Viaggio negli hospice, Loreto

Nato nel 2001 sulla spinta della Legge Bindi del 1999, l’hospice di Loreto si è da subito affermato come struttura di eccellenza in ambito regionale per la palliazione dei pazienti oncologici terminali. Realtà dove il malato terminale è al centro delle cure mediche per il controllo del dolore e viene accompagnato al fine vita attraverso un sostegno medico, psicologico e spirituale

Il dottor Alessandro Gambini e un'infermiera dell'hospice di Loreto

LORETO – Strutture dedicate alle cure palliative, gli hospice accompagnano i malati terminali nelle ultime fasi di vita. L’obiettivo è sottrarli al dolore, e migliorarne la qualità di vita attraverso un sostegno medico e psicologico molto qualificato.

“Un approccio che migliora la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare le problematiche associate a malattie inguaribili, attraverso la prevenzione e il sollievo della sofferenza per mezzo di un’ identificazione precoce e di un ottimale trattamento del dolore e delle altre problematiche di natura fisica, psicofisica e spirituale”. E’ questa la definizione di cure palliative data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il malato e la sua famiglia sono al centro di questi interventi. E nell’accompagnare il malato nel fine vita gli hospice svolgono un ruolo di prim’ordine, riuscendo a garantire trattamenti all’avanguardia nella sedazione del dolore. La Legge 38 del 2010 ha istituito la rete per le cure palliative, tuttavia non tutti i pazienti oncologici riescono ad accedere a questa tipologia di trattamento.

«L’Hospice è una risorsa importantissima e di eccellenza nelle Marche: è l’ambiente più qualificato nella fase di fine vita – afferma la dottoressa Rossana Berardi, primario della Clinica di Oncologia degli Ospedali Riuniti di Ancona – La nota dolente è il numero di posti letto insufficiente a coprire le richieste.  Come Clinica Oncologica abbiamo 20 posti letto di degenza per i malati oncologici in terapie attive, ma spesso non riusciamo a dimetterli perché dobbiamo attendere la disponibilità del posto in hospice, oppure l’assistenza domiciliare è impraticabile. Cambiando la società attuale aumentano anche le richieste di accesso in queste strutture, specie se i malati non hanno nessuno che possa prendersi cura di loro a casa».

 A LORETO IL PRIMO HOSPICE PUBBLICO DELLE MARCHE

Sono 230 gli hospice in Italia, dei quali 7 nelle Marche. Sono questi i dati dell’ultima stima effettuata dalla Federazione Cure Palliative. Nati sulla spinta dei finanziamenti stanziati dalla legge Bindi del 1999, gli hospice si sono affermati come l’espressione più qualificata delle cure di fine vita.

 

Malato, famiglia, equipe. Sono queste le parole chiave degli hospice. Realtà dove il malato terminale è al centro delle cure mediche per il controllo del dolore. Nato nel 2001 sulla spinta della Legge Bindi del 1999, l’hospice di Loreto si è da subito affermato come struttura di eccellenza in ambito regionale per la palliazione dei pazienti oncologici terminali. Tra i suoi fondatori il dottor Alessandro Gambini, medico di famiglia palliativista che insieme ad altri medici è stato il pioniere del progetto. Sorto inizialmente nei locali dell’ex reparto di ginecologia dell’Ospedale di Loreto, attualmente la struttura si trova al primo piano del nosocomio. «L’hospice di Loreto – spiega Alessandro Gambini – utilizza un modello operativo dove il rapporto medico-paziente è di 1 a 1: ogni medico segue un solo malato.  Abbiamo scelto questo modello perché rappresenta quello della medicina di famiglia».

Nelle 8 stanze dell’hospice i malati terminali affronteranno le loro ultime settimane di vita, seguiti da un ‘equipe multidisciplinare composta da medico, psicologo, infermiere, OSS, coordinatore infermieristico e coordinatore dei volontari.  L’ambiente cerca di ricreare uno spazio il più possibile familiare per far sentire il malato come a casa propria: c’è una cucina e uno spazio incontro per i familiari dove i volontari propongono attività socializzanti. Un’assistenza altamente qualificata e tecnologicamente all’avanguardia, quella fornita dagli hospice, che si differenzia da quella domiciliare. Due realtà molto diverse. L’assistenza domiciliare è sorta alla fine degli anni 80 sulla spinta delle prime associazioni di volontariato. «Nonostante l’assistenza a domicilio sembri la modalità migliore per il malato – precisa Gambini – in realtà è carente di quei servizi tecnologici presenti invece negli hospice. Inoltre nelle Marche è una realtà ancora poco sviluppata. Nell’hospice di Loreto abbiamo ricreato un ambiente familiare con assistenza tecnica elevata, che a domicilio non è pensabile di avere. In Italia gli hospice sono nati per la maggioranza da iniziative private di associazioni di volontariato, le strutture pubbliche sono ancora poche. Il problema è che non c’è  ad oggi una legge adeguata nè un corso di specializzazione. Il rischio è che quando i medici andranno in pensione non potranno essere subito rimpiazzati».

L’Hospice di Loreto ha una sua Fondazione che  si occupa della raccolta delle donazioni, ma che soprattutto è impegnata nella diffusione della filosofia della palliazione. «Una morte dignitosa dovrebbe essere un diritto di tutte le persone – commenta Gambini – Il medico deve essere in grado di dare una dignità alla morte.  Tuttavia siamo indietro perché la morte incute timore e dunque non se ne parla. La morte viene identificata come sconfitta della medicina invece non è così, si tratta di un evento naturale e ineluttabile». All’hospice di Loreto si accede tramite richiesta del medico di famiglia o dell’oncologo, oppure anche tramite una richiesta proveniente dalla famiglia. «Le domande effettuate sono sempre numerose e spesso superano le necessità di accoglienza – precisa il dottor Gambini – c’è una lista d’attesa, che non supera tuttavia la settimana. Le richieste vengono selezionate sulla base della gravità del tumore e della conseguente qualità di vita del paziente: i malati che hanno una necessità maggiore di terapia del dolore hanno la precedenza nell’accesso all’hospice». Mediamente i ricoveri presso la struttura di Loreto si aggirano sui 100 all’anno. La degenza media per paziente è di circa 24 giorni, mentre l’età media dei ricoverati è di 75 anni. Le patologie primarie più frequenti sono il tumore al polmone, colon, pancreas e stomaco.