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Tecnowind, le banche dicono due “no”

Gli istituti di credito hanno bocciato le proposte avanzate da proprietà e CdA dell'azienda fabrianese. Si fa largo l'ipotesi di concordato preventivo. Dopo una riunione fiume a Fabriano, si trova l'accordo: 1.500 euro, in tre rate, ai lavoratori. Sciopero revocato

La sede degli uffici della Tecnowind a Fabriano
La sede degli uffici della Tecnowind a Fabriano

FABRIANO – Posizione rigida e netta, quella del pool di banche creditrici nei confronti della Tecnowind di Fabriano. L’incontro di ieri mattina, 14 marzo, svoltosi a Milano con la proprietà e il CdA dell’azienda fabrianese che produce cappe aspiranti, gli istituti di credito e i rappresentanti del Fondo di investimento area Euro, non avrebbe dato i frutti sperati. Oggi, a partire dalle 12:15, riunione fiume a Fabriano fra i componenti del CdA Tecnowind, i rappresentanti sindacali e i lavoratori. Le parti si stanno ancora confrontando e alle 20 di oggi, lo sciopero dei lavoratori è stato revocato. Si è trovato l’accordo per un pagamento in tre rate, da 500 euro ciascuna, che andranno a coprire, per buona parte dei lavoratori, il complessivo degli stipendi che avanzavano.

Sono ore di febbrili trattative per scongiurare il ricorso al concordato preventivo. La riunione a Milano non è andata bene. Le banche si sono dimostrate irremovibili.
La storia della crisi della Tecnowind parte da lontano. Esattamente dal 2007, quando è stata acquistata da un Fondo di investimento per 50milioni di euro. Anche se sono stati solo 20 i milioni di euro sborsati in contanti. Trenta milioni di euro sono stati contratti come debiti bancari per pagare i precedenti proprietari. L’azienda non aveva la capacità finanziaria per reggere un debito così grande.

Tecnowind

Le banche ne hanno incassati 20 di milioni, tra capitale e interessi, nel giro di quattro anni. Per pagare questi soldi, però, si è smesso di fare investimenti, con gli impianti che non sono stati più rinnovati dal 2007. E nonostante ciò, il debito bancario – visti anche gli interessi discutibili per il loro tasso elevato – era ancora pari a 24 milioni di Euro. La conseguenza di tutto ciò è stata che i ricavi sono ovviamente scesi.
Inevitabilmente è scoppiata una nuova crisi aziendale e la Tecnowind, a cavallo fra il 2012 e il 2013, è passata nuovamente di mano, acquistata dagli attuali proprietari di Adr. Il debito bancario è stato stralciato a circa 10 milioni. Ma, purtroppo, per i mancati investimenti negli anni precedenti sui beni aziendali, la Tecnowind era ormai un’azienda deteriorata. Nonostante ciò si è lavorato e i soci hanno investito circa 5 milioni di euro, di fatti bruciati per i mancati interventi di ristrutturazione che andavano effettuati. Ci si è sempre mantenuti sul filo del rasoio. Fino agli ultimi mesi del 2016. Un management aziendale che non ha gestito al meglio alcuni investimenti, unito a costi del CdA elevati, ha determinato una nuova e grave situazione di difficoltà.

Presidio davanti allo stabilimento di Marischio della Tecnowind

Nel dicembre del 2016, è stato nominato un nuovo CdA che si è dato subito da fare, bloccando i pagamenti alle banche per retribuire i dipendenti, circa 280 diretti. E, soprattutto, trovando un investitore istituzionale: un Fondo di investimento area Euro specializzato in situazioni del genere, che ha già effettuato, con successo, operazioni in Italia e non solo, con una solidità importante e in grado di assorbire l’operazione Tecnowind anche se fosse dieci volte maggiore, dando quindi sicurezza anche all’indotto. Da quanto trapela, pare, che siano pronti a investire in tutta questa operazione una cifra compresa fra i 6 e gli 8 milioni di Euro, sufficienti a invertire l’attuale trend aziendale, saldare tutte le spettanze ai lavoratori e ai fornitori, e dare una restante parte agli istituti di credito.

Eppure, questa proposta – presentata ieri mattina alle banche – è stata, di fatto, bocciata. Non ci vogliono rimettere più del dovuto solo gli istituti di credito, ma chiedono – in pratica – che anche i pagamenti nei confronti di lavoratori e fornitori debbano subire una decurtazione quota parte. Non solo. Hanno anche ribadito che non apriranno le linee di credito con lo “sconto” di parte delle fatture. E questo, nonostante, ci siano ordini per circa 10 milioni di euro, certi, in mano agli amministratori della Tecnowind.
Ricapitolando, i fidi non li riapro e i soldi non sono disposto a perderli solo io, questa, in estrema sintesi, sarebbe la posizione degli istituti di credito. Appare del tutto evidente che la proprietà è quasi obbligata al concordato preventivo. Così facendo, all’azienda dovrebbe essere concessa la “continuità produttiva” e si dovrebbero, quindi, poter evadere i 10 milioni di ordini.
Dalla tarda mattinata di oggi, ci sono trattative intense fra azienda, sindacati e lavoratori, per assicurare la continuità lavorativa. Ai lavoratori, che nel corso di tutti questi anni si sono mostrati estremamente responsabili, sopportando di tutto, è stato chiesto un ulteriore sacrificio, interrompendo lo sciopero che va avanti dall’8 marzo scorso, e, quindi, tornando al lavoro nel loro interesse. E i lavoratori hanno deciso di aderire a questa richiesta dopo che i rappresentanti sindacali hanno trattato l’accordo per il pagamento di buona parte degli arretrati.