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Visso, quattro anni dopo il sisma. La storia di Stefano: «Per me qui c’è tutto»

«In questo periodo ci sono state anche tante sofferenze: la burocrazia, la neve, le persone che vivevano nelle Sae al freddo e al gelo e il fatto che Visso fosse un paese davvero bombardato» racconta il 35enne

Il negozio di Stefano Sabbatini dopo la scossa del 30 ottobre 2016

VISSO – «Avevo finito di ristrutturate la mia casa a Visso nel giugno del 2016 e due mesi dopo è arrivato il terremoto; ad agosto i danni non erano stati così gravi ma poi la scossa del 30 ottobre ha provocato delle lesioni e l’abitazione è stata classificata come B e abbiamo dovuto aspettare due anni per finire i lavori e poter finalmente rientrare». A raccontarlo è Stefano Sabbatini, 35 anni, di Visso. Aveva un negozio di frutta e verdura nel centro storico del comune montano con una storia lunga tre generazioni; il terremoto ha poi spazzato via tutto ma non la speranza e la voglia di reagire.

«Quando arrivò la scossa del 30 ottobre noi avevamo immagazzinato moltissima merce come ad esempio i marroni ma anche i fiori per il ponte di Ognissanti – anche perché era un periodo in cui c’era molto movimento a livello turistico anche grazie alla vicinanza con l’Umbria – e non potevamo non lavorare – ricorda -. Inoltre a Visso, oltre alla mia casa, avevo anche gli animali e una colonia di gatti che non potevano essere lasciati da soli. Dopo il 30 ottobre tutto era distrutto: la casa dei miei genitori, il magazzino dei prodotti. Io però non mi volevo muovere e mentre il paese veniva evacuato rimasi a Visso nonostante fossero stati staccati il gas e l’acqua. Sono rimasto lì fino al primo novembre quando poi è arrivato l’Esercito e insieme alla mia compagna siamo stati trasferiti a Tortoreto prima e a Potenza Picena poi».

Ma Stefano aveva deciso che non poteva rimanere lontano dalla sua Visso. «Tutti i giorni facevo avanti e indietro da Potenza Picena fino in paese perché molte persone avevano lasciato lì gli animali e insieme alle veterinarie davamo da mangiare a tutti – racconta Sabbatini -. Io volevo soprattutto ricominciare a lavorare e, come si dice spesso, sono “tornato al punto di partenza”. Mio nonno aprì infatti la nostra attività come un ambulante e sapevo di avere quella licenza per poter continuare quindi decisi di prendere un camion, lo ammodernai, lo misi a norma e iniziai a vendere da lì. Non è stato facile come dirlo anzi ci è voluto molto tempo ma la mia unica volontà era quella di tornare a Visso perché questa è la mia casa».

Il camion con cui Stefano Sabbatini lavorava

«In questi quattro anni però ci sono state anche tante sofferenze: la burocrazia, la neve, le persone che vivevano nelle Sae al freddo e al gelo e il fatto che Visso fosse un paese davvero bombardato – continua il 35enne -. Nel 2017 e 2018, in concomitanza con la consegna delle Sae, alcune famiglie sono tornate e Visso si è un po’ ripopolata. Un bel giorno passò di qui l’imprenditore fermano Enrico Bracalente (Nero Giardini) insieme a sua moglie e vedendo la situazione decise di donare al Comune, insieme a CariVerona, due strutture gemelle per i commercianti. Nella mia vita lo ringrazierò sempre perché davvero ci ha tolto dalla strada».

«L’Alto Nera è conosciuto ovunque e ognuno dei tre paesi ha la propria particolarità: Ussita per le attrazioni sportive, Castelsantangelo per quelle naturalistiche e Visso per quelle storiche che, con il sisma, sono andate completamente distrutte – continua Sabbatini -. Adesso arrivi e trovi un paese transennato e nonostante ci siano comunque i servizi il problema sta nel fatto che anche se la popolazione uscisse dalle Sae cosa potrebbe fare? Non c’è nulla purtroppo e molti preferiscono rimanere nelle loro “case” e così facendo si perde anche la socialità. Quest’anno a me e alla mia compagna è capitata la cosa più bella della vita e siamo diventati genitori; in quest’anno sono nati quattro bambini a Visso mentre sono morte 20 persone. Non c’è il ricambio generazionale e qui si rischia lo spopolamento».

«Le istituzioni dicono che hanno fatto molto per noi ma non si rendono conto in che stato di abbandono siamo; se siamo stati aiutati da qualcuno, questo qualcuno sono solo i privati – ha concluso il 35enne -. La verità però è una: anche se a Visso per tutti non c’è niente per me c’è tutto e non potrò mai andarmene».