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Benessere

Ansia e panico, che differenza c’è?

Si fa spesso confusione tra i due termini. Esiste un'ansia normale e una patologica fatta di senso di soffocamento, vertigini, sudorazione, tremori, formicolii, paura di morire o di impazzire

L’ansia è uno stato di apprensione dato dall’aspettativa di un evento futuro percepito come pericoloso. Di per sé non è una condizione patologica. Se resta ad un livello lieve o moderato, può anzi essere positiva e utile, in quanto ci aiuta a prepararci o proteggerci: ad esempio, l’ansia per un esame ci porta a studiare con impegno, l’ansia di ammalarci ci induce a fare controlli o adottare uno stile di vita sano. Quando l’ansia supera una certa soglia, quindi diventa troppo frequente, troppo duratura, troppo intensa, interferisce troppo con la vita quotidiana e causa una sofferenza soggettiva importante, allora entriamo nel campo della patologia e parliamo di disturbi d’ansia.

Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

I disturbi d’ansia sono catalogati nel DSM5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali usato in tutto il mondo, e tra essi è compreso il disturbo di panico, caratterizzato dal ripetersi di attacchi di ansia. Perciò, il panico, o meglio, l’attacco di panico, è una forma di ansia, un sottotipo compreso nel più ampio insieme dei disturbi di ansia. L’attacco di panico, rispetto agli altri disturbi in cui è presente l’ansia, si distingue perché si presenta in forma estremamente intensa, è infatti un periodo di pochi minuti in cui irrompono ansia, paura, terrore e dei sintomi fisici che allarmano molto, tanto da pensare di avere un attacco cardiaco: tachicardia, palpitazioni, dolore al petto, senso di soffocamento, vertigini, sudorazione, tremori, formicolii, paura di morire o di impazzire. Tipicamente, si pensa di avere un disturbo fisico che induce a sottoporsi a controlli medici che non danno alcun riscontro organico. Gli attacchi avvengono in modo inaspettato, in qualunque momento, senza un apparente motivo. Dopo il primo attacco, nasce la paura che se ne verifichino altri e questo può portare a evitare situazioni e modificare il comportamento.

Ma quali sono le altre forme di ansia oltre al panico? L’ansia può manifestarsi anche come agorafobia, ovvero la paura di trovarsi in spazi affollati, in coda, su mezzi di trasporto, in spazi dove la persona teme che possa verificarsi qualcosa di terribile e sia difficile fuggire o avere aiuto. Per scongiurare queste evenienze, la persona evita le situazioni, fino a ritrovarsi costretta a rimanere in casa.

L’ansia può presentarsi collegata a oggetti o situazioni specifiche e circoscritte, in questo caso si parla di fobie specifiche che sono potenzialmente infinite: ad esempio, fobia dell’aereo, dei cani, dell’altezza, del sangue… L’evitamento dell’oggetto è il comportamento con cui si cerca di proteggersi dalla paura.

Quando l’ansia riguarda la paura del giudizio degli altri si parla di ansia sociale, in cui la preoccupazione è di essere valutati negativamente, di fare brutte figure davanti agli altri, di essere impacciati, arrossire, di non riuscire a nascondere il proprio imbarazzo. Anche in questo caso si tende ad evitare ciò che spaventa, ovvero le occasioni sociali e le interazioni con altri. Una forma di ansia sociale è quella che si verifica nel mutismo selettivo, disturbo in cui la persona non riesce a parlare in situazioni sociali in cui ci si aspetta che parli, ad esempio a scuola o al lavoro.

Quando l’ansia riguarda il trovarsi fuori casa, lontano dalle figure familiari, da soli, oppure la paura che accada qualcosa ai propri cari, si tratta di ansia di separazione, con una difficoltà a stare da soli senza le principali figure di attaccamento.

Nel disturbo d’ansia generalizzata, l’ansia è presente sempre nei vari ambiti della vita quotidiana, con una costante preoccupazione per qualsiasi cosa, dalla famiglia, al lavoro, alla salute, al futuro, con uno stato di tensione e inquietudine costanti.

La psicoterapia più efficace per trattare l’ansia è di tipo cognitivo comportamentale e incoraggia la persona ad affrontare gradualmente ciò che la spaventa e a modificare convinzioni distorte e pensieri disfunzionali che portano all’ansia. Nel caso degli attacchi di panico, poiché spesso sono scatenati da sensazioni di per sé innocue che però vengono ingigantite temendo siano segnali di qualcosa di terribile che sta accadendo, e si tenta di reprimerle ottenendo l’effetto contrario, si insegna invece a modificare questa interpretazione catastrofica e a non lottare contro le sensazioni ma ad accettarle, ottenendo paradossalmente la loro scomparsa.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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