altro sesso (eterosessualità), di entrambi (bisessualità), verso chiunque a prescindere da sesso e genere (pansessualità). Qualsiasi orientamento non è frutto di una scelta intenzionale, ma è parte dell’identità della persona e si manifesta già nell’adolescenza, e anche l’asessualità viene interpretata come un possibile orientamento, accanto agli altri, anche se meno frequente: la stima è che riguardi l’1-2% della popolazione.

Per capire cosa sia l’asessualità, è forse più semplice spiegare cosa non è:

Non è una patologia fisica o psicologica, non è dovuta a cause organiche o genetiche e non è una disfunzione sessuale: di fronte a stimoli erotici, le persone asessuali hanno gli stessi indici di attivazione fisiologica in termini di eccitazione. Dal 1994 è stata eliminata dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali ed è stata distinta dal Disturbo da desiderio sessuale ipoattivo. Rispetto a quest’ultimo, l’asessualità condivide la mancanza di desiderio sessuale, ma non c’è percezione di un disagio e la necessità di risolvere il problema: le persone asessuali non vogliono “guarire”, recuperare o migliorare il desiderio sessuale, ma vivono bene così. Inoltre, chi presenta un disturbo da desiderio ipoattivo riferisce una fase precedente di maggior desiderio, mentre negli asessuali questo non è mai presente. La mancanza di interesse non riguarda solo il rapporto sessuale, ma anche attività non genitali come baci e carezze.

Non è una fase temporanea, ma è una caratteristica stabile e duratura della personalità, presente sin dall’inizio, mai preceduta o interrotta da periodi in cui invece l’attrazione sessuale era presente. Non c’è un evento sfavorevole dopo il quale è avvenuta la perdita del desiderio: questo non è mai stato percepito.

Non è attribuibile ad una psicopatologia, ad esempio a depressione o ansia, a traumi e abusi che potrebbero inibire l’eccitamento sessuale, a disturbi della personalità. La ricerca di Brotto et al. del 2010 ha rilevato nelle persone asessuali una maggiore tendenza all’isolamento sociale, all’alessitimia (incapacità di riconoscere ed esprimere le emozioni proprie e altrui) e caratteristiche riconducibili alla personalità di tipo schizoide, caratterizzata da freddezza emotiva e mancanza di desiderio di relazionarsi con altre persone, ma ad un livello e intensità che non sono considerati patologici. Presentano più sintomi ansiosi e problemi interpersonali, aspetti di tipo autistico, inibizione sociale, ma per alcuni studiosi questo sarebbe la conseguenza dell’atteggiamento della società nei loro confronti, della stigmatizzazione, della non accettazione da parte degli altri e della difficoltà a trovare un partner simile o disposto ad accettare l’assenza di attività sessuale.

Asessualità non significa non avere relazioni amorose. Le relazioni che vivono le persone asessuali sono caratterizzate da tutto ciò che comunemente le relazioni comportano, ovvero intimità, vicinanza, condivisione, escluso il sesso. Tra gli asessuali, alcuni stringono legami sentimentali in cui l’attività sessuale non è mai praticata o lo è molto poco, altri non sono interessati né al sesso né a legami amorosi.

Asessualità non significa non praticare mai attività sessuale. Le persone asessuali possono sentire impulsi sessuali, possono praticare l’autoerotismo (anche se meno frequentemente rispetto alle persone non asessuali) e anche avere eccezionalmente rapporti sessuali, ma non provano attrazione sessuale verso altre persone e non considerano la sessualità una componente necessaria o importante di una relazione. La masturbazione è praticata in risposta a un bisogno fisiologico di “alleviare la tensione” ma sconnessa dalla sfera sessuale. Una persona asessuale può essere innamorata di un’altra persona, ma senza provare attrazione fisica e senza sentire il bisogno di praticare sesso: il desiderio è un desiderio romantico, ma non fisico.

Essere asessuali non è una scelta volontaria, non dipende da un divieto morale o religioso, non è qualcosa che si impone a sé stessi o la conseguenza di una incapacità di qualunque tipo: il disinteresse verso il sesso è semplicemente un dato di fatto che fa parte di sé, come avere gli occhi azzurri o i capelli castani. Essere asessuali non è vissuto coma una privazione o una rinuncia ma fa parte dell’identità dell’individuo, è un modo di sentire e di stare al mondo che non comporterebbe conseguenze negative, se non fosse per la mancata accettazione da parte degli altri.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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