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Gestione dei rifiuti: il ruolo dell’Albo Gestori Ambientali delle Marche

Anche durante i mesi di lockdown la sezione marchigiana dell'albo, seguita dalla Camera di Commercio, ha garantito i servizi alle oltre 4950 imprese marchigiane del comparto

Giorgio Menichelli
Giorgio Menichelli

Tutte le imprese che effettuano la raccolta, il trasporto, il commercio e l’intermediazione dei rifiuti, nonché quelle che effettuano operazioni di bonifica dei siti e bonifica di siti e di beni contenenti amianto, hanno l’obbligo di iscriversi all’Albo Nazionale Gestori Ambientali

La Camera di Commercio delle Marche gestisce la Sezione Regionale di quest’Albo che vede iscritte un consistente numero di imprese impegnate in importanti attività di gestione dei rifiuti e riveste un ruolo centrale nel complesso sistema che regola la gestione dei rifiuti. 
Si tratta infatti di uno strumento di qualificazione delle imprese del settore, punto di riferimento e garanzia per tutti i soggetti coinvolti nel complesso sistema del ciclo dei rifiuti: innanzitutto le imprese che li producono, e che li devono affidare a soggetti qualificati, le amministrazioni pubbliche, gli organi di controllo e i cittadini.

In una nota della Camera di Commercio si legge: «Anche durante i mesi di lockdown, la sezione marchigiana dell’albo ha garantito i servizi alle oltre 4950 imprese marchigiane del comparto iscritte istruendo le pratiche regolarmente, lavorando in regime di smartworking e svolgendo le commissioni in modalità web conference. In quattro mesi sono state svolte 4 commissioni, elaborate oltre 250 pratiche e  realizzato  1 seminario MUD svolto in videoconferenza indirizzato con il coinvolgimento di quasi 100 partecipanti».

Il tema dei rifiuti è centrale per le nostre economie e per immaginare qualsiasi tipo di futuro.

Nel nuovo piano d’azione per l’economia circolare della Commissione Europea si legge che, nonostante gli sforzi compiuti a livello nazionale e di UE, la quantità di rifiuti prodotti non è in diminuzione: ogni anno nell’Unione le attività economiche generano complessivamente 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti, equivalenti a 5 tonnellate pro capite, mentre nello stesso periodo ogni cittadino produce quasi mezza tonnellata di rifiuti urbani.

Il presidente della Sezione Marche dell’Albo Gestori Ambientali Giorgio Menichelli spiega: «Nelle Marche, secondo gli ultimi dati elaborati da Ecocerved su fonte MUD Istat e Registro Imprese, il solo manifatturiero ha prodotto 802mila tonnellate di rifiuti, che vengono per la maggior parte dai settori Prodotti in metallo, mobile, carta e prodotti di carta e legno. Su un totale di quasi 4 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti, per un 44% c’è recupero di materia, il 23% viene trattato e stoccato prima del recupero mentre solo il 13% finisce in discarica. La nostra regione dovrebbe migliorare sul fronte recupero di materia (in Italia la percentuale supera il 55%). Il diritto dell’Unione in materia di rifiuti ha indotto notevoli miglioramenti nella loro gestione fin dagli anni ’70, con il sostegno di fondi dell’UE, ma occorre un processo di modernizzazione continuo per renderla adatta all’economia circolare e all’era digitale».

Come si legge nel documento della commissione, sarà proposto il riesame della legislazione dell’UE in materia di pile, imballaggi, veicoli fuori uso e sostanze pericolose nelle apparecchiature elettroniche con l’obiettivo di prevenire i rifiuti, aumentare il contenuto riciclato, promuovere flussi di rifiuti più sicuri e più puliti e assicurare un riciclaggio di alta qualità.

Secondo il presidente di Camera Marche Gino Sabatini «il tema dell’ambiente e di un’economia green non può essere sottovalutato e si lega facilmente a quello della digitalizzazione; l’emergenza economico sanitaria ha evidenziato come la maggiore attenzione alla salute collettiva non sia scindibile dalla tutela dell’ambiente. Obbiettivo è fare della nostra regione una grande area salutare, tecnologica e aperta al futuro e a tal fine è necessario che le azioni siano coordinate e capaci di coinvolgere anche le comunità più piccole. Tutto questo deve consigliare un cambiamento radicale all’interno delle nostre città senza distinguo costa e entroterra: è il momento di sanare la frattura esistente legando le città ai borghi con buona politica e sana tecnologia. In linea con la conferenza di Parigi sul clima e l’Agenda Onu 2030».