Animali e bambini, quando i cuccioli in casa sono due o più

Avere un animale in casa insegna al bambino a prendersi cura di un altro essere vivente

L’arrivo di un figlio sconvolge la quotidianità di una coppia, alle prese con orari e tempi a volte stressanti. Se a questo si aggiunge la presenza di un animale domestico le cose possono complicarsi a meno che i genitori non siano bene informati. Approfondendo la questione emerge che la convivenza non solo è possibile, prendendo qualche accorgimento, ma è consigliata soprattutto per i bambini. Ne abbiamo parlato con Francesca Paolini dell’associazione AgriCultura che nel nostro territorio promuovere la conoscenza della campagna, dell’agricoltura e della natura, attraverso percorsi didattici, visite guidate, giornate a tema, degustazioni e laboratori creativi con materiali naturali e di riciclo.

Bambini e animali, il rapporto è sempre positivo?

«Credo che il rapporto tra bambini e animali sia estremamente positivo, aiuta il bambino a relazionarsi con un altro essere vivente diverso però dagli altri bambini o adulti con cui è abituato a interagire. Lavorando in una fattoria didattica ho visto vere e proprie scene di panico di bambini di fronte a un gatto che si sfrega sulle loro gambe o a un cane che salta su, all’inizio rimanevo sconcertata. Sono abituata agli animali oltre che per lavoro, sono cresciuta con loro, ho sempre avuto animali in casa, però ecco appunto io sono abituata, ho sempre avuto relazioni con loro, si teme ciò che non si conosce, ciò che è diverso da quello cui siamo normalmente abituati».

Francesca, una laurea in Agraria all’Università di Ancona, perché è importante far stare insieme animali e bambini?

«Un sacco di genitori in questi anni mi hanno confessato di voler far fare ai loro figli esperienze in fattoria proprio per fargli superare certe paure. Avere un animale in casa poi, insegna al bambino a prendersi cura di un altro essere vivente: io ho un gatto e mia figlia di due anni e mezzo già prende il barattolo con le crocchette dall’armadio per dargli da mangiare oppure “tenta” di spazzolarlo, insomma ha già capito che un animale dipende da noi e va accudito. Riassumendo posso dire che questo rapporto aiuta a sviluppare un maggiore rispetto per l’altro, il superamento di paure immotivate e aumenta la responsabilità di un altro essere vivente».

In questo rapporto quali sono i comportamenti da evitare e quelli da incentivare?

«La prima regola è che l’animale non è un giocattolo ma un essere vivente! Purtroppo spesso capita che i bambini per eccesso di entusiasmo giochino in maniera un po’ irruenta con gli animali, finendo per tormentarli, come, ad esempio, quando vogliono tenerli in braccio a tutti i costi nonostante l’animale si divincoli, o quando lo rincorrono. Spesso è l’animale stesso che insegna al bambino a farsi rispettare: in questo è un maestro il mio gatto Tuky che non esita a allungare un morsetto a mia figlia quando vuole a tutti i costi visitarlo con i suoi strumenti da veterinario o il cane Luky della fattoria che avverte con un ringhio quando troppi bambini gli stanno intorno per accarezzarlo. Ben venga che il bambino giochi, accarezzi o coccoli l’animale ma sempre nel rispetto dei suoi tempi, esigenze e indole, sarebbe sempre meglio la supervisione di un adulto almeno fino ai sei anni d’età dei bambini».