Urbino, convegno sulle mafie. «Condizioni favorevoli anche nelle Marche»

Il relatore Federico Varese ha spiegato come le organizzazioni criminali si trapiantino in altri territori. Tra i fattori quello dell'edilizia. La Dia: «Attenzione alla ricostruzione»

Il relatore Federico Varese e il rettore dell'Università di Urbino Vilberto Stocchi al convegno sulle mafie nelle Marche
Il relatore Federico Varese e il rettore dell'Università di Urbino Vilberto Stocchi al convegno sulle mafie nelle Marche

URBINO – Capire come le mafie si spostino e trovino terreno fertile in altri territori che non sono quelli di origine. Ne ha parlato Federico Varese, professore di criminologia a Oxford oltre che scrittore ed esperto di criminalità organizzata internazionale, nel convegno “La dimensione internazionale delle mafie“.

«Ho cercato di spiegare come le organizzazioni criminali si trapiantino in territori non tradizionali grazie al commercio e alla produzione – sottolinea Varese – Ma c’è anche un terzo fattore, quello del governo del territorio. Quando avviene il trapianto delle mafie? Ci sono fattori non intenzionali come il fatto di scappare dalle guerre di mafia e dalla polizia, ma anche fattori esterni favorevoli. Soprattutto quando c’è un importante cambiamento dell’economia locale. In particolare il mercato edilizio immobiliare è un elemento propulsore».

Qui interviene il cosiddetto governo del territorio. Da un lato gli imprenditori chiedono liquidità e le mafie sono pronte a darle ed entrare nella società. Diverse inchieste hanno dimostrato la presenza della ‘ndrangheta in Lombardia, soprattutto legata al mondo dei cantieri.

Ma c’è anche un altro aspetto. «Le mafie si assicurano che gli imprenditori facciano cartello e non si facciano concorrenza tra loro. Ho studiato un fenomeno interessante a Bardonecchia dove negli anni ’70 furono concesse diverse licenze edilizie grazie a un personaggio legato ai clan».

Dopo un focus su mafie messicane, russe e greche si torna a parlare di locale. In particolare con riferimento alle Marche. Varese spiega: «C’è da sapere che non ci sono territori immuni dalle mafie. Ci sono condizioni favorevoli che si possono riprodurre anche nelle Marche. L’omicidio avvenuto a Pesaro la notte di Natale del pentito di ‘ndrangheta è molto significativo a riguardo. Occorre avere le antenne sempre alzate».

Del resto anche l’ultimo rapporto della Dia, la Direzione investigativa antimafia dice chiaramente: «Il territorio marchigiano, caratterizzato dalla presenza di poli economici di produzioni agricole di eccellenza, di impianti industriali ed artigianali che si distinguono per l’elevata propensione all’innovazione tecnologica, oltre che per le strutture turistiche del litorale e dell’entroterra, rappresenta una zona di interesse della criminalità organizzata, sia per il reinvestimento di capitali che per il traffico stupefacenti».

In particolare «L’attenzione delle con-sorterie potrebbe rivolgersi anche al settore degli appalti pubblici, connessi alla ricostruzione dei centri abitati interessati dal sisma del 2016 e ai progetti di potenziamento ed ammodernamento di importanti infrastrutture stradali. A tal riguardo è opportuno sottolineare che il settore è oggetto di particolare attenzione da parte della Dia».

L’analisi dei dati pubblicati dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata fornisce riscontro dell’infiltrazione del tessuto economico locale. I dati indicano che, allo stato attuale, sono in atto le procedure per la gestione di 37 immobili, mentre altri 19 sono già stati destinati. Pesaro è la provincia marchigiana con più beni confiscati alle mafie: 11 concentrati tra Isola del Piano e Fano.