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Tempi duri per l’artigianato

Silvano Dolciotti, neo presidente del comitato Jesi-Fabriano di Confartigianato, fa il punto sulla situazione economica del territorio: «Dobbiamo valorizzare l'imprenditorialità locale, rafforzare le reti di impresa e puntare sull'export»

Silvano Dolciotti, presidente del comitato Jesi-Fabriano di Confartigianato

JESI – Tempi ancora duri per il comparto dell’artigianato. A evidenziarlo è  Silvano Dolciotti, il nuovo presidente del comitato territoriale di Confartigianato Jesi-Fabriano. «La crisi da emergenza è purtroppo diventata condizione strutturale. Per questo si profila sempre più l’urgenza di mettere a sistema una serie di interventi a supporto delle piccole imprese», spiega l’imprenditore, socio fondatore di Center Tecnica, azienda leader nella stampa digitale di piccolo e grande formato, nella vendita di prodotti per l’ufficio e articoli per il disegno.

Dolciotti, prima di addentrarci sulle problematiche territoriali, le chiedo un commento su questa nomina..
«È per me un grande onore assumere questo incarico e sono grato per la fiducia che mi è stata accordata. Sono certo che insieme al nuovo gruppo dirigente riusciremo a fare un buon lavoro nell’interesse della Vallesina e del Fabrianese. Intendiamo dare il nostro massimo impegno per una visione di futuro del territorio e per indicare le traiettorie sulle quali lavorare in un progetto di sviluppo che ci veda protagonisti anche in un dialogo proficuo e costante con le Istituzioni locali».

Com’è la situazione dell’artigianato nelle Marche e, in particolare, a Jesi e Fabriano?
«Sono ancora tempi difficili per il comparto. Nel 2016 nella regione Marche sono state 2.720 le imprese artigiane iscritte e 3.678 le cessazioni con un  saldo negativo per 958 unità, in peggioramento rispetto al saldo del 2015, pari a -897. La dinamica delle imprese si traduce in un tasso di crescita del -2,0%; era -1,9% nel 2015. Non va meglio nei territori. Nella Vallesina nello scorso anno sono nate 130 imprese artigiane, 151 le cessazioni, con un saldo di nati-mortalità negativo (-21). Nel Fabrianese nel 2016 hanno chiuso 89 aziende artigiane a fronte di 69 iscrizioni, per un saldo in negativo di -20».

Come lasciarsi definitivamente alle spalle questa crisi?
«La crisi da emergenza è purtroppo diventata condizione strutturale. Per questo si profila sempre più l’urgenza di mettere a sistema una serie di interventi a supporto di artigianato e piccole imprese. Ribadiamo le misure che riteniamo tra tutte prioritarie: la riduzione della pressione fiscale, il sostegno all’innovazione e all’internazionalizzazione, un accesso al credito adeguato, la sburocratizzazione. Al fine di conseguire questi obiettivi si rendono necessarie inoltre sinergia e strategie forti che puntino alla valorizzazione della imprenditorialità locale, a un rafforzamento delle reti di impresa, all’export».

Cosa sta facendo la Confartigianato a supporto delle imprese e cosa intende fare in futuro?
«Per essere sempre più vicini alle esigenze delle imprese e per aiutarle a superare le criticità del momento, stiamo operando una razionalizzazione e potenziamento dei servizi, al fine di renderli ancora più efficienti ed efficaci. A fianco di quelli tradizionali, Confartigianato offre nuovi e innovativi servizi di fondamentale importanza, che vanno dal CRM al controllo di gestione, all’innovazione, alla digitalizzazione, il tutto anche grazie al fondamentale apporto dell’Università Politecnica delle Marche, nostro partner scientifico con cui da anni è attivo un protocollo di collaborazione. La nostra Associazione continua a crescere e daremo continuità a questa grande attività arricchendola anche di nuove progettualità nel welfare e nell’uso delle nuove tecnologie».

Cosa chiede la sua Associazione alla Regione e al Governo?
«La nostra economia è stata colpita in modo molto importante dalla crisi, soprattutto  nei settori più tradizionali che maggiormente hanno risentito del calo dei consumi interni. Una situazione di emergenza richiede misure di emergenza. Di particolare importanza saranno quindi gli interventi volti a rilanciare gli investimenti delle imprese con specifici interventi anticiclici. In un contesto nazionale ed internazionale segnato dal perdurare della crisi, non sono più rinviabili politiche economiche e di sviluppo finalizzate a rafforzare il sistema delle imprese. Quello che chiediamo sono azioni che si fondino sul nostro modello di sviluppo, basato sulla centralità della piccola impresa, in quanto fonte di crescita, reddito, ricchezza e lavoro».