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Assolto dal reato di riduzione in schiavitù, la condanna arriva per gli abusi sessuali

Otto anni e sei mesi di reclusione per il 32enne senigalliese: il caso scoppiò nel 2016 dopo la denuncia dei genitori di una ragazza che oggi è sua moglie

tribunale di Ancona
Tribunale di Ancona

SENIGALLIA – Dopo due anni di indagini e di processo, si è arrivati a una condanna per il 32enne senigalliese Alessandro Predieri accusato di alcuni gravi reati come la riduzione in schiavitù, la violenza sessuale aggravata, le lesioni e l’induzione al suicidio. La Corte d’Assise ha però ritenuto l’uomo colpevole solo di abusi sessuali verso l’ex compagna, assolvendolo dagli altri capi d’imputazione perché il fatto non sussiste.

La condanna è per otto anni e sei mesi di reclusione. Si chiude così un caso scoppiato nel 2016 dopo la denuncia da parte dei genitori di una ragazza, all’epoca dei fatti (il 2009) minorenne e oggi moglie dell’imputato. Il 32enne è difeso dagli avvocati Gilberto Gianni e Massimiliano Cornacchia, i quali hanno puntato sulla capacità di autodeterminarsi delle vittime per far cadere l’accusa di riduzione in schiavitù per cui il pm Paolo Gubinelli aveva chiesto una condanna a 5 anni e mezzo di reclusione.

Tra le vittime dell’uomo c’è anche l’ex compagna, anche lei all’epoca dei fatti minorenne: la condanna arriva proprio per gli abusi commessi su di lei.

Dopo quasi dieci ore di camera di consiglio, è arrivata la sentenza a cui hanno assistito sia i familiari e gli amici dell’ex fidanzata, costituitasi parte civile e rappresentata dall’avvocato Domenico Liso, sia i coniugi Bertolini, genitori dell’altra ragazza Jessica, oggi moglie di Predieri, difesi dall’avvocato Roberto Paradisi.

In sede civile verrà stabilito il risarcimento per le parti, stabilito per il momento in una provvisionale di 30mila euro.