Centro Pagina - cronaca e attualità

Attualità

Si allarga il fronte dello sciopero fiscale: autonomi e partite Iva protestano contro le mancate tutele

Dopo la provocazione di Confcommercio Toscana, sorgono associazioni, community web che raccolgono migliaia di follower e anche un partito politico. Ecco cosa ne pensano i negozianti di Jesi

Immagine di repertorio di una recente protesta di commercianti

Commercianti e Partite Iva sul piede di guerra. Non ce la fanno più, non lavorano, non incassano e il governo centrale chiede il pagamento delle tasse. E loro proclamano lo “Sciopero Fiscale” come strumento di protesta per far ascoltare le loro istanze, chiedendo la cancellazione degli acconti Irpef, Iras e Irap che rappresentano la metà delle tasse a carico dei commercianti. Non basta l’allentamento delle misure restrittive del periodo natalizio, la Confcommercio Toscana tira dritto annunciando che 50.000 aziende consociate per protesta non pagheranno quelle tasse. E intanto esplode il malcontento, sorgono associazioni di autonomi e Partite Iva, community web che raccolgono decine di migliaia di follower e ora anche un partito politico dedicato alla difesa dei loro diritti in fase di costituzione.

Ma andiamo per ordine. La pandemia da Covid-19 picchia ancora duro, questo è stato ed è davvero un anno terribile e loro, i commercianti, hanno resistito come i difensori di Forte Apache e non intendono pagare quelle tasse, perché i pochi soldi che rimangono in cassa vogliono darli ai dipendenti, ai fornitori, e anche alle loro famiglie. Finora le proteste sono state civili, fatte solo di parole che non sono state ascoltate: infatti le scadenze fiscali non sono state prorogate, i contributi erogati sono considerati tardivi e insufficienti e la distanza tra le tutele riservate agli statali e ai dipendenti viene percepita ancora più abissale in questa fase dell’emergenza.

Gli animi si sono esasperati, molti esercizi commerciali restano chiusi ma lo Stato esige le tasse. Certo ci sono i grandi marketplace che gioiscono – come Amazon, Zalando e altri – perché i loro fatturati di vendita telematica e consegna a domicilio sono in crescita verticale. Ma la Confcommercio è composta per lo più da esercizi sotto casa.

LA PROVOCAZIONE DELLA TOSCANA
C’è una leader del movimento di protesta formato dalle 50.000 attività che chiedono lo sciopero fiscale, la presidente di Confcommercio della Toscana Anna Lapini: «Il governo deve cancellare queste tasse dell’anno in corso» chiede senza preamboli. «Forse il presidente Conte ha scambiato il nostro senso del dovere in sudditanza – prosegue – ma non è così, non siamo disposti ad abituarci a questa situazione senza reagire. Siamo rimasti a casa, abbiamo spento le luci delle nostre attività in silenzio, con un sacrificio enorme, abbiamo passato il nostro tempo ad organizzarci con le aziende, con le banche, con le scadenze. Invece di sostegni veri, il governo chiede al mondo delle piccole imprese un sacrificio troppo grande senza dare in cambio concrete misure compensative».

Anna Lapini presidente di Confcommercio Toscana

Sulla stessa linea il direttore Franco Marinoni che parla «dell’assoluta liceità dell’iniziativa che coinvolgerà le 50 mila imprese toscane». E dice: «Si tratta di un’azione di protesta collettiva che rientra nell’ambito dei diritti di cui agli articoli 18 (diritto di libera associazione), 21 (diritto di libera manifestazione di pensiero), 39 (diritto di libera organizzazione sindacale), 40 (diritto di sciopero) della Costituzione della Repubblica Italiana; non dimentichiamo che, sempre in base alla nostra Costituzione, sarebbe compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

LE MARCHE INVITANO A COMPRARE SOTTO CASA
Le argomentazioni e le proteste della collega toscana non sono condivise, almeno nei metodi, dal presidente di Confcommercio Marche Massimiliano Polacco che abbiamo raggiunto al telefono. «Tutti siamo impegnati per tutelare piccoli e medi commercianti e tutti siamo preoccupati – premette il presidente – ma lo sciopero fiscale paventato in Toscana resta un’iniziativa isolata e illegale, perché non pagare tasse e tributi è un reato. Inoltre a livello nazionale Confcommercio non prende neanche in considerazione l’iniziativa della Lupini». Prende le distanze quindi il direttore Polacco.
Sul fronte toscano, alcuni avvocati consultati da Confcommercio Toscana sottolineano la legittimità costituzionale dell’azione dello sciopero fiscale dei commercianti, anche se l’ente creditore del tributo non riscosso potrà comunque pretenderne il pagamento e comminare le relative sanzioni.
Per le festività natalizie Confcommercio Marche, attraverso una conferenza stampa, lancia la campagna pubblicitaria “Compro sotto casa”.

Massimiliano Polacco, direttore generale Confocommercio Marche

DALLA PROTESTA AL PARTITO POLTICO
Ristori immediati, blocco delle utenze e sostegno alle neo-imprese. Sono questi i pilastri dell’associazione nazionale “Partite Iva insieme per cambiare” che sta organizzando una serie di proteste in molte delle principali piazze italiane e iniziative provocatorie come “Se paghi in contanti ti rimborsiamo del 10%”. Ha l’ambizione invece di costituirsi come partito politico il movimento “Autonomi e Partite Iva di Eugenio Filograna”, il movimento che intende cambiare radicalmente le condizioni in cui fare Libera Iniziativa in Italia e il modo in cui è considerato il commerciante, spazzando via ogni pregiudizio nei suoi confronti. In entrambi i gruppi sono migliaia quelli che si dicono pronti ad aderire subito allo sciopero fiscale proposto dai colleghi toscani. Una protesta che sale dal basso quindi, alimentata dalla mancanza di tutele, dalla eccessiva burocrazia e dalla paura di non sapere cosa accadrà domani.

LA TOTALE PERDITA DI FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI
Abbiamo parlato al telefono con Davide Zannotti, titolare dell’Hemingway Cafè in piazza delle Monnighette a Jesi, chiuso fino a pochi giorni fa, a cui è arrivato il contributo del decreto Ristori anche se molte restano le criticità ancora irrisolte. «La cosa più grave di questo periodo è la totale perdita di fiducia nelle istituzioni. In una società moderna – afferma Zannotti – oramai fondata su investimenti sbilanciati nel futuro da parte degli imprenditori italiani sapere di non poter contare su uno Stato che difende chi crea occupazione è di una gravità immane. Le attività sono basate su mutui, affitti, spese generali, stipendi da pagare e Tfr che crescono, non poter contare su un sistema economico stabile ma soprattutto su leggi e comportamenti di chi comanda che proteggono chi sorregge l’economia di questo Paese è da rimanerne sbigottiti e seriamente preoccupati». Davide conclude ricordando numeri significativi: «In Italia 5.800.000 partite Iva sostengono 18.000.000 di posti di lavoro, i pensionati sostenuti dal welfare sfiorano i 16 milioni».

PAURA DI ESPORSI E VOGLIA DI LAVORARE
Abbiamo parlato anche con altri commercianti della Vallesina. «Non mettere il mio nome, per favore, anzi, non scrivere nulla di quanto ti ho detto. È un momento troppo difficile» è stata la risposta di quasi tutti. «Non pago gli acconti delle tasse in scadenza perché non ho il danaro, praticamente non lavoro da un anno» dicono altri. E quando chiediamo quanto hanno ricevuto dal governo come sussidi, le risposte sono state unanimi: «Irrisori. Vogliamo lavorare e possiamo farlo in sicurezza adottando tutte le precauzioni richieste», concludono desolati e arrabbiati. Sull’aderire all’ancora teorico movimento politico delle partite Iva silenzio assoluto. Sanno di che si tratta, ma salutano e riattaccano. Sono spaventati, arrabbiati e sperano che la pandemia si spenga, e possano riaprire i loro negozi. Sperano che l’anno orribile possa restare soltanto uno dei peggiori ricordi della loro vita.