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Adolescenti depressi, come aiutarli? Le cause e i consigli della psicoterapeuta

Psicoterapia, farmaci e atteggiamento dei genitori: tutti i possibili aiuti per dare sostegno a ragazzi e ragazze che soffrono di depressione

Nell’articolo precedente abbiamo visto quanto possa essere difficile riconoscere una depressione negli adolescenti, a causa delle peculiarità con cui si presenta. Oggi approfondiremo le cause dietro la depressione adolescenziale e i possibili interventi, sia in termini di trattamento specialistico, che di indicazioni da seguire in famiglia per aiutare ragazze e ragazzi a superare il disturbo.

Cosa c’è alla base della depressione adolescenziale? Non esiste un’unica causa, ma una combinazione di fattori che possono avere un peso diverso:

-L’ereditarietà: la tendenza alla depressione può essere ereditaria. La presenza dello stesso disturbo in altri membri della famiglia può far supporre una componente genetica.

Esperienze di vita e condizioni stressanti: ad esempio, perdite e lutti, abusi, violenza domestica, catastrofi naturali, conflitti familiari, malattie, disturbi mentali dei genitori, conflitti nell’ambiente scolastico, disturbi dell’apprendimento.

Difficoltà di separazione e svincolo dalla famiglia di origine: una depressione che blocchi la naturale tendenza dell’adolescente a esplorare il mondo fuori dalla famiglia e lo porti a ritirarsi in casa e nell’ambiente familiare, può essere il modo con cui la famiglia evita di affrontare l’autonomia e il distacco del figlio, vissuto come pericoloso.

Cause mediche (come i disturbi ormonali) o uso di sostanze possono scatenare o aggravare la depressione.

-La cosiddetta “triade negativa”: una visione di sé stessi caratterizzata da autocritica eccessiva, bassa autostima, senso di inadeguatezza; una visione degli altri e del mondo improntata a sfiducia e pessimismo.

-Le caratteristiche cognitive peculiari dell’adolescenza: nell’età adolescenziale gli stati emotivi  sono vissuti in modo particolarmente intenso e drammatico e al contempo lo sviluppo cognitivo non è ancora completato, mancando perciò la capacità di analizzare tali stati emotivi, di regolarli, di pianificare soluzioni ai problemi.

-L’attuale situazione dovuta alla pandemia: l’incidenza di depressione tra gli adolescenti è significativamente aumentata dall’inizio dell’emergenza sanitaria (­+30% di ricoveri per casi gravissimi), a causa dell’isolamento sociale, della solitudine percepita, della mancanza di stimoli, dell’interruzione della routine scolastica con conseguente senso di instabilità, dell’incertezza e angoscia dei genitori.

-Gli attuali modelli proposti da media e social network, con standard estetici e di performance irraggiungibili, di fronte a cui si esce inevitabilmente perdenti.

Lucia Montesi
La psicoterapeuta Lucia Montesi

Il trattamento della depressione adolescenziale può essere psicoterapico, farmacologico o entrambi, in base anche all’età e alla gravità dei sintomi e alla presenza del rischio di suicidio (in questo caso può essere opportuno anche un ricovero preventivo per motivi di sicurezza). Spesso nella depressione l’associazione di psicoterapia e farmaci produce il beneficio maggiore, perché il farmaco, attenuando i sintomi, permette anche di aprire uno spazio in cui poter lavorare sulla consapevolezza di ciò che è alla base dello stato depressivo e di cominciare ad attivarsi per il cambiamento.

La psicoterapia della depressione aiuta a diventare consapevoli dei pensieri negativi rigidi su di sé, sugli altri e sul futuro e a sostituirli con altri più flessibili e funzionali. Incoraggia inoltre ad attuare graduali cambiamenti contrastando l’inattività e l’isolamento sociale. In caso di difficoltà di svincolo e individuazione, può rivolgersi a tutta la famiglia, per comprendere cosa blocchi l’uscita del figlio della famiglia.

Intervenire tempestivamente è molto importante, ma il problema è la difficoltà ad ingaggiare gli adolescenti in una psicoterapia o una terapia farmacologica, in quanto sono particolarmente riluttanti a riconoscere di avere un problema  e chiedere aiuto, temono di essere giudicati come diversi e come perdenti e inferiori. Diventa perciò controproducente spingerli a un consulto insistendo sul fatto che hanno un problema, è più utile piuttosto dire “Sono preoccupato per te”.

Cosa possono fare i genitori? Innanzitutto, ascoltare con attenzione, con partecipazione e senza giudizio, cercando di comprendere i motivi della sofferenza, e poi parlare apertamente, parlare dei sentimenti, della tristezza, esplicitare anche il tema del suicidio. Parlare del rischio di suicidio è un fattore protettivo, contrariamente a quanto si pensa comunemente. Il solo fatto di affrontare l’argomento, di chiedere se ci sono pensieri di questo tipo, o veri e propri progetti concreti, costituisce già un sollievo perché fa sentire accolti e compresi.

Chi sta accanto a una persona depressa, spesso in buona fede cerca di incoraggiarla con frasi come “Forza, mettici un po’ di buona volontà!”, “Non è così grave”, “Basta volerlo!”, “Pensa positivo!”. Tuttavia, sarebbe come dire a uno zoppo di metterci impegno per camminare: inutile, perché il deficit non dipende dalla sua volontà. Inoltre, queste parole suonano come rimproveri e peggiorano la condizione del depresso, che ha già un’opinione negativa di sé. Meglio allora un silenzio empatico, ascoltare mostrando di capire i suoi sentimenti e di condividerli e mantenendo la speranza. Quando i ragazzi  dicono parole come  “La vita fa schifo” o “La mia vita è inutile”,  occorre fermare l’impulso di controbattere dicendo che non è vero e di spiegarne razionalmente i motivi, perché ciò è perfettamente inutile e anzi dannoso, facendoli sentire  ancora più incompresi. Piuttosto, cercare di cogliere i sentimenti sottostanti e dire “Lo so che ora ti sembra così, ma insieme riusciremo a superare questo momento”, e assicurare che non li si abbandonerà.

I familiari  devono essere  alleati forti e collaborativi, un punto di riferimento stabile che rassicura il ragazzo che le sue paure peggiori non si realizzeranno. Tuttavia, devono anche prendere consapevolezza dei propri sentimenti e accettarli, sapendo che è normale provare paura, sconforto, rabbia, senso di colpa. É importante poter sfogare questi sentimenti con altre persone che siano di supporto: altri familiari, amici, o persone che condividono lo stesso problema.

Essere d’aiuto ai ragazzi depressi non significa lasciargli fare ciò che vogliono, o sostituirsi a loro nelle loro responsabilità. Si tende a controllarli continuamente a causa della propria ansia e del senso di colpa e impotenza, ma questo ha l’effetto contrario di avallare la malattia e mantenere la persona in quelle condizioni da cui si vorrebbe farla uscire. La persona depressa, di qualunque età, può invece continuare a essere produttiva e assumere le proprie responsabilità anche se è depressa, anzi, scopo di una terapia è proprio quello di accrescere le capacità del soggetto di agire nonostante la depressione.

I genitori possono incoraggiare a stabilire e organizzare le attività della giornata e della settimana, per contrastare la spirale dell’inattività assumendo  piccoli impegni quotidiani; possono incoraggiare  l’esercizio fisico, che può alleviare i sintomi della depressione; possono incoraggiare i contatti sociali in tutte le forme possibili, contrastando la tendenza all’isolamento che rinforza la depressione; possono trasmettere un senso di fiducia nel futuro e mostrare come  tollerare la frustrazione legata al particolare momento storico.

Dott.ssa Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta
Piane di Camerata Picena (AN)
Montecosaro Scalo (MC)
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