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La faggeta di Canfaito invasa dalle auto. Baldini, Lac: «Sicurezza a rischio»

Il delegato della Lega Abolizione Caccia denuncia l'inquinamento della Riserva Naturale del San Vicino e il rischio di problemi in caso di eventuale evacuazione. Ecco cosa chiede

SAN SEVERINO MARCHE – Limitare l’affluenza delle auto alla faggeta di Canfaito per evitare inquinamento e problemi di evacuazione in caso di incendi boschivi. È quanto chiede la Lac (Lega Abolizione Caccia).

Complice il bel tempo degli ultimi weekend la faggeta che si trova nella Riserva naturale del San Vicino è stata presa d’assalto da «centinaia di auto e migliaia di persone» che si recano nel bosco per passeggiare.

Ad attirare così tanti visitatori in questo periodo, oltre alla bellezza dei luoghi, anche due fenomeni tipici della stagione: l’inversione termica che dando origine a fitte nebbie rende questi luoghi ancora più suggestivi, poi il cosiddetto “foliage” che in questi mesi colora le foglie degli alberi di mille sfumature.

La Lac, per voce del suo delegato regionale Danilo Baldini, però manifesta tutta la sua preoccupazione per l’impatto ambientale del grande afflusso di veicoli che si spingono fino all’ingresso della Riserva su un ambiente delicato e fragile.

«Lo scorso anno, sempre in questo periodo la Lac Marche insieme ad altre 12 associazioni ambientaliste ed escursionistiche, presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Macerata e alla Soprintendenza alle Belle Arti ed al Paesaggio delle Marche, denunciando proprio questa situazione insostenibile e avanzando una serie di richieste per una più corretta gestione e fruizione dei flussi turistici nell’area protetta – spiega Baldini».

Che prosegue: «Alcune di queste richieste includevano il posizionamento di sbarre all’ingresso e all’uscita della strada in prossimità del monumento di Canfaito, peraltro già presenti alcune decenni di anni fa e la conseguente chiusura del parcheggio interno alla faggeta o comunque un numero chiuso di ingressi, con il pagamento di un pedaggio giornaliero, il cui ricavato sarebbe poi servito a ripagare le spese di controllo e di gestione e fruizione dei flussi turistici nell’area protetta.

Chiedevamo anche lo spostamento dei bracieri al di fuori della faggeta, per evitare possibili rischi di incendio, anche a causa dei cambiamenti climatici che stanno determinando una scarsità di piogge in montagna e il prolungamento delle alte temperature fuori stagione. Per limitare l’affluenza delle auto a Canfaito, avevamo anche suggerito di bloccarle a valle, sia sul versante di San Severino che su quello di Matelica, non appena si fosse raggiunto un numero massimo tollerabile di auto sull’altopiano, come peraltro avviene in molte località montane delle Alpi. A distanza di un anno da queste ed altre nostre richieste, cosa è stato fatto di concreto? Praticamente nulla e ci ritroviamo quindi anche quest’anno nella medesima situazione emergenziale, con le automobili parcheggiate sui prati e in mezzo ai faggi e con un traffico praticamente paralizzato».

Tra le criticità evidenziate dalla Lac, inquinamento dell’aria, «danno e disturbo alle specie vegetali ed animali che vivono nella Riserva naturale» e «rischio per l’incolumità delle tante persone concentrate in uno spazio limitato e con una unica via di ingresso e di uscita, che renderebbe estremamente difficile e complicata una eventuale evacuazione dell’area, come pure l’accesso ai mezzi di soccorso, specie in caso di pericolo di incendio boschivo», lamenta Baldini.

«Se anche quest’anno l’Unione Montana Potenza Esino e Musone non prenderà provvedimenti per limitare l’accesso delle auto all’altopiano ed alla faggeta di Canfaito, come Lac Marche presenteremo un altro esposto alla Procura ed alla Prefettura di Macerata, stavolta per assenza a Canfaito delle condizioni minime di sicurezza e di garanzia in caso di pericolo o di evacuazione per rischio di incendio boschivo».