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Loreto, tra fede e cultura

In Italia il turismo religioso produce un introito pari a quattro miliardi circa di euro annui. Nelle Marche, la città mariana, è tra le mete privilegiate dai pellegrini che la scelgono solo dopo Roma e Assisi

La Santa Casa di Loreto

LORETO – In Italia il turismo religioso produce un introito pari a quattro miliardi circa di euro. Nelle Marche accanto ad Ancona c’è una delle mete privilegiate dai pellegrini per il culto mariano, Loreto, che dopo Roma e Assisi è tra le prime mete del turismo religioso a livello internazionale. I cosiddetti “itinerari della fede” sono proposti anche dalla Pro loco cittadina che assicura il buon andamento delle visite, per cui Loreto ha goduto di un boom durante l’anno giubilare della Misericordia concluso nel dicembre scorso.

Che cosa chiedono i pellegrini quando arrivano a Loreto e cosa vogliono vedere lo racconta l’ufficio Iat (Uffici Informazione e Accoglienza turistica) che spiega come le comitive di fedeli cerchino i punti salienti del percorso proposto anche perché spesso le gite programmate sono da “toccata e fuga”, della durata di massimo due giorni.

Il percorso classico prevede la visita dei seguenti luoghi:

– basilica della Santa Casa che ospita: cappella dei duchi di Urbino, cappella polacca o del Sacro cuore, sagrestia di san Marco, sagrestia di San Giovanni, cappella del Battistero, sagrestia nuova o sala del Tesoro, basilica inferiore o cripta dei santi pellegrini.

– camminamenti di ronda;

– presepe di Benedetto XVI;

– Scala santa;

– museo “Antico tesoro”.

Vivissima nella mente di ogni pellegrino la storia che c’è dietro “l’arrivo” della Santa Casa di Loreto.

Il professor Giorgio Nicolini, direttore di Tele Maria, noto studioso ed esperto della storia della Santa Casa, che nell’ultimo ventennio ha pubblicato numerosi studi e realizzato molti servizi televisivi, ha dimostrato con documentazioni probative la verità storica delle miracolose traslazioni della Santa Casa di Nazareth fino a Loreto. Come è stato tramandato dalla tradizione e approvato dalla Chiesa per sette secoli.

«La Casa è stata calata dall’alto, le fondamenta sono rimaste a Nazareth – dice Nicolini -. Le analisi chimiche provano che la malta che tiene unite le pietre delle pareti, mai smontate, è vecchia di duemila anni e proviene dalla Palestina come loro stesse. Non è umanamente possibile smantellare una casa in poche ore e ricomporla a chilometri di distanza. Oggi non ci riusciremmo nemmeno con l’elicottero. Tra l’altro sono in possesso di documentazioni ufficiali firmate sotto giuramento, tutte approvate da Papi e Vescovi con il benestare della scienza, molto importanti e del tutto inedite risalenti agli inizi del XIV secolo che attestano che tra il 1291 e il 1296 la casa della Madonna ha fatto varie tappe. Dapprima arrivò a Tersatto nell’ex Jugoslavia dove restò dal 9 maggio 1291 al 10 dicembre 1294. Da lì si “posò” proprio ad Ancona, a Posatora, e vi restò per nove mesi dal 1295. Fu da quella pianura che si spostò di nuovo nella selva della signora Loreta nella pianura sottostante Loreto, il cui nome deriva proprio da quello della signora, dove rimase per otto mesi tra il 1295 e il 1296. Si mosse di poco poi per sistemarsi sul campo di due fratelli di origini nobili di cognome Antici che abitavano sul colle lauretano o monte Prodo, dove restò per quattro mesi, dall’agosto al dicembre del 1296. «Il via vai di pellegrini e di denaro di ex voto causò anche discordie tra i due consanguinei che arrivarono ai coltelli ma prima che il Papa potesse dirimere la causa la Casa traslò di nuovo e alla fine del 1296 si spostò sulla pubblica strada dove ancora oggi si trova, sotto la cupola della Basilica».