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Sassoferrato, il punto sull’emergenza coronavirus con il sindaco Maurizio Greci: dati e prospettive

Manca solo un sassoferratese all'appello dei guariti. Intanto il primo cittadino ci disegna il quadro di questi mesi difficili. «I cittadini, nonostante la difficoltà della situazione, si sono comportati in modo esemplare»

Maurizio Greci, sindaco di Sassoferrato
Maurizio Greci

SASSOFERRATO – Chiusa quasi ufficialmente la fase più allarmante della pandemia da Covid-19 a Sassoferrato. Manca solo un sassoferratese all’appello per la guarigione, si spera. Da oltre un mese non si registrano ulteriori tamponi positivi e, quindi, i numeri della fase dell’emergenza possono essere considerati definitivi: 19 contagiati, tre decessi, 15 guariti (si aspetta trepidanti il sedicesimo) e complessivamente 140 persone in quarantena in questo periodo.

Sindaco Maurizio Greci, ha mai avuto un momento in cui ha pensato che potesse esserci a Sassoferrato un focolaio tale da non poter esser gestito?
«No, mai avuto una sensazione del genere: tutti i malati che mano a mano ci sono stati erano ben riconducibili a una situazione di contagio definita. Oltre a questo, la collaborazione continua con l’Ufficio di Prevenzione e Protezione di Fabriano ci ha permesso di tenere sempre monitorati tutti i casi e tutte le persone in quarantena, con controlli mirati da parte delle forze dell’ordine con cui sono stato sempre in contatto».

Come giudica il comportamento dei sassoferratesi nella Fase 1 e qual è l’invito che vuole rivolger loro per la Fase 2?
«I cittadini, nonostante la difficoltà della situazione che ha portato alla sospensione dei servizi alla persona (basti pensare alla gestione quotidiana dei bambini o degli anziani o delle persone disabili), si sono comportati in modo esemplare. Il lavoro di continuo controllo del territorio ha aiutato a far comprendere la gravità della situazione nei momenti peggiori. Adesso quello che chiedo ai cittadini è di fare ricorso a quello spirito di unità e di comunità che più volte si è manifestato durante il lockdown con bandiere tricolori esposte e inni nazionali cantati, dimostrando che non erano solo atti di retorica ma invece di un ritrovato senso di appartenenza e di voglia di uscire insieme da questa emergenza. Quindi ricominciamo a vivere la nostra vita consapevoli che le abitudini devono cambiare e lo dobbiamo fare per rispetto verso noi stessi e gli altri. Non ci possiamo permettere una seconda ondata di contagi e per questo dobbiamo essere bravi a rispettare le indicazioni che ci vengono fornite, pur nel tentativo di tornare progressivamente alla normalità. Quindi andiamo al bar, al ristorante, a passeggio, riprendiamo a fare sport, ma sempre seguendo le indicazioni e i protocolli che ci vengono forniti».

Che impatto avrà la pandemia sui conti comunali?
«Dal punto di vista economico, l’impatto sui conti comunali è in fase di valutazione e probabilmente si potrà analizzare in modo compiuto alla fine dell’esercizio 2020, anche alla luce dei provvedimenti governativi che sono stati presi e che verranno presi nei prossimi mesi».

E per le attività commerciali e pubblici esercizi?
«Le difficoltà per gli esercizi commerciali sono sicuramente legate ai mancati incassi del periodo di lockdown, al pagamento dei costi fissi che non è stato possibile azzerare e alla difficoltà ad accedere ai prestiti bancari nonostante l’impegno del Governo. Il rischio di chiusure definitive è sempre dietro l’angolo, anche se per adesso sembra che tutti abbiano la volontà e la forza d’animo di provare a ricominciare. Le condizioni di lavoro derivanti dalle prescrizioni anti contagio sicuramente rendono tutto più difficile sia a livello lavorativo che economico. Siamo comunque in continuo contatto con le associazioni di categoria e gli esercenti stessi per conoscere le difficoltà e le preoccupazioni, provando a intervenire per quanto possibile. È intenzione dell’amministrazione dare vita a un fondo importante per poter intervenire economicamente in aiuto delle attività che maggiormente hanno subito danni in questo periodo, andando anche a considerare le difficoltà operative attuali».

Come prevenire il forte disagio sociale?
«Per quanto riguarda l’aspetto di possibile aumento della povertà, ci siamo attivati da subito in accordo con le associazioni di volontariato operanti sul territorio per monitorare costantemente le richieste di aiuto, provando a rispondere a tutte nel modo più adeguato; abbiamo aperto una raccolta fondi dedicati all’erogazione di aiuti economici per acquisti di beni di prima necessità, gestiti in accordo con Caritas e San Vincenzo, che si è andata ad affiancare al provvedimento del Governo che abbiamo gestito invece a livello di Ambito Territoriale in modo omogeneo. Rimane ovviamente certa la volontà di tenere alta l’attenzione sul territorio per non lasciare indietro nessuno. Si sta lavorando per garantire l’apertura dei centri estivi, con tutti i nuovi vincoli dovuti ai protocolli di sicurezza da rispettare, ma consci dell’importanza di tale servizio per le famiglie».